E internamente si riprometteva di mai piú per l'avvenire
fare scontenta la moglie con l'invitar nelle feste parenti o
amici.
Ma il diavolo, anche quella volta, volle metterci la coda.
La donna, nel comprar tutto l'occorrente pel manicaretto, la
vigilia, s'era dimenticato il prezzemolo: due centesimi di
prezzemolo.
- Ah, marito mio! e come si fa?
- Da' a me; vo a comprartelo io.
- No, tu no! Tu oggi non esci di casa, ti ripeto.
- Eh via, sciocchina! Credi che... L'erbaiola è qui, a due
passi...
- Inutile! Non sento ragioni...
- E allora, vacci tu.
- Io non posso, capisci? Come lasciare? Dio mio! Senti; io
sto qui sulla porta a guardarti; andrai senza berretto, lí
di faccia: due centesimi di prezzemolo.
- Un lampo, lascia fare! Vo e torno.
- Bada!
- Non dubitare...
Ma appena a cinque passi dalla soglia, pàffete! il vecchio
curato del villaggio vicino, dove il bottajo Màrchica aveva
dimorato tre anni.
- Oh, signor curato! Beati gli occhi che la vedono! E come
va? Da queste parti?
- Affarucci, affarucci, - rispose il vecchio curato
sorridendo, con gli occhi che gli scomparivano tra le rughe.
- Evviva veramente! Come va? Come va? Che si dice a
Montedoro?
- Eh! Che s'ha da dire? Tanto bene, figlio mio. Il mondo è
vecchio...
E il buon curato si fregava le mani secche, tremanti, fatte
davvero per regger l'Ostia soltanto.
- Lei, lo vedo, - rispose il bottajo; - sempre in salute,
Dio la benedica! Oh, anch'io, sí; ringraziamo Iddio! E
lavoro, non me ne manca... Sissignore... Vo a comprar due
centesimi di prezzemolo per mia moglie... Anche lei, benone!
E si ricorda sempre del suo vecchio curato, sa? «Quel buon
curato!» mi dice sempre. Mia moglie, chiesa e casa - già lei
lo sa. Oggi mi prepara un pranzettino proprio coi fiocchi e,
a tavola, noi due soli - io, qua, lei, là!... Ma... e dove
desina lei oggi, signor curato? Certo mia moglie avrà tanto
piacere di rivederla... Mi vuol fare un favore? Non mi dica
di no.
- Pronto, figlio mio, se posso...
- Deve desinar con noi oggi, pel Santo Natale...
- Non posso, figlio mio...
- Come, non può? Sdegna la casa dei poveri! Lo so, cose da
poverelli... due galletti, e lí...
- Non è per questo, figlio mio; tu mi conosci. Devo
ripartire a momenti.
- Ripartirà piú tardi!
- L'asinello m'aspetta al fondaco...
- Lo lasci aspettare; si riposerà meglio... Non lo lascio
partire, ecco! Mi deve fare questo favore. Sí?
- Giacché lo vuoi per forza... Tante grazie, figlio mio...
- Grazie a lei, signor curato, dell'onore... Entri, entri in
casa... Guardi: quella porta lí di faccia... C'è mia moglie,
guardi, sulla soglia... Io vo e torno: due centesimi di
prezzemolo...
Il vecchio curato sorrise, guardando la moglie del bottajo,
e la salutò con la mano, avvicinandosi alla porta.
- Me l'ha fatta! Me l'ha fatta! - si diceva intanto la donna
tra i denti, stringendo i pugni e rodendosi dentro dalla
rabbia. - Oh, ma l'hai da far con me, adesso! Vedrai. - Come
sta, come sta, signor curato? Quanto onore... Quanto
piacere...
- Vostro marito ha voluto per forza cosí... Non mi son
potuto rifiutare...
- Ah, padre mio! - sospirò la moglie del bottajo,
atteggiando di grave mestizia il volto.
- Che avete, figliuola mia? - domandò il curato sorpreso.
- Le dirò, le dirò, signor curato... Aspetti un momento.
Entrò il bottajo, sorridente, col prezzemolo.
- Ecco il prezzemolo! Vedi, moglie mia? Il tuo buon
curato! Chi poteva aspettarselo? Ed ha avuto tanta
degnazione d'accettare il nostro umile invito... Già
gliel'ho detto: cose da poverelli... Ma che fa, è vero?
supplisce il buon cuore...
- Certo, certo...
- Sa, signor curato? Mia moglie mi aveva detto: oggi,
nessun invitato... E io, difatti... Ma poi ho visto lei,
e per lei son sicuro che... È vero, moglie mia?
- Senza dubbio, senza dubbio, rispose la moglie con le
labbra strette. - Piuttosto, ora che ci penso... e il
vino? Mi son dimenticata anche del vino... Guarda, che
testa. Farai un'altra corsa tu, è vero, marito mio? Abbi
pazienza...
- Ma certo, subito! Dammi il berretto, dammi.
- Ecco il berretto. Una corsa, mi raccomando!
- Non dubitare.
Appena uscito il marito, disse la donna al curato:
- Ah, padre mio! Fortuna che s'è lasciato indurre ad
andar pel vino!
- Perché, perché, figliuola mia?
- Ah, se sapesse, signor curato! Vino in casa ce n'avevo
d'avanzo; ho detto di non averne per carità cristiana...
- Come!
