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XIV
Scendea
pensosa l’ampia scalinata
marmorea de la villa signorile,
ne la luce del vespero pacata,
quand’io la vidi e la nomai gentile.
Un rosso fiore in man pe ‘l lungo stelo
teneva; erono i miti idi d’aprile.
L’occhio stellante del color del ciclo
vèr me rivolse, e chinò tosto il mento
su ‘l petto ansante sotto il fosco velo.
Poi seguitò a discendere, ma a lento
passo e indolente. Giunta quasi al piede,
fosse per caso o per divisamento,
mise un piedino in fallo, e insieme diede
un breve acuto grido. Accorsi io ratto,
e per la vita la sostenni in piede:
Ella tremante mi sorrise. Il fatto
fu senz’altro cosí; ma, lusinghiera,
il fior mi porse, e andando disse: «A patto
che me ‘l riportiate questa sera...»
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