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- Da La
Riviera Ligure, Febbraio 1902, n. 36
PRIMO
RINTOCCO
Levo ogni
tanto dal guancial la testa
a spiar tra le
imposte. È bujo ancora.
Ma invan gli
occhi richiudo, che, già desta,
l ’anima
intorno tutto mi colora
della sua luce
tediosa e mesta.
Chi per il pan
sei stanchi dí lavora
oggi può ben
chiuder gli orecchi a questa
sveglia del
gallo che ha cantato or ora.
Ma per il mio
lavor mai non è festa.
Quantunque
irto mi sia di smanie il letto,
non vienmi
alcuno dalla vita impulso
a levarmi sí
presto, e l ’alba aspetto.
Libri di là m
’attendono: compulso
da vane forze,
il mio pensier dispetto
vi smania, sí,
ma fuor d ’essi piú insulso
spettacol m
’offre oggi la vita; in petto
cresce lo
sdegno che da lei m ’ha espulso,
né alcuna piú
m ’attira esca d ’affetto.
Don... - nel
silenzio batte una campana,
e il suon nel
bujo spandesi, ronzando.
Balzo ora e
sento un ’angosciosa e strana.
voglia d
’accorrer, come ad un comando;
ma non a
questa: a una chiesa lontana...
Ah, la rivedo!
mi chiamava, quando
andavo anch
’io, fanciullo, a messa: arcana
voce profonda,
che destava, ondando,
quell ’oscura
viuzza suburbana.
Tremar mi
sento in petto quella mia
fede ingenua d
’allora accesa ai ceri
che, nella
chiesa buja, una malía
diffondevano
insiem con gl’incensieri
fumanti e i
rombi della cantoria...
O donne
avvolte negli scialli neri,
che andate in
fretta a la chiesuola pia,
attossicato da
negri pensieri
è morto il
bimbo che con voi venia.
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