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- Da La
Riviera Ligure, Febbraio 1904, n. 57.
TENUI LUCI IMPROVVISE
1. CROLLO
Rido se vedo un
bimbo che la mano
schiuda nel
vuoto,
credendo di
posarvi un qualche oggetto;
non rido piú se
noto
che a me pur
similmente accade
che nel vano del
tempo crolli ogni desio nascente,
ogni nascente
affetto.
2. PER VIA
— Lascia... Che
importa?
— No: resta! lo
voglio!
Sempre cosí,
sempre in me questa guerra
tra l ’Anima, del
ciel figlia, e l ’Orgoglio,
insolente monello
della terra.
3. GIRO TONDO
Le pagliuzze, i
relitti della via,
esposti alla
mercé di chi cammina,
hanno anch ’essi
nel mondo
il lor breve
momento d ’allegria:
viene un soffio
di vento e li mulina;
pajon bambini che
fan girotondo.
4. TRAMONTO
— Di foco all
’orizzonte il ciel si fascia,
lento al tramonto
il sole si riduce.
O tu che del
mister sforzi le porte,
guarda! Di qua le
tenebre egli lascia,
reca di là d ’un
nuovo dí la luce.
Ebben, chi sa?
forse cosí la morte.
5. CHE FAI?
Batte nel cuor di
tutti una campana;
ma della vita nel
vario frastuono
il dolce suono
nessun ne
ascolta.
Pure, talvolta,
d ’un tratto
giunge a noi come un ’arcana
voce profonda,
non udita mai.
È la lontana
chiesetta antica
dell ’abbandonata
nostra città... —
«Ave Maria... Ave Maria...» — Che fai,
anima sconsolata?
Lagrime amare ha
chi pregar non sa...
6. METAMORFOSI
— Vuoi darmi la
manina? Ti ci metto
un bacio. Or
serra il pugno, stretto stretto;
lesta, scappa se
no! —
La bambina,
stupita, il pugno strinse
e il bacio,
dentro, vivo, ci sentia.
Si rinchioccí
presso la mamma. Illusa
e intenta, finché
il sonno non la vinse,
mi guardò, mi
guardò,
tenendo al petto
la manina chiusa.
Nel sogno, un
uccellin ne volò via.
7. ALTALENA ABBANDONATA
Legati ancora,
qui, da quell ’anno
questi due vecchi
alberi stanno:
il vento passa,
agita appena
la fune lassa
dell ’altalena...
Alle volate, or
questo ramo
or l ’altro dava
un cigolio.
Noi ridevamo.
Poveri vecchi! al
folle brio
di noi bambini,
tristi piegavansi,
ma rassegnati.
— «Guarda oh, che
gli alberi
ci fanno
inchini!»
Li beffavamo,
noi brutti
ingrati...
8. DORMIVEGLIA
Giorni oscuri,
giorni stanchi!
tace l ’anima,
stupita
nella doglia
che le viene
dalla vita;
non sa piú quel
che si voglia,
non sa piú quel
che le manchi.
Rotte, fievoli
parole
alla bocca, non
pensate, vengon sole;
ed è il corpo non
curato,
senza requie
torturato,
che si duole.
Quante volte,
quante volte udii cosí,
trasalendo,
sospirare
nelle insonni
notti enormi
le mie labbra
aride amare:
Meglio, sí,
meglio assai
morir; ma dormi,
ora dormi.
9. SORPRESA
Mi parea, sú da
quei greppi scoscesi,
che fosser
pannilini di bucato,
gli arredi,
forse, d ’un bambino, stesi
su questo verde
tenero del prato.
Lapidi! Un
cimitero abbandonato...
10. INCONTRO
E ancor cammino,
senza destino:
non son vicino
e né lontan.
— Buona sera, mi
t ’inchino.
Sono la Morte e
ti porgo la man.
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