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Poesie sparse (1890-1933)

 


 

 

 

- Dal Marzocco, 29 Novembre 1896,

  con l ’indicazione: Labirinto, Lib. IV, “Auspicî”

 

L ’INVITO

 

Di questo pan che tolgo a la mia mensa

tu dunque t ’accontenti? Io dar ti posso

ben altro: avrai quanto la mia dispensa

può darti. Vieni! Non guardarti addosso

i panni: ti vergogni? Entra con me:

siedi a la mensa mia! Saranno lieti

di provar le tue scarpe i miei tappeti...

Credi ch ’io voglia ridermi di te?

 

È troppo, dici. È vero, è troppo. Tu

non chiedi tanto, e non avresti mai

battuto a la mia porta, se da piú

giorni il lavor non ti mancasse ormai.

Io forse non so far la carità.

Ma non intendo offendere il pudore

de la miseria tua. Vorrei, col cuore

su le labbra, parlar di povertà,

 

conversar teco... Vuoi? Fra tanto insieme

desineremo: non ti guarderò,

tu mangia come sai. Quel che mi preme

di sapere è ben altro, e lo saprò

da le tue labbra. Vicolo e stamberga

ov ’abiti, m ’imagino: migliori

stalle han certo i cavalli dei signori:

la fame e il freddo la tua stanza alberga.

 

Tu scuoti il capo e guardi intorno. Ammiri

le lampade, le tende, la mobilia

e la mensa imbandita; poi rigiri

su me lo sguardo, e l ’occhio tuo s ’umilia

quasi istintivamente... Ma è cosí

ch ’io di te son piú povero! M ’ascolta:

tu non saprai comprendermi; ma è stolta

l’umiltà tua per questo lusso qui.

 

È vero, è ver: qui il freddo de l ’inverno

non entra: il fuoco arde da mane a sera;

ma un freddo tu non senti, un gelo interno

qui, tra questo tepor di primavera?

Hai un ’anima tu pure? Ebbene, io l ’ho

assiderata! Ahimè, per quanto foco

rifaccia nel camin, dentro alcun poco

venirmene o fratel, giammai non può.

 

Non vien da me, dal mio lavoro, questa

ricchezza che tu vedi. Il mio lavoro

senza compenso e quasi ignoto resta.

Ah, mi parrebbe un piccolo tesoro

 

quel che dai tuoi sudor ricavi tu,

se basta a farti vivere, anche male;

mentr ’io qui, senza questa abituale

ricchezza, non saprei vivere piú.

 

E a te riscalda l ’anima una fede,

ch ’io non discuterò. Vivo lontano

io d ’ogni fede e d ’ogni lotta. Vede

l ’anima mia forse tropp ’oltre? In vano

cosí l ’una che l ’altra alfin sarà...

Ma tu lotta, n ’hai dritto; avrai dimane

meno squallida casa e miglior pane...

Sarai pago? Oh no, mai! Ma non avrà

 

pace né tregua l ’anima dell ’uomo.

La lotta è oblio de ’ suoi tormenti veri.

Or la reggia ei rovescia e insieme il duomo,

diman rovescerà quello che jeri

edificò con tanto amor; finché

non chiuderà per sempre l ’ideale,

in grembo della morte ultima l ’ale,

ignoto all ’uomo e forse ignoto a sé.

 

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Poesie

1890 - 1933

Poesie Sparse

da 

1.LA MASCHERA

2.SONETTI

3.LA FUNE

4.PIANTO DI ROMA

5.CANZONE DI FOLCHETTO DA MARSIGLIA

6.I SALTIMBANCHI

7.IL GLOBO

8.AI LONTANI

9.ANDANDO

10.LIETA

11.AMOR SINCERO

12.MARIANDIN GOGÒ

13.NOTTE INSONNE

14.LA VIA

15.ALBA

16.ESAME

17.APPRODO

18.TORNA, GESÚ!

19.PER LA PROSSIMA ESTATE

20.LAGO Dl LUGANO

21.ESAME

22.L ’INVITO

23.L ’ABBANDONO

24.SINFONIA RURALE

25.L ’ASCENSIONE

26.PIANTO DEL TEVERE

27.BRAVI VECCHIETTI

28.PRIMO RINTOCCO

29.CARGIORE

30.ALL ’ASTA

31.GLI OCCHIALI

32.ESAME

33.PRELUDIO

34.INVITO

35.EPIGRAMMA

36.TENUI LUCI IMPROVVISE

37.SOGNO EROICO

38.LA MÈTA

39.ESAME

40.Il COMPITO

41.CONVERSANDO

42.CONVERSANDO

43.SVEGLIA

44.SETTEMBRE

45.RITORNO

46.SENZA TITOLO

47.L ’ULTIMO CAFFÈ

48.IMPROVVISI

Poesie

INTRODUZIONE

1889

Mal giocondo

1890

Pasqua di Gea

1890-1922

Poemetti

1890- 1933

Poesie sparse

1895-1896

Elegie Renane

1901

Zampogna

1909

Scamandro

1912

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