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Nell'Appendice
prendono posto, messi l'uno
accanto all'altro, secondo la
data della loro pubblicazione,
tutti i racconti che
Pirandello non ammise nelle
Novelle per un anno. E
l'esistenza di questi racconti
estravaganti ci permette di fare
alcune considerazioni.
In Pirandello, nella dinamica
mentale delle sue operazioni, si
fanno avanti due modelli di
personaggi: i personaggi in
cerca d'autore e coloro, già
realizzati, che l'autore sembrò
dimenticare. Accanto ai primi,
famosi, petulanti, irritanti,
irrequieti che si affacciavano
sul silenzio del suo studio,
contrariati nei loro disegni,
frodati nelle loro speranze,
vivono i personaggi oscuri di
molte novelle. Essi, avendo già
fatto parte di quella folla
variopinta, dopo aver
passeggiato per le strade delle
loro città e aver sostato nelle
piazze, o essersi tappati in
casa a guardare la vita
nell'ombra, dalle loro finestre,
sono diventati gli esiliati, gli
umiliati, i respinti. Sono
questi i personaggi che oggi
vediamo riuniti nell'Appendice.
E ci domandiamo: Chi sono? Da
dove vengono?
Vengono quasi tutti da lontano.
Molti fecero la loro apparizione
in antiche raccolte, e
conservano nei loro panni
l'antico profumo della vita alla
fine del secolo. Altri apparvero
in riviste illustrate, in
quotidiani e poi furono, non si
sa come, messi da parte, forse
dimenticati dall'autore, uomo
disordinato quant'altri mai.
Tra i personaggi qualcuno, come
quello del Cav. Cao, ebbe
miglior fortuna. Destinato alle
pagine di un settimanale, fu da
un giorno all'altro, con un
certo disorientamento, portato
di peso nel clima un po'
farraginoso di un romanzo.
Un'altra novella, prima inclusa
in una raccolta, sarà eliminata
(Sgombero).Ma il racconto
scritto da Pirandello all'età di
diciassette anni, un vero e
proprio bozzetto (Capannetta),
non si mosse più dal luogo ove
era nato e, di esso, non se ne
seppe più nulla. |