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Il professor Bindo Tàiti aveva dato ascolto al collega Della Torre, e da tre
mesi «conversava» tre volte la settimana: il lunedì, il mercoledì e il sabato,
dalle ore 17 alle 18, con una certa fräulein Wenzel, pescata negli avvisi
economici della sesta pagina d’un giornale (tre lire a conversazione).
Faceva progressi? Era contento del consiglio? scontento?
Il professor Della Torre si struggeva di saperlo. Ma non riusciva a cavar nulla
da quel benedetto omino color di zafferano, dall’aria sempre stanca, malaticcia,
che pareva si nutrisse di limoni.
Aveva in verità il professor Taìti dipinta in volto la nausea e l’oppressione di
ciò che si era condannato a fare per tutta la vita. Si provava ogni tanto a
sollevare le sopracciglia sempre aggrottate, quasi per concedere agli occhi di
volgere altrove uno sguardo di sfuggita, sottraendoli per un istante alla
covatura del perpetuo incubo. Ma gli occhi stanchi, barlacchi, pareva non
avessero alcun piacere di quella concessione e volgessero appena altrove,
obliquamente, uno sguardo cattivo, denso di rancore e di fastidio, quasi per
forzata obbedienza, e subito ritornavano sotto l’incubo delle sopracciglia
aggrottate.
- Conversiamo, - aveva miagolato in risposta, tempo addietro, a una prima
domanda del collega.
- Speditamente?
- Così...
- Insomma... Ia cosa va?
- Così...
A un’altra domanda, intorno alla maestra, signorina Wenzel:
- Fräulein, - aveva risposto misteriosamente.
Il professore Della Torre, credendo che il Taìti volesse correggergli la
pronunzia, aveva ripetuto:
- Ebbene... fräulein, non ho detto bene?
- Benissimo.
- E allora? Ti domando com’è!
- E io ti rispondo: fräulein.
- Non capisco.
- Caro mio, fräulein, in tedesco, di che genere è?
- Oh bella! Neutro!
- E dunque!
Da parecchi giorni in qua, si mostrava però più stanco, più oppresso, più
inacidito del solito. Qualche contrarietà doveva averla di sicuro. Riconosceva
di trar poco profitto da quelle conversazioni? era sfiduciato? si sentiva male?
che aveva?
Tutto poteva immaginarsi il professor Della Torre, tranne che il neutro
fräulein per il suo collega Taìti cominciasse a divenire di genere
femminile.
Errore di grammatica, gravissimo errore di grammatica, nel quale il professor
Bindo Tàìti certamente si sarebbe guardato bene dal cadere, se lei, fräulein
Wenzel a tutti i costi non avesse voluto dimostrargli che, in certi casi, o la
natura è sgrammaticata, o la grammatica non va d’accordo con la natura.
Il professor Della Torre ne ebbe, quella sera stessa, la confessione al languido
lume tremolante d’un lampione nella solitaria via Cernaja, allorché il povero
Pannelli poté alla fine liberare il braccio e scappare a un cinematografo sotto
i portici dell’esedra di Termini. - Innamorata? innamorata di te? Ma ne sei
proprio sicuro? - Sicurissimo. - E me lo dici così? - Penso di non tornarci più,
domani.
Il Della Torre finse di trasecolare; stette a contemplarlo un pezzo; poi disse:
- Ah, dunque, proprio... proprio non vuoi approfittare della fortuna, che t’ajuta
in tutti i modi?
- Fortuna? - sghignò il Taìti. - Ma io me ne scappo, a gambe levate, caro mio,
da certe fortune!
- Come: - riprese il Della Torre. - Ma dimmi... aspetta! Questa fräulein
Wenzel com’è? vecchia, brutta?
- Non lo so.
- Come non lo sai? Perdio, l’avrai guardata!
- Io le guardo la bocca, quando parla - rispose il Taìti. - Ma tanto vecchia non
è. Così... su la trentina.
- Bionda?
- Sì, mi pare...
- Con gli occhiali?
- Non mi pare... no, no, senza occhiali.
- Grassa? Magra?
- Né grassa, né magra.
- E sarà bianca! con quell’incarnato di pesca che hanno tutte le tedesche, no? E
avrà gli occhi ceruli! Cerulea gens sincera. . .
- Sincera, no: si mescola.
