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Novelle per un anno - Appendice

 

14. Creditor Galante

 

La tribuna, 21 aprile 1897

 

Appena uscita dal salotto la ragazza, Maurizio Gueli si levò in piedi, guardò l'orologio, poi si abbottonò lentamente l'abito e con la mano tesa si avvicinò a Fulvia Corsani, sdrajata su la poltrona con un libro su le ginocchia, la testa appoggiata su la spalliera e la bellissima gola provocante tutta in vista dalla fossetta all'attaccatura del collo sú sú fino all'ovale del mento.

Senza moversi né levar gli occhi dal soffitto ella domandò:

- Le undici?

- Quasi - rispose il Gueli turbato nel vedersi sotto gli occhi il volto di lei cosí giacente. - Non andate a letto anche voi?

Fulvia scosse negativamente il capo senza levarlo da la spalliera.

- Rimango? - domandò il Gueli.

- No no, andate pure... - fece ella quasi in uno sbuffo, scotendosi.

- Andrei a casa: non m'incomodereste affatto... - aggiunse il Gueli guardandosi sott'occhi e stirandosi le punte dei baffetti rimasti neri, mentre i capelli fittissimi su la fronte eran già tutti bianchi.

- Grazie. Io aspetto ancora un po'!...

- Vostro marito? Sarà al circolo...

- No. Da un amico, non so...

- Siamo tutti amici al circolo!

Fulvia lo guardò con indolenza quasi sprezzante, e portando le braccia su la poltrona e reclinando la testa tra le spalle alzate:

- Perché mi avrebbe mentito? - disse.

- Per causa vostra: gli fate troppe domande - rispose pronto Maurizio.

Si guardarono tutti e due ad un tratto. Il Gueli, aggrottando le ciglia, rispose:

- Sarebbe forse necessario che attendessimo insieme. Fulvia, vostro marito giuoca da tre sere come un disperato e finisce di rovinarsi e di rovinarvi...

Ella chinò gli occhi sul libro aperto in grembo, svoltando una pagina delle già lette come per riprendere il filo della narrazione.

- Che libro leggete? - domandò Maurizio cangiando tono di voce ed espressione.

- Non leggo - rispose Fulvia chiudendo il libro e levandosi in piedi.

- Basta - fece il Gueli - io passo dal circolo, e se trovo Aldo, ve lo mando subito. Addio, eh!

Dalla soglia si volse:

- Non mi salutate neppure?

- Addio. Grazie - sospirò Fulvia.

Egli le si riappressò lentamente:

- Proprio non potete piú soffrirmi?

- Rimanete...

- No vado. Ma rispondetemi.

- Che cosa?... Ve ne siete accorto?

- Uh, da tanto tempo!

- E allora... perché venite?

- Seriamente? - domandò il Gueli guardandola fiso negli occhi. - Scusate; non avreste ragione, mi sembra, di dir cosí..

- Ah sí? - esclamò Fulvia battendosi leggermente la fronte col segnalibro d'avorio. - Vantate per giunta diritti alla mia gratitudine?

- Nessun diritto! - s'affrettò a rispondere il Gueli. - La vostra gratitudine? E perché? Solo...

Fulvia lo interruppe con uno sguardo altero e fermo.

- Oh non temete, so fin dove debbo dire... - rispose egli. - Storie vecchie, lo so! Ma, perché vengo, via! Lo sapete... Abbiate ancora un po' di pazienza, che diavolo! Tra due o tre anni, sperabilmente, non verrò piú a importunarvi con la mia presenza... Adele ha già quindici anni... Ma in fondo poi di che potete lagnarvi? Dopo tant'anni: son quindici? quanti sono? - anche il mio amor proprio, vedete, s'è quietato... Eh sí, eh sí... Ormai son vecchio, Fulvia! Tutta la mia mon-da-ni-tà sapete a che si riduce? Pago l'abbonamento al circolo...

