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I
Chi mai vorrà comprare le mie nuvole?
Da l’Atlantiade nembi-adunatore,
m’ebbi in retaggio quante van pe ‘l cielo
nuvole in giro.
Sappi, mi disse il dio, ch’esse son vacche
sparse pe i campi liberi de l’aria;
n’abbi custodia e cura: io te ne cedo
l’alto dominio.
Gran mercé, rispos’io, liberal nume:
ben largo io vedo è il dono. Ma le poppe
di quelle vacche non dan latte, e in vano
or premo e spremo.
Ereditato in vece avrei piú tosto
la tua sagacità fine in rubare
bovi ai pastori, e la facondia e il ratto
alato piede.
Che non mi starei ora, resupino
da mane a sera, afflitto aerimante,
il viaggio a seguir di tante vane
nuvole, vano.
Or sú, chi vuol comprare le mie nuvole?
Io de i doni del dio non fo mercato,
ma a gran derrata vendo e senza usura
l’aerea merce.
Ne consiglio ai filosofi l’acquisto,
al papa, ai re regnanti e decaduti,
agli amanti fedeli, ai sognatori,
ai mille illusi;
ed agli uomini onesti ed ai poeti,
specialmente: Potranno su le nuvole
vivere gli uni onestamente, e gli altri
di poesia.
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