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XV
Quando ella
sola, o mar perfido e bello,
tranquilla siede, e di mille astri viva,
su te la Notte, e in te versa la Luna
il suo bel raggio;
allor l’immensità cerula tua,
da l’ampio lido a l’orizzonte estremo,
correr tutta vogl’io, come veloce
delfino, o Mare.
Infaticato nuotator gagliardo,
correr vogl’io la luminosa via
del lunar raggio su le palpitanti
acque infiammate;
e del cielo e del mar le paurose
profonde immensità su ‘l capo e in torno,
nel silenzio, sentir, rotto da i lievi
romor del nuoto.
Ora, la Luna attendo, e le mie forze,
sí come antico lottator, preparo:
Io voglio, io voglio in voi tutto, o vaste acque
purificarmi.
Di tanta ignavia e dei lunghi ozî voglio
purificarmi. Inascoltato padre,
immenso Mar, ridammi tu le fiere
audacie prime;
i miei ritempra tu muscoli rosi
da i mal de la città, dove è menzogna
tutto, e per cui te, Padre, un di lasciai,
non piú contento
del plauso schietto, onde gli adusti tuoi
figli eron larghi al giovinetto, ardito
nuotatore, allorché tutti su ‘l lido
raccolti e intenti
me, de gli emuli destri sfidatore,
ne i trionfi seguian, forte acclamando
da lungi, e quindi, innanzi a te plaudente,
m’offrian da bere.
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