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VIII
Teco sogno passar per la memoria
de le lontane genti, o amica tenera,
quante volte la Terra, da le nebbie
disciolta rinnovellisi;
sogno passar sí come due fantasimi
di pace apportatori in mezzo agli uomini
d’un mio canto perenne ricordevoli
a la stagione florida;
strette in un puro amplesso l’ombre e l’anime,
io con un braccio a la tua vita, trepido,
e tu co ’l capo dolcemente languido
del tuo fedel su l’ omero.
Incende il vespro ad onor nostro e gloria
pacatamente i piani e freschi effluvi,
quasi sospiri, i novi fior ci mandano
dai variopinti calici.
Il fronte molle di sudor da l’opera
grave gli adusti agricoltori levano
a noi guardare, e con letizia esclamano:
«Ombre di pace, amateci».
È sogno pien di luce e pieno d’aria:
Lieve e limpida forma gli dà l’anima,
nel lontano avvenire inconcepibile
beatamente naufraga.
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