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IX
Una vecchia parente e la figliuola,
di quarant’anni a pena,
ricorrendo non so che festicciuola,
m’invitarono a cena.
La vecchia madre è stata al manicomio
tre volte o quattro pazza.
La figliuola ha il furor del matrimonio
e veste da ragazza.
Ma, ahimè, la pesca è andata male. Il pesce
ha fiutato l’insidia:
abbocca altrove. Ella ne gli anni cresce,
e la guasta l’invidia.
Già è rimprosciuttita; il tempo or mai
passa e nemmen la sfiora...
La zia mi chiede: “Quanti anni le dài?.
non n’ha ventitré ancora”.
Oh guarda caso! solo gli anni miei
son cresciuti e gli affannj...
Ero ragazzo, e sí com’ ora lei
avea ventitré anni:
Me la ricordo a un vecchio uscier promessa,
tutta smorfie e moine,
brutta cosí com’è, sempre l’istessa,
con quest’arti assassine...
Dal dí che l’uscio infilò l’usciere, otto
coltri ella in tutto ha ordito,
sempre sperando di schiacciarvi sotto
un povero marito.
Ben vedo al fin, com’è l’Arte al presente
in condizion non lieta,
se a la vecchia mia zia venir può in mente
dar tal figlia a un poeta.
Io vado a farmi monaco: Ho paura!
Troppo buona la cena,
e troppa ti prendesti di me cura,
o quarantenne a pena.
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