Il professor Della Torre si voltò a guardarlo, stordito.
- Si mescola? Che vuoi dire?
- Eh, - fece il Taìti. - Tacito dice sincera, nel senso che non si mescolavano.
Ora, questa fräulein Wenzel pare che sia dispostissima a mescolarsi.
- Già, già, - riconobbe il Della Torre. - Ma anzi, meglio! Caro mio,
l’incrocio... Che vai cercando? Innamorata, bionda, non brutta, trentadue...
abbondiamo, trentatré anni... che vai cercando? Ma non sai che non c’è miglior
maestro dell’amore? Scherzi, avere una donna innamorata per maestra? Tu lo sai
meglio di me, caro: perché si abbia la conoscenza reale e non astratta di una
cosa, perché questa cosa divenga veramente nostra, bisogna che la conoscenza
divenga sentimento. Finché conosciamo soltanto con l’intelletto, avremo una
conoscenza astratta delle cose; chi si appropria delle cose è il sentimento! E
dunque? Se tu riesci a rispondere all’amore di questa donna, subito tutta la tua
conoscenza del tedesco si vivificherà, diventerà sentimento, vita, che scherzi?
Acquisterai subito con l’amore il sentimento della lingua! Diventerà tua, per la
vita, quella lingua: tu la vivrai, che scherzi? Non esiterei un momento, se
fossi ne’ tuoi panni! Non esiterei un momento! Pensaci, Bindo!
Ci pensò tutta la notte, il professor Taìti. Le ragioni del collega lo avevano
scosso. Senza dubbio, l’amore avrebbe facilitato l’insegnamento. Ma il difficile
per il professor Tàìti era l’amore! Quell’amore italiano, che per fräulein
Wenzel doveva essere così dolce, so süss, so süss... Si sentiva invece
così agro lui, il professor Taìti, per tutti i limoni, che la sorte, dacché era
nato, gli aveva dato da mangiare...
Tuttavia, se fosse riuscito a rispondere almeno un poco, spremendosi, all’amore
di fräulein Wenzel, chi sa che davvero non avrebbe potuto cavarne qualche
vantaggio.
- Qualche vantaggio? - incalzò la sera dopo, il professor Della Torre,
all’uscita dalla trattoria. - Ma tutti i vantaggi, caro mio, che scherzi? Di’ un
po’: hai notizie particolari della vita di lei?
- Qualche notizia, - rispose il Tàìti.
- Di che famiglia è?
- Il padre è un cappellajo di Koblenz.
- Cappellajo?
- Sì, un buon cappellajo, dice lei.
- Te ne puoi informare! E come, perché si trova in Italia?
- Perché due anni fa, fu chiamata a Milano istitutrice in una famiglia... non
so... Bontini... Tombini, una cosa così... Morta la bambina per cui era stata
chiamata, fu licenziata e se ne venne a Roma. Dice che ama l’Italia
svisceratamente...
- E te!
Il professor Tàiti raggrinzò tutta la sua macilenza cartilaginosa per sorridere;
alzò le spalle; socchiuse gli occhi dolenti, e disse:
- Fa’ il piacere...
- Ti ama, l’hai detto tu stesso! Ebbene, che aspetti? Se è come mi hai detto...
se è di buona famiglia...
- Fa’ il piacere... - ripeté il Tàiti.
Il professor Della Torre non si trattenne più.
- Ma sai che io la sposerei?
- Ah, tu. . .
- Se fossi ne’ tuoi panni!
- Lo credo. Son cose che si farebbero, ma sempre nei panni d’un altro.
- Oh bella! Ma scusa, - esclamò il Della Torre - ama me, forse, fräulein
Wenzel? Lo farei, se amasse me, intendo dir questo! Lo farei, se avessi gli anni
tuoi! Io sono già troppo vecchio. ..
Il Taìti volse, a questo punto, uno de’ suoi sguardi obliqui, pieni di rancore e
di fastidio, al collega e disse:
- Tu sei più giovine di me. Io sono malato.
- E perché sei malato? - rimbeccò il Della Torre. - Per la vita che fai! Mangi
in trattoria, e ti rovini lo stomaco. Se avessi una casa, le cure amorose d’una
donna...
- Questo è vero, - riconobbe il Tàiti.
