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III
Godi, o mia carne, fino a che perdura
de gli anni il giovanil baldo vigore;
vivi senza legami, e sol procura
che il rider troppo non ci spezzi il cuore.
Viltà, la passïone. Età matura
non a lento ne strugga, in reo torpore;
dieci anni ancora, e ci trarrem la cura
di vivere senz’odio e senza amore.
Oltraggia il tempo; e i vecchi odio, che senza
una speranza, in tedio, egri, per via
trascinano la propria decadenza;
noi, morti ai godimenti, avrem riposo,
e ti darò a la terra, o carne mia,
perché rinasca in fungo velenoso.
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