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III
Tale mi vien
da te sana fortezza
tranquillamente, o amore, e tal gentile
serenità di pace, e tal vaghezza
di quanto è bello al mondo e giovanile,
ch’io del tempo oblïando ora la strana
dei mali ebbrezza, per cui l’ebbi a vile,
e il tormento dei dubbî, onde l’insana
mente nostra folleggia, in cuor rivivo
la serena dei padri età pagana.
Fluisce come chiaro e fresco rivo
soavemente per ogni mia vena
la pace, ch’è un amor d’impeti schivo.
Sia pur la terra di miserie piena,
amo la terra, e a lei forte mi lego,
e questo amore non mi dà mai pena.
Ogni fede per lui vana rinnego,
che l’uomo annienti e da lui dio escluda:
Viltà, la fede. Al solo amor mi piego:
Venere bella, a me discendi, ignuda.
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