- Perché mentite adesso? - gli domandò argutamente Fulvia. - V'ho domandato forse quel che fate?

Il Gueli s'inchinò portandosi una mano sul petto:

- Toccato! E in cambio, guardate, non vi farò il torto di credervi gelosa.

 

Inizio pagina

 

Fulvia scoppiò a ridere:

- Di voi?

- Perché no? - fece Maurizio sorridendo anche lui. - Suol per altro avvenire... Mi son consolato? Oh, e tanto meglio per me! Mi fa molto piacere che lo crediate. La strana, mia cara, siete voi, perché...

- Io? - interruppe Fulvia.

- Certo! Come no? Franco, eh? Tanto, ci siamo...

- Oh, dite pure!

- No. Lo farò dire a voi stessa. Cosí anzi inganneremo l'attesa.

Fulvia tornò a sdrajarsi su la poltrona e indicò una seggiola al Gueli.

- No, - disse questi - resto in piedi. Un interrogatorio, breve breve, mia cara. Permettete? E lo farò dire a voi stessa. Sposaste a vent'anni, è vero?, mio cugino Aldo.

- Interrogatorio in tutte le forme! - fece ella. - Ma voi non potete esser giudice!

- Perché no? Nessuna passione mi fa piú velo...

- E allora, a diciannove anni, se non vi dispiace - corresse Fulvia.

- Amavate allora Aldo?

- No.

- Naturalmente! Né lui vi amava. Fin qui, nulla di strano.

Fulvia rise di nuovo.

- Come no? Se non mi amava, perché m'ha sposata?

- Oh bella! e voi?

- Io non sono andata a cercarlo.

- Parliamo di voi - troncò Maurizio.

Fulvia lo arrestò con un gesto della mano, protestando:

- Non ho voluto scusarmi.

- Bene, - riprese il Gueli - a ogni modo, dopo circa due anni... Se non fu un capriccio, lo pagaste troppo caro... Poco dopo, il timore o il rimorso (diciamo il rimorso), uccise in voi... quel che sentivate per me. Oh, vedete! da quel tempo - è un bel pezzo ormai! - io ho chiuso veramente il mio conto con la vita: pagai allora a lei, in una volta sola, quel tanto di dolori e di noje che le dovevo in cambio delle scarse gioje che m'ha concesso, cosí, alla spicciolata, da quella trista usuraja ch'essa è; e son rimasto, mia cara, in credito: grosso credito, a cui non intendo affatto rinunziare. Mi sentivo legato a voi da un nodo ormai indissolubile... Ero pazzo, ne convengo. Non intendevo, per esempio, che a voi... - uh, non intendevo tante cose, allora...

- E ora? - domandò Fulvia con fredda ironia.

- Piano! - fece Maurizio. - Mi respingeste: io m'ammalai sul serio; viaggiai per distrarmi (sciocca medicina!)... basta; dopo un anno circa, tornai a voi. Come m'accoglieste! Vi ricordate? - Non temete, - vi dissi - io son guarito. Concedetemi di venir di tanto in tanto... E voi lo concedeste... per vostra figlia...

- Non l'avessi mai fatto! - esclamò Fulvia.

- Oh, non l'avreste fatto, lo so: - riprese calmo il Gueli - ma proprio in quel tempo, vedete, Aldo ebbe, per mia fortuna, bisogno di me per la prima volta.

Fulvia strinse i denti, contrasse il volto e scosse il capo rabbiosamente.

- Perché fate cosí? - continuò Maurizio. - V'ho io forse pregata di qualche cosa, oltre la vostra concessione? Ho chiesto forse la vostra amicizia? Eh, lo so: vi avrei insultata, chiedendovela! E non l'ho fatto... Ho continuato a venir qui...

- E vi par poco? - gli domandò Fulvia guardandolo acutamente.