- E poi, per noi, caro, - seguitò con più foga il Della Torre, - per noi che
vogliamo dedicarci all’insegnamento del tedesco una moglie tedesca è l’ideale!
Già le donne tedesche sono le migliori del mondo, è notorio! Sane, solide e
cordiali... E poi, che scherzi? Tu paghi tre lire per un’ora di conversazione!
Averla in casa, dalla mattina alla sera... Ia scuola! Moglie e maestra... Senza
contare tutte le altre comodità! Già, il concorso lo vincerai di sicuro... E
dunque, tra poco, la tua condizione finanziaria sarà di molto migliorata. Ti
metti a posto! Ma potrai anche farti ajutare da lei, la sera a correggere i
compiti, santo Dio! È maestra... Bindo, tu sei... così, dico, non molto adatto,
per niente proclive... un po’ la salute che ti manca... un po’ l’indole troppo
schiva... il tempo, tutto occupato nello studio... senza voglia di distrarti...
guarda che una simile fortuna forse non ti capiterà due volte! Assecondala,
approfittane, ora che, senza volerlo, ti trovi su la via... non t’avverrà forse
mai più, pensa, mai più...
Il professor Bindo Taìti non poté chiudere occhio neanche quella notte.
L’idea... l’idea che avrebbe potuto anche dare a correggere alla moglie i
compiti di tedesco... Ia scuola in casa... moglie e maestra... un piccione,
cioè, due fave... no, due piccioni a una fava... Per Dio! quali e quante
ragioni, una meglio dell’altra, aveva saputo escogitare per lui il collega Della
Torre... Pareva che si struggesse dalla voglia di farlo felice, di fargli
vincere il concorso, di salvarlo a ogni costo.
Questo, ecco, questo lo irritava, lo sconcertava, gli dava ombra... Che
interesse poteva avere il collega Della Torre, spingendolo così, con tante
ragioni una più persuasiva dell’altra, a sposare fräulein Wenzel?
Ci si scapò tutta la notte. Non riuscì a capacitarsene. Ma i vantaggi, sì, i
vantaggi erano sicuri. Il guajo era l’amore! Fräulein Wenzel voleva
assaporare in lui la dolcezza dell’amore italiano: e chi sa come lo avrebbe
oppresso, per ispremere questa dolcezza da lui, che si sentiva il cuore più
arido di una pietra pomice. Chi sa qual fastidio ne avrebbe avuto... Ma i
vantaggi, i vantaggi erano sicuri. Pareva veramente sana e solida e cordiale,
fräulein Wenzel. Il fastidio dell’amore glielo avrebbe certamente compensato
con molte cure. Di tanto in tanto, pazienza! avrebbe serrato i denti e, sudando
molto, si sarebbe lasciato amare.
Ci pensò ancora parecchi giorni e infine annunziò al collega il prossimo
matrimonio.
Che abbracci, che baci, che festa, il professor Della Torre! Come se avesse
preso un terno al lotto. E insieme col Pannelli, che sarebbe stato, senza
dubbio, il secondo testimonio alle nozze, volle pagare lo champagne
quella sera stessa, per festeggiare la felice risoluzione.
Il Tàiti se ne tornò a casa stordito, intronato di tutta quella festa del
collega, di cui non riusciva a trovar la ragione; ma la trovò subito, la
ragione, dopo il matrimonio, appena tornato dal viaggio di nozze a Koblenz.
Durante la luna di miele, aveva sofferto tutte le pene dell’inferno. Dopo
trentacinque anni di struggente attesa, quella donna, divenuta sua moglie, si
era gittata con furibonda voracità su le sue misere carni. Neanche un’ombra di
compassione per lui, che in fondo, sposandola, non aveva preteso nulla da lei,
nulla che dovesse costarle, non che un sacrifizio, ma neppure il minimo sforzo:
parlare, ecco, solamente parlare in tedesco, cioè, nella sua lingua, a lui, che
l’aveva sposata soltanto per questo... Ma che! In italiano, in italiano voleva
essere amata; voleva amare in italiano, lei, adesso! Voleva ch’egli le parlasse
d’amore in italiano e in italiano ella voleva rispondergli!
