Novelle per un anno - Appendice
1. Capannetta - Bozzetto siciliano
La Gazzetta del popolo della Domenica, 1 giugno 1884
Un'alba come mai fu vista.
Una bimba venne fuori della nera capannetta, coi capelli
arruffati su la fronte e con un fazzoletto rosso-sbiadito in
testa. Mentre andava abbottonando la dimessa vesticciuola,
sbadigliava, ancora abbindolata dal sonno, e guardava:
guardava lontano, con gli occhi sbarrati come se nulla
vedesse.
In fondo, in fondo, una lunga striscia di rosso infuocato
s'intrecciava in modo bizzarro col verde smeraldo degli
alberi, che a lunga distesa lontanamente si perdevano.
Tutto il cielo era seminato di nuvolette d'un giallo croceo,
acceso.
La bimba andava sbadatamente, ed ecco... diradandosi a poco
a poco una piccola collina che a destra s'innalzava, le si
sciorina davanti allo sguardo l'immensità delle acque del
mare.
La bimba parve colpita, commossa dinanzi a quella scena, e
stette a guardare le barchette che volavano su l'onde, tinte
d'un giallo pallido.
Era tutto silenzio. Aliava ancora la dolce brezzolina della
notte, che faceva rabbrividire il mare, e s'innalzava lento,
lento un blando profumo di terra.
Poco dopo la bimba si volse - vagò per quell'incerto
chiarore, e giunta su l'alto del greppo, si sedette. Guardò
distratta la valle verdeggiante, che le rideva di sotto, ed
aveva cominciato a cantilenare una delicata canzonetta. Ma,
ad un tratto, come colpita da un'idea, smise di cantare, e
con quanta voce aveva in gola, gridò:
- Zi' Jeli! Oh zi' Jee...
E una voce grossolana rispose dalla valle:
- Eh...
- Salite sú... ché il padrone vi vuole.
*
Frattanto la bimba ritornava verso la capannetta, a capo
basso. Jeli era salito ancora sonnacchioso con la giacca su
l'omero sinistro e la pipa in bocca - pipa, che sempre
lasciava dormire fra i denti.
Appena entrato salutò papà Camillo, mentre Màlia, la figlia
maggiore del castaldo, gli piantò in faccia due occhi come
saette, da bucare un macigno.
Jeli rispose allo sguardo.
Era papà Camillo un mozzicone di uomo, grosso come una
botte. Màlia all'incontro aveva il volto di una donna di
Paolo Veronese, e negli occhi ci si leggeva chiaramente la
beata semplicità del suo cuore.
- Senti, Jeli - disse papà Camillo, - prepara delle frutta,
ché domani verranno i signori di città. - Buoni, sai!... se
no... come è vero Dio!...
- Oh! sempre la stessa storia -, rispose Jeli, - e sapete
voi che queste le son cose da dire... e poi... a me!...
- Intanto - riprese papà Camillo e prendendolo pel braccio
lo portò fuori della capanna - Intanto... se un'altra volta
ti viene il ticchio di... Basta. Tu mi capisci...
Inizio pagina
Jeli rimase come interdetto.
Papà Camillo scese per la valle.
Non si potea dar di meglio e il giovane saltò alla
capannetta.
- Siamo perduti! - fece Màlia.
- Sciocca! - disse Jeli, - se non ci riesco con le
buone...
- Oh! Jeli, Jeli che vuoi tu dire?
- Come, non mi comprendi? Fuggiremo.
- Fuggiremo? - disse la fanciulla, sorpresa.
- O... - soggiunse Jeli - e si mise la falce lucente
attorno al collo...
- Mio Dio! - esclamò Màlia, come se un brivido le
corresse per tutto il corpo.
- A questa sera, bada, a sette ore! - disse Jeli e sparí.
La fanciulla mandò un grido.
*
Abbujava.
L'ora stabilita si avvicinava, e Màlia pallida pallida,
con le labbra come due foglioline di rosa secca, stava
seduta dinanzi alla porta. Guardava il piano
verdeggiante che si inondava di bujo e quando
lontanamente la squilla del villaggio suonò l'Ave, pregò
anche lei.
E quel silenzio solenne, parve divina preghiera di
Natura! Dopo lungo aspettare Jeli venne. Questa volta
aveva lasciato la pipa, ed era un poco acceso e molto
risoluto.
- Cosí presto? - disse Màlia tremante.
- Un quarto d'ora prima, un quarto d'ora dopo, è sempre
tempo guadagnato - rispose Jeli.
- Ma...
- Santo diavolo! mi pare tempo di finirla con questi
ma... Non sai tu, cuor mio, di che si tratta?
- Lo so bene! lo so tanto bene... - s'affrettò a
rispondere Màlia, che non poteva adattarsi a quella
sconsigliata risoluzione. Frattanto un fischio lontano
avvertí Jeli che la vettura era pronta.
- Sú via!- disse; - Maliella mia, coraggio! È la gioja
che ci chiama... - Màlia mandò un grido. Jeli la prese
per il braccio, e di corsa... Come pose il piede nella
carretta - A tutta furia! - gridò.
I due giovani si strinsero e si baciarono con libertà
per la prima volta.
*
A nove ore papà Camillo ritornò dalla valle e fischiò
potentemente. Venne la bimba in fretta e prima che fosse
giunta:
- Dove è Jeli? - le domandò; - hai tu veduto Jeli?
- Padrone!... padrone!... - rispose quella con voce
ansante, soffocata.
- Che cosa vuoi tu dirmi? Mummietta! - ruggí papà
Camillo.
- Jeli... è fuggito... con Maliella...
- … - E un suono rauco... selvaggio fuggí dalla strozza
di papà Camillo. Corse... volò alla capanna: prese lo
schioppo e fece fuoco in aria. La fanciulla guardava
tramortita.
Era uno spettacolo strano la collera pazza di
quell'uomo. Un riso frenetico scattò dalle sue labbra e
si perdé in un rantolo strozzato. Non sapeva piú quel
che si faceva... E fuori di sé appiccò il fuoco alla
capannetta come per distruggere ogni cosa che gli
parlava di sua figlia. Poi di corsa furiosa, con lo
schioppo in mano, via per il viale, dove forse sperava
trovare gli amanti...
*
Per la lugubre sera salivano al cielo sanguigne quelle
lingue di fuoco.
Fumava la nera capannetta, fumava crepitando, come se
col lento scoppiettio volesse salutare la bimba, che
pallida, inorridita, con gli occhi fissi la guardava.
Pareva che tutti i suoi pensieri seguissero la colonna
di fumo, che s'innalzava dalla sua modesta dimora.
Fumava la nera capannetta, fumava crepitando, e la bimba
stette muta a riposar gli sguardi sulla cenere cupa.