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ANDANDO
A ciò che
addietro nell ’andar ti lasci
non badi
ancora, poi che ti concede
di guardar
oltre il tempo e innanzi fasci
di speranze t
’accende, a cui tu miri.
Vai, cosí
rischiarato, ove d ’un sogno
la tentatrice
immagine t ’attiri
o lo sprone ti
spinga d ’un bisogno,
e non ti senti
la catena al piede.
Nulla intanto
hai davanti: un ’ombra vana,
un inganno
mutevole, una meta
che quanto piú
t ’accosti, s ’allontana.
Ma non ancor
per te scoccata è l ’ora
di volgerti a
guardar dietro, nel breve
cammin
percorso, e innanzi si colora
l ’avvenir
tanto piú quanto piú lieve
è il passato
che ancor non t’inquïeta.
Pur verrà
giorno che ti sentirai
cosi forte
chiamar dietro le spalle
donde non puoi
far piú ritorno mai,
che per te
diverrà fievole, muto
ciò che
innanzi t ’invita, e da te stesso
a guardar ti
porrai quanto hai perduto.
Le rose che ti
risero da presso
e non curasti,
ecco or lontane e gialle.
E con le terga
ormai verso il futuro
e gli occhi
assorti nel cammin percorso
andrai, men
lieto quanto piú sicuro,
riallacciando
ognor piú da lontano
le fila che
correndo avrai lasciate
sospese, fino
a che non apra il piano
d ’improvviso
una fossa alle gravate
membra, e
insieme al rimpianto od al rimorso.
1893
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