- E tu? - domandò ella pendendo dalle labbra di lui.
- Io? sempre sull'attenti...
Lillina Fabris scosse il capo con sdegno iroso:
- Si sarà accorto della tua diffidenza...
- Se sospettava di già! - fece egli, scrollando le
grosse spalle.
- Si sarà confermato nel sospetto! - rimbeccò lei. -
Poi, null'altro?
- Sí... la prima notte, all'albergo... - riprese
avvilito il Serra. - Ha voluto prendere una stanza in
comune, con due letti. Eravamo coricati da un pezzo...
s'accorse che non dormivo, cioè... s'accorse, no:
eravamo al bujo! - lo suppose. E bada... figúrati! io
non mi movevo - lí di notte... nella stessa camera con
lui, e col sospetto ch'egli sapesse... - figúrati!
tenevo gli occhi sbarrati nel buio, in attesa... chi sa!
per difendermi, se mai... A un menomo atto, sarei
balzato dal letto... E allora... Ma, capisci? vita per
vita, meglio la sua che la mia... A un tratto, nel
silenzio, sento proferire queste precise parole: «Tu
non dormi».
- E tu?
- Nulla. Non risposi. Finsi di dormire. Poco dopo egli
ripeté: «Tu non dormi». Io allora lo chiamai. -
«Hai parlato?» - gli domandai. E lui: - «Sí volevo
sapere se dormissi». Ma non è vero, non interrogava
sai, dicendo: «Tu non dormi» - proferiva la frase
con la certezza ch'io non dormivo, ch'io non potevo
dormire... capisci? O almeno, m'è parso cosí...
- Null'altro? - ridomandò ella.
- Null'altro... Non ho chiuso occhio due notti.
- Poi, con te, sempre lo stesso?
- Sí... lo stesso...
Ella stette un po' a pensare, con gli occhi appuntati
nel vuoto; poi disse lentamente come a se stessa:
- Tutte queste finzioni... lui!... Se ci avesse visti...
- Eppure s'è voltato, scendendo... - obbiettò il Serra.
Ella lo guardò negli occhi un tratto, come se non avesse
inteso.
- Sí, ma non si sarà accorto di nulla! Possibile?
- Nel dubbio... - fece egli.
- Anche nel dubbio! Non lo conosci... Dominarsi cosí
lui, da non lasciare trapelar nulla... Che sai tu? -
Nulla! Ammetti pure, che ci abbia visti, mentre tu
passavi e ti chinavi verso me... Se fosse nato in lui il
menomo sospetto... che mi avessi baciata... ma sarebbe
risalito... oh, sí!, pensa, pensa come saremmo
rimasti!... No, senti, no: non è possibile! Hai avuto
paura, nient'altro! Paura, tu, Antonio!... No, no, egli
non ha potuto pensar male... Non ha ragione di sospettar
di noi: mi hai trattata sempre familiarmente innanzi a
lui...
Rallegrato internamente dall'improvvisa fiducia
concepita dall'amante, il Serra volle tuttavia insistere
nel dubbio angoscioso per il piacere d'essere
maggiormente rassicurato da lei:
- Sí; ma il sospetto può nascere da un momento
all'altro. Allora, capisci?, mille altri fatti avvertiti
appena, tenuti in nessun conto, si colorano
improvvisamente; ogni accenno indeterminato diventa una
prova; poi il dubbio certezza: ecco il mio timore...
- Bisogna esser cauti... - rispose ella.
Deluso, il Serra provò un senso d'irritazione contro
l'amante:
- Ora? Te l'ho sempre detto!
Ella lo guardò sdegnosa:
- Mi rinfacci adesso?
- Non rinfaccio nulla! - rispose egli vieppiú irritato.
- Ma puoi negare che tante volte t'ho detto: Bada! E
tu...
- Sí... Sí... confermò ella, come nauseata.
- Non so che gusto ci sia - continuò egli - a lasciarsi
scoprire cosí... per nulla... per una imprudenza da
nulla... come tre sere fa... Sei stata tu...
- Sempre io, sí...
- Se non era per te!
- Sí, - fece ella alzandosi con un ghigno di scherno -
la paura!
Sferzato, il Serra irruppe
- Ma ti pare che ci sia da stare allegri, tu e io? tu,
specialmente!
Si rimise a passeggiar per la stanza, fermandosi di
tratto in tratto e parlando quasi tra sé:
- La paura... Credi che non pensi anche a te? La
paura... Ci fidavamo troppo, ecco! Sí, e adesso tutte le
nostre imprudenze, tutte le nostre pazzie mi saltano
agli occhi, vedi, e mi domando, com'ha fatto a non
sospettar di nulla finora...
Colpita dall'accusa dell'amante, ella si portò le mani
al volto e confermò:
- è
vero... è vero... lo abbiamo troppo ingannato...
Stettero un lungo tratto in silenzio; poi riaprendo il
volto, ella riprese:
- Mi rimproveri adesso? È naturale! Sí, ho ingannato un
uomo che si fidava di me, piú che di se stesso. Sí, e la
colpa è mia, infatti.
- Non ho voluto dir questo - diss'egli sordamente,
continuando a passeggiare.