- Ma non per voi... Via Fulvia, state pur contenta, che avete fatto bene, ammesso anche che vi sia costato un sacrifizio, benché io non intenda perché poi vi debba pesar tanto qualche mio... sí qualche mio favoruccio, il piú disinteressato che si possa immaginare! State tranquilla: non è fatto a voi, né a vostro marito, e forma l'unica mia felicità, perché posso dire d'aver fatto anch'io qualcosa per la vostra bambina... Guardate: - disgraziatamente Aldo è ancora per una triste china... Il pericolo dunque dura tuttavia: chi meglio di me, con meno disinteresse di me potrebbe difendervi? A chi potreste rivolgervi?

Fulvia scattò in piedi.

- Io? Oh, io, se mai, a chiunque altro, ve l'assicuro, e a qualsiasi patto, tranne che a voi, guardate!

Maurizio Gueli la guardò come compiacendosi dell'accensione del volto di lei per quello scatto d'ira; poi con calma osservò:

- Ho torto io nel dirvi strana?

- Ah, strana per questo? - incalzò Fulvia. - Vi sembra strano...

- Che sentiate siffattamente per me? - terminò Maurizio la frase. - No davvero! Mi sembra anzi naturalissimo...

- E dunque?

- Sebbene ormai... via! Ma agli occhi vostri, si sa, io sono il solo qui, che non soffre nulla, è vero? Anzi, anzi di tanto in tanto vengo a tòrmi come in premio i sorrisi d'una dolce creatura... Son la prova vivente d'un vostro... delitto, è vero? Adesso lo chiamate forse cosí... Già! prima per voi delitto era invece il legame che vi accompagnava per forza a un uomo che non vi amava e che non amavate. Ma anche questo è naturale... Strano, mia cara, è quest'altro fenomeno: che voi, ora, siate - lasciatemelo dire - cosí perdutamente innamorata di vostro marito, anzi - per dir meglio - malata di lui... Com'è avvenuto? Piú ci penso, meno riesco a spiegarmelo...

- Come! Eppure - fece Fulvia con beffardo stupore - siete cosí gran conoscitore di donne voi!

- Voi, invece, mi credete uno sciocco - rispose Maurizio. - E sia! Opinioni... Io vi stimavo cosí insuscettibile d'amore...

- Ah sí? E ora?

- Ah, lo stesso! Ma...

- C'è un ma?

- Vostro marito.

- Non l'amo? - domandò Fulvia, mostrando con dolcissima grazia quasi paura che il Gueli le rispondesse di no.

- Come? - fece questi un po' imbarazzato. - No... ecco... prima... bisogna distinguere. Io per dir la verità, mi ci perdo. Perché, sí, questo vostro amore - scusate veh! - mi fa pensare a un pasticcio. Mi spiego: c'entra un po' di tutto... Ecco, vediamo: Pentimento prima, va bene? Del resto, è naturale, per la gravità del caso... Segreto bisogno di perdono, va da sé. Poi, anche bisogno d'un legame, è vero? la gioventú! e allora vanità offesa, puntiglio, dispetto... un fermento insomma d'impressioni e di sentimenti, ai quali sa esser campo soltanto il cuore d'una donna...

- L'amo o non l'amo? - domandò Fulvia, passando sopra, dispettosamente, allo sforzo d'analisi del Gueli.

- L'amerete! - rispose Maurizio. - Ma io vorrei spiegarmi il come e il perché...

- A che pro e a che scopo?

- Per amore dell'arte.

- A mezzanotte?

Maurizio tornò a guardar l'orologio, poi con grande serietà disse:

- Non ancora. Mancano venti minuti. Volete sentire la verità? Com'io la pensi? Vi siete trovata innanzi a un uomo...

- A voi? - interruppe Fulvia.

- No: a vostro marito, che non s'è curato mai di voi... lasciatemi dire - né di voi, né della casa, né prima né poi - mai! Accecato da un'altra passione che l'ha quasi tratto alla rovina; fiero, però e sprezzante, ah! quasi orgoglioso del suo delitto - questo sí, delitto: chi spoglia sé, la moglie, la... figlia, la casa, come ha fatto lui, per me, scusate, è un delinquente!

