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AI LONTANI
Ancora forse
sul turbato mare
scendon le
nubi a sera, entran per gli ampî
veroni a
illuminar le stanze i lampi,
e si vede la
notte sussultare.
Forse fra le
cataste alte del solfo,
ancora, al
mite lume siderale,
su l ’arso
lido strillan le cicale
ne la calma
purissima del golfo.
Salpa da l
’intricato porto a sera
con flosce
vele qualche nave, a lento,
mentre il faro
s ’accende e nessun vento
spira su l
’acque e sale una preghiera.
Ancora queste
cose io sento, io vedo,
come se m
’accogliesse non mutato
la vecchia
casa ne l ’antico stato,
e tra la madre
e la sorella io siedo.
Da questa casa
tu, dolce sorella,
a nozze
uscisti, ed or ne sei pur lunge...
Ora anche te
forse un rimpianto punge!
Oh se insieme
vi fossimo! Di quella
vecchia musica
mesta ho tanta sete!
Tu suoneresti
ne l ’attigua stanza,
io comporrei
con l ’estro che m ’avanza
un canto
smanïoso di quiete.
Secche son le
mie labbra e gli occhi stanchi
di questa
fiamma ond ’arsa, io temo, è già
tutta l ’anima
mia, se piú non sa
quel che
giovar le possa, o che le manchi.
Pianse la
madre nel veder da fieri
desii condotto
fuor del fido tetto
paterno il
figlio; attese che l ’affetto
lo ritornasse
a lei... Madre, e pur jeri
m ’animasti a
fidar ne l ’avvenire...
“Resta lungi
da me, figlio; non darti
alcun pensier
di noi. Ben vorrei farti
contento, o
figlio, a costo di morire!”
Io resterò
cosí sempre lontano.
Troppo è il
cor mio disajutato ormai.
Son caduto,
son vinto. E non vedrai
che il
sacrificio tuo, madre, fu invano.
Monte
Cavo, 13 agosto 1893.
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