- Per salvar lei, padre mio!
- Me?
- Sissignore! Non sa dunque nulla? Non sa che mio
marito...
E fece un gesto espressivo con la mano.
Il povero curato fece, alla sua volta, una faccia lunga
due palmi:
- Matto, dite? Matto? Come mai! Povero ragazzo! - e
batté una mano con l'altra. - E come mai!
- Sissignore! Sissignore! - incalzò la donna. - Io non
ho piú lacrime da piangere in segreto, padre mio! (e
intanto piangeva). Quante lacrime, quest'occhi! E se
sapesse che sorta di pazzia gli è venuta! Non può veder
gli occhi della gente, che subito gli vien voglia di
strapparli... sissignore!
- Gesú, che guajo! Gesú, che guajo! - nicchiava con la
lingua inaridita il povero curato.
- Ah, padre mio! Io parlo per suo bene... S'immagini che
onore per me, che piacere averla a tavola, oggi… Guardi:
prenda i due galletti, uno almeno, non me lo rifiuti!
Glieli avvolgo in un giornale, va bene? E se li porterà
con sé. Ma non rimanga, per carità, se ha cara la vista,
a desinar con noi! Sa, il povero pazzo? Invita la gente
in casa, poi mette le spranghe alla porta e, a fin di
tavola, vuole strappar gli occhi agl'invitati... Se
vedesse, ogni volta, che lotta disperata! Adesso in
paese si sa di questa pazzia, e nessuno piú accetta
inviti da lui.
Il buon curato non pigliava quasi piú fiato dalla paura
e balbettava:
- ... E non m'era parso! Non m'era parso!
Quando la donna terminò di parlare, egli, non ostante la
grave età, balzò da sedere e, ravvoltosi nel tabarro,
calcatosi sulla fronte il cappello:
- Grazie, figliuola mia, grazie! - disse. - Lasciatemene
andar via subito... Grazie, veramente... Vi devo la
vita...
- Prenda i galletti, mi faccia il favore!
- No, niente! Che galletti, cara figliuola! Oh, povero
ragazzo! Il Signore v'assista, povera figliuola! Addio,
addio... e grazie di nuovo...
La donna lo lasciò partire.
- Oh, e questo è fatto! esclamò.
Si recò in cucina, trasse dalla pentola i due galletti,
e li nascose.
- Adesso a noi, signor marito!
Il bottajo rincasò con un buon fiasco di vino, tutto
ansante, trafelato.
Trovò la moglie, in cucina, in pianto dirotto, coi
capelli disfatti.
- Che t'è avvenuto?
- Ah se sapessi! Ah prete cane! - piangeva la moglie.
- Il curato? Dov'è? Che t'è avvenuto?
- Metterai senno, ora? Mi porterai ancora gente in casa?
Vedi che m'ha fatto il tuo signor curato? Vedi che m'ha
fatto?
- Che t'ha fatto?
- Ah mamma mia! Madruccia mia, tu non hai certo
sospettato che l'uomo al quale m'affidavi m'avrebbe un
giorno lasciata cosí esposta alla discrezione della mala
gente! - continuava a piangere inconsolabilmente la
donna.
- Insomma, posso sapere che t'è avvenuto?
- Che?
La moglie, calcolando che il buon curato a quell'ora,
spinto dalla paura, su l'asinello, doveva esser già
abbastanza lontano dal paese, si levò da sedere in gran
furore:
- Che m'è avvenuto? il tuo buon curato, capisci? Il tuo
buon curato mi s'è cacciato in cucina e... guarda,
guarda lí, la pentola! Vedi? Non c'è piú nulla...
- Rubato? - fece con tanto d'occhi il bottajo.
- Tutti e due i galletti!
- Ah birbante! Dici davvero? Possibile? Ah birbante! E
dov'è? Dov'è? Per dove è andato via?
- Io non lo so! Non l'ho veduto...
- Ah, prete ladro! Ah, vecchia volpe! Lasciami! Vo'
corrergli dietro! E se lo raggiungo... se lo
raggiungo... Lasciami!
- Sí, brutto smargiasso! Mettiti con un vecchio,
adesso...
- M'ha rubato!
- Per colpa tua! Pigliatela con te stesso invece! E ti
serva d'esempio, ti serva!
- No, cosí non m'accontento... Lasciami, lasciami... ti
dico, lasciami...
E scioltosi a forza dalle braccia della moglie, si mise
a correre furiosamente per lo stradone che conduce a
Montedoro.
Tutto impolverato, stanco da non poterne piú, dopo aver
percorso buon tratto dello stradone fuori del paese,
vide in fondo, lontano lontano, il vecchio curato che
trotterellava su l'asinello, tra un nuvolo di polvere.
Raccolse allora tutte le forze che gli restavano, e si
mise a gridare:
- Signor curato! O signor curato!
Il vecchio curato si voltò in fondo dello stradone a
guardare di su l'asinello che trottava, trottava...
E il bottajo dal fondo dello stradone, a gran voce:
- Almeno uno, signor curato! Me ne dia almeno uno!
- Caro, to'! Almeno un occhio, dice! Addio, caro! Addio,
caro!
E botte da orbo all'asinello.
- Almeno uno! Almeno uno! - continuava a gridare il
povero bottajo rifinito dalla corsa.
Nel frattempo la moglie, in cucina, si spolpava
comodamente i due saporitissimi galletti.
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