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XV
Sono, io dico, come un uomo che si sia
lentamente rinvenuto,
dopo un lungo tra memorie dolorose
angosciare, e al fin respira.
Sono come senza meta un vīandante
che, da fiero turbin colto,
scampa al vento, che ruggendo lha stordito,
sotto un tetto abbandonato.
Non memorie, non dolori. Sono in preda
a un confuso stupor vago,
levemente di lontani dolor conscio,
di lontani desiderî.
E un fantastico stupor di sogni strani
ho negli occhi, e parmi al guardo
una luce fresca e mite alberghi il cielo
oltre i limiti visivi.
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