|
|
VIII
«Eterno, eterno, eterno»,
urla di fuori il vento.
Dentro, il dissidio interno
ruggere in sen mi sento.
Sento de l’egra vita,
d’ogni lotta tenace
la vanità infinita:
Sospir vano, la pace.
A spegnere la sete
del mio lungo desio
acqua non v’è di Lete:
Sospir vano, l’oblio.
Ecco, rinunzia ad ogni
alto ideal la mente;
fuggon da gli occhi i sogni
con voi tardo e silente.
Labbri di donna, fiori
da i calici esalanti
i veleni, i tesori,
ond’ebri van gli amanti;
non chiedo a voi piú sciocchi
baci, non piú parole:
Già de l’amore agli occhi
miei si nasconde il sole.
Gloria, fatal sirena,
rido il tuo vano incanto.
Di greve tedio piena,
senza riso né pianto,
non piú triste né lieta,
tra le maligne spine
l’anima mia s’acqueta
aspettando la fine:
orba di ciò che piace,
dietro il suo van desio:
Sospir vano, la pace,
Sospir vano, l’oblio.
Inizio pagina |