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IV
Egli ha una scure in mano
il nume mio fatale:
fronda non mette via
la pianta di mia vita,
che tosto a lei non sia
recisa da codesto
crudel genio del male.
La mira il tronco mesto
cadere non lontano
su ‘l vasto e lieto piano
de la gentil fiorita:
ei sol dolente e spoglio
la mira, e addura a forza
la sua cinerea scorza,
perché novel germoglio
non abbia sorte uguale.
Però non regna in vano
sopra la terra Aprile;
e a me noto e palese
è questo del bel mese
miracolo gentile:
ben che dal tronco sparte,
le frondi da per loro
mettono foglie e fiori,
molteplici, diversi,
nuovi spargenti odori;
né notte avvien che cada,
la quale in lor non versi
balsamica rugiada;
né passa un’ape d’oro,
che a sugger non s’arresti
dei calici il tesoro;
né sazia mai da questi
alcuna via si parte
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