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I
Dolci voci lontane
pe ‘l notturno silenzio
nel bujo denso traggonmi
l’anima or qua or là,
e l’anima a le vane
voci, sí come tremulo
riflesso d’acqua mobile
pe ‘l tetto, intenta va.
Ditemi, o voci, dite:
da quali labbra rosee
uscite carezzevoli,
e perché mai, perché?
Siete un inganno mite
e insieme strazïevole,
voci de le memorie
sparse d’intorno a me.
Là giú, su ‘l vasto piano,
ove or la notte squallida
siede e il freddo silenzio,
io le parlai d’amor...
ed or l’inganno strano
ripete a me le trepide
sue parole, dolci aliti
di già odorato fior.
Là, su quel bosco alpestre,
le piú bizzarre favole,
sí come erbe selvatiche,
rupper dal mio cervel:
ora le voci destre
di lassú mi ripetono
quei miei sogni fantastici
pe ‘l fantastico ciel.
Ditemi, o voci, dite:
perché dentro la squallida
notte chiamate l’anima?
e destarvi, perché?
Siete un inganno mite
e insieme strazïevole,
voci de le memorie
sparse d’intorno a me.
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