- Un pazzo! - sospirò Fulvia.

- Già, già, benissimo! Dimenticavo infatti che nel pasticcio entra finanche un sentimento di pietà incomprensibile. Sicuro! Per voi è soltanto un pazzo, un povero pazzo... Cercaste di ricondurlo sulla via della ragione? Non v'intese neppure! Andaste a lui, offrendovi, passione contro passione? Fu piú forte la sua: vi respinse! Lo minacciaste? Restò indifferente, quasi lasciandovi padrona di fare a piacer vostro, pur di non esser molestato... Ah, c'era veramente, in questo modo d'agire, di che tentare una donna come voi! Ecco alfine un uomo che non è di pasta frolla! Un uomo che finalmente sa essere qualche cosa - anche un pessimo arnese, se vogliamo! E frattanto, vi mettete a odiar me, perché non riuscivate a farvi amare da lui! Graziosissimo!... Vi ha egli lasciata oltrepassar mai, in tanti anni che state insieme, il limitare della piú lieve confidenza? Mai! V'ha tenuta sempre, diciamo cosí, fuori la porta. Vi siete messa a picchiare; ma sí! lui era occupato a buttar tutto giú dalle finestre... Quando ha badato a voi? È finanche sfuggito al vostro assedio! E ora, siete rimasti fuori tutti e due... Quasi quasi, qui, il padrone di casa sono rimasto io... Ah, ne combina la sorte! Come una mendicante dietro la porta chiusa, voi aspettate ch'egli ritorni...

Maurizio Gueli cavò dalla tasca posteriore un elegantissimo portasigarette, ne trasse una, l'accese, poi tese di nuovo la mano a Fulvia e salutò:

- Buona notte, Fulvia, e buona attesa. Sapete? Ci sarebbe forse un solo mezzo per mettermi alla porta...

- Quale? - domandò Fulvia con ansia affettata.

Maurizio sorrise freddamente.

- Dategli a intendere che vi faccio la corte.

- Temete che lo faccia? - domandò Fulvia e si morse il labbro inferiore.

Maurizio, continuando a sorridere, agitò piú volte una mano con l'indice teso; poi disse inchinandosi:

- Son quasi sicuro che non vi crederebbe. Basta. Buona notte. Passo dal circolo, e ve lo mando subito... Buonanotte.

 

Novelle per un anno

Appendice

1. Capannetta

2. La ricca

3. L’onda

4. La signorina

5. L’amica delle mogli

6. I galletti del bottajo

7. Il «no» di Anna

8. Il nido

9. Dialoghi tra il Gran Me ei l piccolo Me Versione Tedesca

10. Chi fu?

11. Natale sul Reno

12. Sogno di Natale

13. Le dodici lettere

14. Creditor galante

15. La paura

16. La scelta

17. Alberi cittadini

18. Prudenza

19. La signora Speranza

20. La Messa di quest'anno

21 . Stefano Giogli,uno e due

22. Maestro amore

23. Colloqui coi personaggi

24. I due giganti

25. Frammento di cronaca di Marco Leccio e della sua guerra sulla carta nel tempo della grande guerra europea

26. Sgombero

27. Lillina e Mita

TESTI ESTRAVAGANTI

28. Pianto segreto

29. I muricciuoli, un fico. un uccellino

30. Personaggi

31. Incontro

32. Disdetta

33. Disdetta (Continuazione e fine)

Novelle per un anno

INDICE ALFABETICO

INTRODUZIONE

Prefazione di

Corrado Alvaro

1922

scialle nero

1922

la vita nuda

1922

la rallegrata

1922

l'uomo solo

1923

la mosca

1923

in silenzio

1924

Tutt'è Tre

1925

dal naso al cielo

1925

Donna mimma

1926

il vecchio dio

1928

la giara

1928

il viaggio

1928

Candelora

1934

berecche e la guerra

1937

una giornata

APPENDICE