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V
Sí come donna, cui non piú desio
punga di novi affetti e di gagliardi
amplessi, e dica ai dolci inganni addio;
volge la Terra, o sol che immoto guardi,
a te le spalle, austeramente muta,
quasi che solo di dormir le tardi,
e né pur, vecchio amante, ti saluta.
Diman ti rivedrà. Squallida, enorme,
in un manto di tenebre involuta
fitte di cupi sogni erranti a torme,
ora prosegue per lo spazio il vano
fatale andar su l’immutabil orme.
E lungo il vento, come un urlo umano,
geme a la furia de l’impetuosa
sua corsa. Ed io vagheggio un pensier strano,
in una visïone mostruosa.
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