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IV
Tra il cupo verde l’ultime
del vespro fiamme d’oro
l’alpestre bosco incendono.
«Cessi, o genti, il lavoro».
Scende su i pian, benefica
iddia, la Pace a sera,
e par tanto silenzio
un’arcana preghiera
Tinniscono le pendule
campane degli armenti,
che riedono da i pascoli
al noto stabbio, lenti.
Gli uccelli tra i vecchi alberi
tripudiano vivaci,
e il bosco par che s’animi
d’un scoppiettio di baci.
Oh se tu fossi, o tenera
fanciulla, meco. In questa
tranquilla solitudine
d’amor che gioje e festa!
pe i vïali che allungansi
sotto i tigli accoppiati,
in su ‘l languir del vespero
ce n’andremmo abbracciati;
al passar nostro, taciti
su l’alto stelo i fiori
a noi s’inchinerebbero
come servi a signori.
Io ti direi: «le nuvole
guarda, o fanciulla, come
misterïose navigan
pe ‘l chiaro cielo: il nome,
la vanità de gli uomini,
l’ansie le pene il pianto
esse in quest’ora assorbono
sacra a l’amor soltanto;
e tutti ugual ci rendono
su la terra, o fanciulla,
mentre, lievi, si portano
le vanità nel nulla.»
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