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Poesie sparse (1890-1933)

 


 

 

- Da Musica e Lettere, «periodico quindicinale d ’arte»,

  Milano, anni I, n. 2-3, 4 Febbraio 1900

 

L ’ASCENSIONE

(dal Faust di N. Lenau)

 

Per l ’arduo monte nel mattin fervente,

che lieto brilla e chiaro in oriente,

un animoso viatore, all ’alto

tendendo, via sú va di salto in salto.?

— «Fausto, che cerchi tu sú per codesti

gioghi? alle nebbie, ai dubbî tuoi funesti

furse sottrarti? T ’avvilupperà

pian pian la nebbia dell ’abisso là,

pur là, ne il dubbio sgombrerà la fronte.

T ’allieta nel fulgor che veste il monte,

nella figlia del sole anco t ’allieta,

nella pianta che vegeta quieta,

nella lodola alpina solitaria

e nei nevosi culmini che l ’aria

fendon felici! Il cuor l ’aura montana

ti faccia tremar lieto e tanta insana

tristezza sperda. Spegni il desir fiero

di strappare alle cose il lor mistero;

con Dio non t ’affrontar, non voler guerra,

mentre è tuo fato errar su questa terra,

la qual soltanto è luogo di desio.

Ciò che nel cuor ti giura amando Iddio

certo raggiungerai nell ’ideale

terra promessa, quando la mortale

spoglia con gioja alfine avrai dismessa!» —

Invano, invano! Le dimande in ressa

irruenti lo caccian senza posa

di roccia in roccia. E già con mano irosa

divelte al suolo ha molte piante, molte

pietre con furia e con ardor raccolte,

giú nella rupe stritolate, e insetti

con la man scrutatrice invan costretti

a svelargli il mister dell ’esser loro

ha sfracellati. Ora a una squilla, a un coro

pio che vien sú da la valle lontana,

tende ei l ’orecchio: il suon della campana

il canto sacro onda nel vento e vola

via dileguando. Su una fonda gola

quindi proteso, ei cosí parla: — «Oh come

mi sento or io! Tormento senza nome

m ’assal d ’un tratto. L’ultimo si spezza

fil della fede e il cor s ’infosca e abbrezza

al gelido spirar d ’un tenebroso

spirito. I suon ’ che salgon dal riposo

de la valle, qual grido aspro d ’affanno,

ferisconmi. Laggiú, laggiú se ’n vanno

i viator per il deserto e, quasi

in tenda di rifugio entro un ’oasi,

nella chiesetta prostransi e la Guida

invocano. Ma invan scongiura e grida

e impreca e piange questa brama vostra:

in nessun luogo il Duce vi si mostra!» —

E piú oltre, piú alto, a piú repenti

balze sospingon gl ’impeti irruenti

e la tristezza il fosco ospite della

montagna, dove salta sol la snella

capra selvaggia, disperatamente,

e divora il terror la via. Non sente

or ei piú de la valle i vaghi suoni;

ma cupi da lontan rimbomban tuoni.

Gli romoreggia or sotto un tempestoso

di nubi ammasso e ognor piú furioso

l ’aer balena e scroscia alle sue piante.

Giú nella notte grida egli esultante:

— « Come del ciel la tetra nuvolaglia

che invan sotto a ’ miei piè squarciasi e scaglia

lingue di foco, io vinsi, or cosí pure

sottrarmi dello spirito alle oscure

nebbie vogl ’io». — Ma un masso sotto il piede,

ecco, d ’un tratto, gli traballa, cede,

e giú seco il trascina. Una possente

man però lo ghermisce e dolcemente

lo depone sul ciglio d ’una rupe.

Negli occhi un torvo cacciator le cupe

sue pupille gli figge, indi s ’invola

girando l ’erta, senza far parola.

 

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Poesie

1890 - 1933

Poesie Sparse

da 

1.LA MASCHERA

2.SONETTI

3.LA FUNE

4.PIANTO DI ROMA

5.CANZONE DI FOLCHETTO DA MARSIGLIA

6.I SALTIMBANCHI

7.IL GLOBO

8.AI LONTANI

9.ANDANDO

10.LIETA

11.AMOR SINCERO

12.MARIANDIN GOGÒ

13.NOTTE INSONNE

14.LA VIA

15.ALBA

16.ESAME

17.APPRODO

18.TORNA, GESÚ!

19.PER LA PROSSIMA ESTATE

20.LAGO Dl LUGANO

21.ESAME

22.L ’INVITO

23.L ’ABBANDONO

24.SINFONIA RURALE

25.L ’ASCENSIONE

26.PIANTO DEL TEVERE

27.BRAVI VECCHIETTI

28.PRIMO RINTOCCO

29.CARGIORE

30.ALL ’ASTA

31.GLI OCCHIALI

32.ESAME

33.PRELUDIO

34.INVITO

35.EPIGRAMMA

36.TENUI LUCI IMPROVVISE

37.SOGNO EROICO

38.LA MÈTA

39.ESAME

40.Il COMPITO

41.CONVERSANDO

42.CONVERSANDO

43.SVEGLIA

44.SETTEMBRE

45.RITORNO

46.SENZA TITOLO

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