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- Da Natura
ed Arte, anno V, fascicolo XIII,
1° Giugno con
l ’indicazione: Labirinto, Lib. IV, “Auspicî”
ALBA
Vedi tu come,
non ancor dal fumo
dei pensieri
il cervello annebbiato,
al tuo spirito
(l ’alba t ’ha destato)
io vita, io
mondo un altro aspetto assumo?
Ti parlerò
meglio all’aperto: vieni!
fuori le porte
de l’a te funesta
città! Slarga
il tuo petto intanto a questa
aura
ristoratrice. Ecco i miei beni:
l ’aria, il
verde, la luce... non le case
degli uomini
ammucchiate! non le oscure
chiese, o le
sedi socïali impure,
d ’ogni viltà,
d ’ogni miseria invase!
Ben venga a
te, che questa mane, avanti
che il sol
nascesse, abbandonavi il letto;
e fuori or
vieni insolito diletto
a trâr da me,
come da strani incanti.
Guarda! Nel
sogno de la terra assorti,
sorgono a l
’aria gli alberi: li scuote
invano il
vento, invano li percuote
la pioggia...
Forte, come lor son forti,
non sei tu in
me! Nel grembo mio profondo
stendi le tue
radici. Tu potrai
vivermi
sempre, non morir giammai,
abbracciar
tutto e divenire il mondo!
Non tendi a
questo? Gli alberi tue membra
saran; la
terra, il corpo; in ogni fiume
le tue vene,
il tuo spirito nel lume
del dí
vedrai... Già divenir ti sembra
quel che
vedi... Lo senti? Orbene, questo
che tu senti
son io: sono te stesso;
di me tu vivi,
io di te vivo. Adesso
ritorna in
mezzo agli uomini modesto,
ne la città
rientra. Primavera
nuova presto
verrà. Bisbiglia intanto
a chi ti passa
triste e fosco a canto,
come un
augurio, ne l ’orecchio: - Spera.
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