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Poesie sparse (1890-1933)

 


 

 

 

- Dal Marzocco,  18  Giugno 1899,

e da Noi e il mondo, 1° Gennaio 1914

 

L ’ABBANDONO

 

Tu che intender mi puoi, leggi e perdona

 

I

Intenderà, pensavo; oggi o dimani

intenderà: dietro il mio breve addio

la porta chiuderà con le sue mani.

 

Non staran certo eternamente assorte

l ’anime nostre nel primo desio,

mute a vegliar di questo amor la morte.

 

Forse la spingerà l ’ombra che lenta

avanza, sotto i nostri occhi, sul suolo,

o la fontana che giú si lamenta,

 

o qualche mio sospir non ben represso,

o il batter tetro del mio vecchio oriuolo,

la memoria d ’un favor concesso.

 

La porta chiuderà con le sue mani.

 

II

E le parlai cosi, piú d ’una volta:

 

Meglio che tu mi lasci al mio destino.

Misera meco non ti voglio. Ascolta.

Solo io prosegua il mio triste cammino.

 

Innanzi agli occhi miei pose la sorte

una meta lontana e tutta avvolta

di nebbie sí, che insidia par di morte.

 

Tra i dubbî or tu del mio sentier malfido

certo venir non puoi: tu, cosí fina

e candida, lasciare il tuo bel nido...

 

Piangi? Ebben, piangi. Io non dirò: Cammina!

 

III

Pur tu mi segui ancora, ombra dolente.

L ’oscura soglia dell ’oblio varcare

dunque non vuoi con le memorie care,

e sempre e ovunque mi starai presente?

 

Se di te la memoria affligger tanto

mi deve, ah meglio è forse ch ’io ritorni

teco a soffrir l ’antica pena e i giorni

stanchi e il tuo chiuso inconsolabil pianto.

 

E non piú questo avido assedio muto

di un ’ombra che mi spia, che tutto vede

entro di me pria ch ’io lo senta e chiede

di perpetuo compianto al cor tributo.

 

IV

Se con mano tremante (e già la mano

al pensiero mi trema) alla tua porta

battessi e all ’improvviso, aprendo piano,

tu mi vedessi innanzi a te nel vano

della soglia - stupita, incerta, smorta!

 

Odo del tuo stupore il grido: acuto,

breve. Degli occhi tuoi vedo lo sguardo

e il tremor delle labbra. Qual saluto

ti porgerei? Restar potessi muto!

e tu potessi intendere com ’ardo...

 

Come immemore tu dell ’abbandono

parlar dovresti, qual chi indulga. Intento

io rifarei l ’amor seguendo il suono

della tua voce. Tacito al perdono

risponderebbe certo il pentimento.

 

No, non verrò. Nel pallido tuo seno

è pure un cuore come il mio che geme,

un cuor che brama di lagnarsi, pieno

di lagrime, d ’angoscia, di veleno.

Verrei per tormentarci ancora insieme?

 

V

Quand ’io tornai d ’un altro amor già stanco

a lei che m ’attendea presaga e sola,

muto dinnanzi le restai, ma franco

fu quel silenzio, piú d ’ogni parola.

 

“Finalmente ritorni!” ella mi disse.

“Neppur m ’hai dato annunzio del ritorno...”

E su me le pupille intense e fisse

tenea nell’ombra. Già moriva il giorno

 

Ah come intanto mi stringea la mano!

D ’assedio m ’opprimean tutti i suoi sensi

spiandomi. - “Non parli?” - E invano,

invano di parlar mi sforzavo. - “A che mai pensi?”

 

Ed io pensavo. Ancora non le ho detto

la parola che attende. È come morta

la mia man nella sua, morto nel petto

il mio cuore per lei. Non se n ’è accorta?

 

Mi cinse a un tratto il collo, lievemente.

“Perché non m ’ami piú, perché?” - mi chiese.

Ed alitarmi in volto la dolente

voce sentii. Non pianse ella: mi prese

 

la testa e su le labbra arse la mia

bocca si strinse a lungo, a lungo, forte...

Ah, niun può dir che cosa atroce sia

baciar chi brucia, con le labbra morte!

 

VI

Accendi il lume nella stanza triste;

alle finestre il ciel grigio s ’oscura.

O con piacer la tua mestizia assiste

al morire del dí? Non hai paura?

 

Sei sola. L ’ombra già t ’avvolge densa.

Chi parla a te da un tempo ormai lontano?

lo t ’ho ingannata e abbandonata... Pensa

forse a questo il tuo cuor? Tu piangi invano.

 

Nulla io dar ti potea, piú nulla; e un bene

fu per te certo il mio tardo abbandono.

Tienti come uno scampo a ree catene

questo dolor: concedi a me perdono.

 

Senti quanta tristezza è nel cor mio?

Vedi in che notte il mio spirito è avvolto?

Libera sei! Ch ’hai tu perduto? Oblio

stendi su un sogno che sta ben sepolto.

 

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Poesie

1890 - 1933

Poesie Sparse

da 

1.LA MASCHERA

2.SONETTI

3.LA FUNE

4.PIANTO DI ROMA

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6.I SALTIMBANCHI

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8.AI LONTANI

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