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V
Come la carne tua che palpita e vive, recisa
da te, carne che piange fuori di te, che il tuo seno
cerca subito, cieca, e il calor che le manca, strozzare?
E la mammella Laòmache porse al suo bimbo, godendo
ch’entro al piccolo corpo dal corpo suo grande ora
uscito
subito quella entrasse sua tepida vena materna,
sí che il grembo di lei sentisse il pargolo ancora.
Scese quindi furtiva al paese dei Gàrgari; chiese
umile, col fardello suo dolce sul seno, del padre,
si prosternò davanti alla tenda ed il pargolo porse
supplice all’uomo e insieme il materno suo cuore di
sposa. |