|
|
VII
Dal dí che il dio racchiuso
entro il mio sen, sí come in cineraria
antica urna, destossi e a vol per l’aria
lo spirito deluso,
lo spirito mortale
in alto, in alto, per gli spazî vani
spoglio mi balestrò d’affetti umani,
quasi da l’arco strale;
e naufragai smarrito oltre l’azzurro,
nei silenzî oscuri,
e corsi (anima, pensi e ti spauri)
le vie de l’infinito;
altro da quel ch’io era
su la Terra, tra gli uomini discesi,
però che tutta dolorando appresi
nostra miseria vera.
Or non è cosa alcuna
che piú mi piaccia o m’addolori. Sento
la viltà de la terra, e non lamento
nostri casi e fortuna.
Inizio pagina |