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II
Solitario Pier Gudrò,
per la vigna piano errando
e gestendo a quando a quando,
pensa e crede tutto ciò.
Erra fin dal primo albore
col suo fulvo gatto appresso,
cui privato egli ha di sesso
per guarirlo dell’amore.
Un vapore tenue suole,
velo fulgido di brina,
sú pe’ campi, la mattina,
ondulare al primo sole.
Frullan passeri tra i rami
dei novelli alberi intorno;
son saluti al nuovo giorno
e son timidi richiami.
Pier Gudrò, di tratto in tratto,
qualche tralcio osserva, chino:
ei pur pensa, il vecchio, al vino;
e, con amorevol’atto,
delle viti ancora basse,
càuto, i pampini rimuove,
come se le poppe nuove
a una vergin denudasse.
Avverrà forse ch’ei beva
del suo vino ancora un anno!
Che sbaldor gli uccelli fanno,
messi sú dai tralci a leva!
Non per mal ch’ei voglia fare,
ma fra i tralci non li vuole.
Sciò! sciò via! C’è terra al sole,
da beccare e da ruzzare.
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