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- Nel numero
28, Aprile 1909, della Riviera Ligure, questa poesia
risulta composta da quattro parti. Nel volume Fuori di
chiave furono raccolte la prima e la seconda.
LA MÈTA
3
Vuoi tu ch ’io
venga teco ove tu vai?
Triste andar
soli, estranei, senza mèta...
Il tempo, innanzi
a me, non si concreta
in un desio che i
piè mi muova. Andai
finora invan;
vuoi tu ch ’io venga teco?
vuoi tu ch ’io
segua un tratto il tuo cammino?
tu l ’arbitra
sarai del mio destino.
io ti verrò
dappresso come un cieco.
Oh amore, oh
dolce errore! Al mesto invito,
mi porse ella una
man, senza far motto.
Di qua, di là la
Bella m ’ha condotto.
poi m ’ha
lasciato, ed io mi son smarrito...
4
Chi sa, forse per
di là
potrò giungere
alla fine;
o di qua,
forse... chi sa!
Quanti sassi,
quante spine,
quanti fanno al
par di me!
Ci arrestiamo a
mezza via,
non sappiam bene
perché,
nel timore che
non sia
la via giusta: e
mai cosí
a destin non si
perviene,
camminando notte
e dí
il perché non si
sa bene;
ma è cosí...
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