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XI
Nella primaveril molle quïete,
mentre i fiori sbadigliano l’usato
inno odoroso al sol, quasi segrete
smanie del tempo, ora che il ciel velato
lievemente han le nuvole, un lontano
sordo romor di tuoni odo, e m’è grato.
È forse l’eco d’un mio affetto vano,
che si perde nei cieli aspra, con pena,
come voce che chiami l’uragano
a turbar de le vie l’eterna scena?
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