- Ma sí, ma sí... riprese ella con febbre, andandogli
incontro. Lo so, e guarda, puoi anche aggiungere che con
lui ero fuggita da casa mia, sí, e che lo spinsi io,
quasi, a fuggire - io, perché lo amavo, sí - e poi l'ho
tradito con te! È giusto che ora tu mi condanni,
giustissimo! Ma io, senti, io ero fuggita con lui perché
lo amavo, non per trovare qui tutta questa quiete, tutta
questa agiatezza in una nuova casa: avevo la mia; non
sarei andata via con lui... Ma egli si sa, doveva
scusarsi innanzi agli altri della leggerezza a cui s'era
lasciato andare, egli uomo serio, posato... Eh già! la
follia era commessa: rimediarvi, adesso! riparare, e
subito! Come? Col darsi tutto al lavoro, col rifarmi una
casa ricca, piena d'ozio... Cosí, ha lavorato come un
facchino; non ha pensato che a lavorare, sempre; senza
desiderare mai altro da me che la lode per la sua
operosità, per la sua onestà... e la mia gratitudine,
anche! Già, perché sarei potuta capitar peggio!... Era
un uomo onesto, lui; mi avrebbe rifatta ricca, lui, come
prima, piú di prima... A me, questo, a me che ogni sera
lo aspettavo impaziente, felice del suo ritorno...
Tornava a casa stanco, affranto, contento della sua
giornata di lavoro, preoccupato già delle fatiche del
domani... Ebbene, alla fine, mi sono stancata anch'io di
dover quasi trascinar quest'uomo ad amarmi per forza, a
rispondere per forza al mio amore. La stima, la fiducia,
l'amicizia del marito paiono insulti alla natura in
certi momenti... E tu te ne sei approfittato, tu che ora
mi rinfacci l'amore e il tradimento, ora che il pericolo
è venuto, e hai paura, lo vedo: hai paura! Ma tu che
perdi? Mentre io...
- Consigli a me la calma! - disse freddamente il Serra.
- Ma se ho paura... è pure per te... pe' tuoi figli...
- I miei figli, tu, non nominarli! - gli gridò ella
ferita, con gli occhi lampeggianti d'odio. - Innocenti!
- soggiunse poi, rompendo in lacrime.
Il Serra la guardò un pezzo, poi piú urtato che turbato,
disse:
- Adesso piangi... Me ne vado...
- Ora? ora? - singhiozzò ella. - Si sa, ora non hai piú
nulla da fare qui...
- Sei ingiusta! - riprese egli pigiando su le parole. -
T'ho amata, come tu mi hai amato, lo sai! T'ho
consigliato prudenza: ho fatto male? Piú per te, che per
me: sí, perché io, nel caso, non perderei nulla -
lo hai detto tu... sú, sú, Lillina... rimettiti...
è inutile
adesso ogni recriminazione... Egli non saprà nulla; tu
lo credi, e sarà cosí... Anche a me ora par difficile
ch'egli si sia potuto dominare fino a tal segno... Non
si sarà accorto... e cosí... sú, sú... nulla è finito...
Noi saremo...
- Ah, no! - lo interruppe ella alteramente. - No! come
vuoi, ormai? No, è meglio, è meglio finirla...
- Come credi... - fece il Serra semplicemente.
- Ecco il tuo amore! - esclamò ella indignata.
Il Serra le venne incontro quasi minaccioso:
- Ma vuoi farmi impazzire?
- No, è meglio veramente finirla... - riprese ella - e
fin da ora; qualunque cosa sia per accadere. Tra noi
tutto è finito. Senti, e sarebbe anche meglio, ch'egli
sapesse ogni cosa... Meglio, meglio, sí! Che vita è la
mia? Te la immagini? Non ho piú diritto d'amar nessuno
io! Neanche i figli miei... Se mi chino per dar loro un
bacio, mi par che l'ombra della mia colpa si projetti su
le loro fronti immacolate! No... no... Mi torrebbe di
mezzo? Lo farei io, se non lo facesse lui!
- Adesso non ragioni piú... - disse egli placido e duro.
- Davvero! - continuò Lillina. - L'ho sempre detto! È
troppo... è troppo... Non mi resta piú nulla, ormai...
Poi, facendo forza a se stessa per rimettersi,
soggiunse:
- Va', va' adesso... ch'egli non ti trovi qui...
- Come... debbo andare? - fece il Serra perplesso. -
Lasciarti? Ero venuto apposta... Non è meglio che io...
- No, - lo interruppe ella - qui non deve trovarti.
Torna però, quand'egli verrà, da qui a poco. La maschera
dobbiamo portarla ancora insieme. Torna presto, e calmo,
indifferente... non cosí! Parlami innanzi a lui,
rivolgiti spesso a me... intendi? Io ti seconderò...
- Sí… sí…
- Presto. Ma... se mai...
- Se mai?
Ella stette soprappensiero un tratto; poi, scrollando le
spalle:
- Nulla, tanto...
- Che cosa? - domandò il Serra confuso.
- Nulla... nulla... Ti dico: addio!
- Ma dunque, davvero... - si provò egli a dire.
- Va' via! - lo interruppe subito ella sprezzante.
E il Serra andò via promettendo:
- A tra poco.
Ella restò in mezzo alla stanza, con gli occhi appuntati
biecamente, come in un pensiero truce, che assumesse
forma d'immagine reale innanzi a lei. Poi scosse il capo
ed esalò l'interna ambascia in un sospiro di stanchezza
desolata. Si stropicciò forte la fronte, ma non riuscí a
scacciare il pensiero dominante. Andò un po', inquieta,
per la stanza; si fermò innanzi a uno specchio a bilico
in fondo, presso l'uscio; la propria immagine riflessa
dallo specchio la distrasse, e si allontanò. Andò a
sedere innanzi al tavolinetto da lavoro, e vi si piegò
sopra, col volto nascosto tra le braccia; poco dopo
rialzò il capo mormorando:
- Non avrebbe risalito la scala? con una scusa... Mi
avrebbe trovata lí... dietro la finestra a guardare...
Scosse di nuovo la testa, atteggiando il volto a sprezzo
e nausea, e aggiunse:
- Se non fu la paura... Ha tanta paura! Ah, ma ora è
finita... È finita... Dio, ti ringrazio! I miei
bambini... i miei bambini... Povero Andrea!
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