Ebbene, appena installato nella nuova casetta modesta, coi segni nello sparuto
volto citrino del supplizio a cui s’era dannato, il professor Bindo Tàiti, due
giorni dopo il suo ritorno da Koblenz, vide entrare nel salotto il collega
professor Vittorio Della Torre, il quale, fresco fresco e sorridente, con
imperterrita faccia tosta, attaccò subito con sua moglie una graziosa,
interminabile conversazione in tedesco.
Senti tutto il poco sangue che gli restava, fargli impeto nella testa. Vide
rosso. Ah, per questo? Tant’impegno prima, tanta festa poi, per questo? per aver
modo di esercitarsi a parlar tedesco con sua moglie, senza alcuna spesa, senza
alcun fastidio, senza alcun peso? per questo?
Si tenne a stento quella prima sera, divorato dalla rabbia. Il collega Della
Torre lo guardava di tratto in tratto, e gli sorrideva:
- Non ti senti bene, caro?
E si voltava subito a domandare in tedesco alla moglie, se per caso il suo caro
Bindo non stava male. E la moglie... ciaff cioff, ich, doch, nicht, ja, nein
- quattr’ore, quattr’ore, quattr’ore di conversazione in tedesco, gratis, a quel
suo boja.
Esplose la seconda sera, appena andato via il Della Torre. Alla moglie parve
impazzito. Era tanto il suo furore, che non riusciva a esprimersi; strozzato,
congestionato, annaspava, con gli occhi schizzanti dalle orbite.
- Se un’altra volta... se un’altra volta... costui viene... e tu t’arrischi... e
tu t’arrischi di parlargli in tedesco...
Ah, l’amore italiano... si so süss, so süss... ma anche terribile!
Eifersucht! Eifersucht! Gelosia... Gelosia...
E la buona, sana, solida e cordiale moglie tedesca - sicurissima che il suo
povero marito, quel caro tesoro, fosse terribilmente eifersüchtig del suo
collega Della Torre, gli si precipitò addosso con la bocca assetata di baci, con
le mani prodighe di carezze, per rassicurarlo subito, per dargli subito la
prova, la prova più convincente, che ella non amava altri che lui, non voleva
altri che lui:
- Binto mio! Binto mio!
Poteva mai immaginarsi la povera donna, che il marito, in lei, non aveva sposato
altro che la lingua tedesca, e che di lei non gli importava nulla, e che
soltanto della sua lingua tedesca era egli geloso? Allibì, nel vedersi
furiosamente respinta.
Pallido come un morto, con le narici dilatate, tutto vibrante, con un riso di
scherno su le labbra divaricate, egli le fischiò tra i denti:
- Ah, per giunta, ora mi abbracci? Ora debbo darti io i baci e le carezze? Ora
vuoi spremere a me le ultime gocce di sangue, dopo aver conversato quattr’ore,
quattro, quattro ore in tedesco con quella canaglia? E come gli hai corretto
bene tutti gli spropositi! Come gli hai insegnato bene come si dovesse dir
questo, e come si dovesse dir quest’altro.
- Ma discorso... discorso onesto... - s’affannava a ripetere tra le lagrime la
moglie sbalordita. - Discorso onesto, Binto mio, conversazione onesta...
- Per giunta, già! Sicuro, - incalzò egli, - onestissima! Discorsi di
grammatica, discorsi di filologia, discorsi di letteratura... Onesto? Ti pare
onesto da parte sua? È una canaglia, capisci che cos’è? Una canaglia! Ti
proibisco... ti proibisco di parlargli in tedesco! Se domani sera egli torna, e
t’arrischi di parlargli in tedesco, guai a te! guai a te! Non ti dico altro!
La sera dopo, il professor Della Torre, puntuale, tornò fresco fresco, al
solito, e sorridente. Ma trovò il collega più morto che vivo, abbandonato con
gli occhi chiusi su una poltrona. Evidentemente, la notte avanti, aveva fatto
pace con la moglie! E questa gli sedeva accanto, freddissima al suo ingresso nel
salotto, anzi rigida, interita. Appena si provò a domandare in tedesco, se per
caso il caro collega seguitasse a sentirsi male, ella, ponendo una mano sul
braccio del marito in atto di protezione, con uno scatto severo, gli rispose:
- No, precho, sigh-nor! Io parlare con ello italiano. Tetesco io parlare
soltanto con mio marito. Con ello, precho, exerchitarmi parlare italiano.
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