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Pasqua di Gea - 1890

 

 

III


A l’avvenir, che ratto,
sfrenando i chiusi eventi,
irrompe nel passato,
conscî del nostro fato,
porgiam la fronte lieta;
e tutte, d’ora in ora,
co ’l nitido bicchiere,
con occhi fisi e intenti,
salutïam le larve,
le splendide chimere,
le vaghe passeggiere,
che seco in lungo ei mena
e vaporoso nembo,
piene di fiori il grembo.
Son elleno che fanno
del tempo la catena,
e vanno e vanno e vanno!
A chi per sempre sparve
de l’andar suo la meta,
a chi piú non s’allieta
di quest’umano inganno,
e gli altri indarno ancora;
venga la morte, e sia
senza compianti tratto
fuor che la nostra via.
Quando una volta ha morso,
crudele dipsa ascosa,
il dubbio - e infuso il fiele;
fonte non v’è di grazia,
né dàn limpidi rivi
un salutare sorso,
chè bere alcun non sazia
la sete velenosa.
Di Bacco e di Cibele
a tutt’onore e gloria
novella dendroforia
facciam noi oggi, o vivi.

 

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1890

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