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LA MASCHERA
Io non ti
prego, o vuoto cranio umano,
che il gran
nodo mi voglia distrigar.
Follie d
’Amleto! Io sto co ’l Lenau: è vano
de la vita la
Morte interrogar.
A che
avventarti questa malacia
che in van mi
rode, in stolidi perché?
Non vo ’
sapere a qual mai uom tu sia
appartenuto -
ora, appartieni a me.
Tu nulla forse
m ’avresti insegnato
quando un
cervel chiudevi ed un pensier;
ora m ’insegni
a ridere del fato,
e a vivere la
vita - unico ver.
Vogliam noi
oggi, amico teschio, un poco
rifarci de le
noje aspre del dí?
Io ho pensato
di prenderci gioco...
Amico teschio,
indovina di chi?
De la luna, di
lei... Non ti se ’ accorto
ch ’ella ti fa
da un pezzo l ’occhiolin?
Anch ’ella è
morta, come tu sei morto,
e vi potreste
intendere un pochin.
Quando sorge
dai monti e le gioconde
acque del Reno
incande e le città,
co ’l primo
raggio suo ti circonfonde,
da la
finestra, e a contemplarti sta.
Vogliamo la
comedia de la vita
rappresentar
stasera tutti e tre?
Io tu e la
Luna (sarà presto uscita);
la miglior
parte la riserbo a te.
Ho comprato
una maschera di cera,
che un volto
finge di donna gentil,
una parrucca
che par chioma vera,
e velo nero d
’ordito sottil.
Vedrai bel
gioco! Scambio de la Luna,
temo di te non
m ’abbia a innamorar...
Tu sembrerai
un ’andalusa bruna
a le carezze
del raggio lunar.
E allora dal
mio tavolin vicino
un bel canto d
’amore io comporrò;
e quindi a te,
facendo un grave inchino,
al lume de la
Luna il leggerò.
Tu certamente
non me ’l loderai,
e allora io ti
dirò con molto ardor:
“Bella
fanciulla, che lode non dài,
lodi io non
voglio, ma voglio il tuo cor”
Né sí, né no.
Ma in questo caso, è noto,
val sí il
tacere; ed io cadrò al tuo piè,
e ti dirò...
Tu ridi, o teschio vuoto
che sciocca
vita! io rido al par di te.
Bonn am Rhein, 1890.
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