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Fulvia lo arrestò con un gesto della mano, protestando:
- Non ho voluto scusarmi.
- Bene, - riprese il Gueli - a ogni modo, dopo circa due anni... Se non fu un
capriccio, lo pagaste troppo caro... Poco dopo, il timore o il rimorso (diciamo
il rimorso), uccise in voi... quel che sentivate per me. Oh, vedete! da quel
tempo - è un bel pezzo ormai! - io ho chiuso veramente il mio conto con la vita:
pagai allora a lei, in una volta sola, quel tanto di dolori e di noje che le
dovevo in cambio delle scarse gioje che m’ha concesso, così, alla spicciolata,
da quella trista usuraja ch’essa è; e son rimasto, mia cara, in credito: grosso
credito, a cui non intendo affatto rinunziare. Mi sentivo legato a voi da un
nodo ormai indissolubile... Ero pazzo, ne convengo. Non intendevo, per esempio,
che a voi... - uh, non intendevo tante cose, allora...
- E ora? - domandò Fulvia con fredda ironia.
- Piano! - fece Maurizio. - Mi respingeste; io m’ammalai sul serio; viaggiai per
distrarmi (sciocca medicina!)... basta; dopo un anno circa, tornai a voi. Come
m’accoglieste! Vi ricordate? «Non temete», vi dissi, «io son guarito.
Concedetemi di venir di tanto in tanto...» E voi lo concedeste... per vostra
figlia...
- Non l’avessi mai fatto! - esclamò Fulvia.
- Oh, non l’avreste fatto, lo so: - riprese calmo il Guelima proprio in quel
tempo, vedete, Aldo ebbe, per mia fortuna bisogno di me per la prima volta.
Fulvia strinse i denti, contrasse il volto e scosse il capo rabbiosamente.
- Perché fate così? - continuò Maurizio. - V’ho io forse pregata di qualche
cosa, oltre la vostra concessione? Ho chiesto forse la vostra amicizia? Eh, lo
so: vi avrei insultata, chiedendovela! E non l’ho fatto... Ho continuato a venir
qui
- E vi par poco? - gli domandò Fulvia guardandolo acutamente.
- Ma non per voi... Via Fulvia, state pur contenta, che avete fatto bene,
ammesso anche che vi sia costato un sacrifizio, benché io non intenda perché poi
vi debba pesar tanto qualche mio... si qualche mio favoruccio, il più
disinteressato che si possa immaginare! State tranquilla: non è fatto a voi, né
a vostro marito, e forma l’unica mia felicità, perché posso dire d’aver fatto
anch’io qualcuna per la vostra bambina... Guardate: - disgraziatamente Aldo è
ancora per una triste china... Il pericolo dunque dura tuttavia: chi meglio di
me, con meno disinteresse di me potrebbe difendervi? A chi potreste rivolgervi?
Fulvia scattò in piedi.
- Io? Oh, io, se mai, a chiunque altro, ve l’assicuro, e a qualsiasi patto,
tranne che a voi, guardate!
Maurizio Gueli la guardò come compiacendosi dell’accensione del volto di lei per
quello scatto d’ira; poi con calma osservò-
- Ho torto io nel dirvi strana?
- Ah, strana per questo? - incalzò Fulvia. - Vi sembra strano...
- Che sentiate siffattamente per me? - terminò Maurizio la frase. - No davvero!
Mi sembra anzi naturalissimo...
- E dunque?
- Sebbene ormai - via! Ma agli occhi vostri, si sa, io sono il solo qui, che non
soffre nulla, è vero? Anzi, anzi di tanto in tanto vengo a tormi come in premio
i sorrisi d’una dolce creatura... Son la prova vivente d’un vostro... delitto, è
vero? Adesso lo chiamate forse così - Già! prima per voi delitto era invece il
legame che vi accompagnava per forza a un uomo che non vi amava e che non
amavate. Ma anche questo è naturale... Strano, mia cara, è quest’altro fenomeno:
che voi, ora, siate - lasciatemelo dire - così perdutamente innamorata di vostro
marito, anzi - per dir meglio - malata di lui... Com’è avvenuto? Più ci penso,
meno riesco a spiegarmelo...
- Come! Eppure - fece Fulvia con beffardo stupore - siete così gran conoscitore
di donne voi!
- Voi, invece, mi credete uno sciocco - rispose Maurizio. - E sia! Opinioni...
Io vi stimavo così insuscettibile d’amore...
- Ah sì? E ora?
- Ah, lo stesso! Ma...
- C’è un ma?
- Vostro marito.
- Non l’amo? - domandò Fulvia, mostrando con dolcissima grazia quasi paura che
il Gueli le rispondesse di no.
- Come? - fece questi un po’ imbarazzato. - No... ecco... prima... bisogna
distinguere. Io per dir la verità, mi ci perdo. Perché, sì, questo vostro amore
- scusate veh! - mi fa pensare a un pasticcio. Mi spiego: c’entra un po’ di
tutto... Ecco, vediamo: Pentimento prima, va bene? Del resto, è naturale, per la
gravità del caso... Segreto bisogno di perdono, va da sé. Poi, anche bisogno
d’un legame, è vero? la gioventù! e allora: vanità offesa, puntiglio,
dispetto... un fermento insomma d’impressioni e di sentimenti, ai quali sa esser
campo soltanto il cuore d’una donna...
- L’amo o non l’amo? - domandò Fulvia, passando sopra, dispettosamente, allo
sforzo d’analisi del Gueli.
- L’amerete! - rispose Maurizio. - Ma io vorrei spiegarmi il come e il perché...
- A che pro e a che scopo?
- Per amore dell’arte.
- A mezzanotte?
Maurizio tornò a guardar l’orologio, poi con grande serietà disse:
- Non ancora. Mancano venti minuti. Volete sentire la verità? Com’io la pensi?
Vi siete trovata innanzi a un uomo...
- A voi? - interruppe Fulvia.
- No: a vostro marito, che non s’è curato mai di voi... lasciatemi dire - né di
voi, né della casa, né prima né poi - mai! Accecato da un’altra passione che
l’ha quasi tratto alla rovina; fiero, però e sprezzante, ah! quasi orgoglioso
del suo delitto - questo sì, delitto: chi spoglia sé, la moglie, la... figlia,
la casa, come ha fatto lui, per me, scusate, è un delinquente!
- Un pazzo! - sospirò Fulvia.
- Già, già, benissimo! Dimenticavo infatti che nel pasticcio entra finanche un
sentimento di pietà incomprensibile. Sicuro! Per voi è soltanto un pazzo, un
povero pazzo... Cercaste di ricondurlo sulla via della ragione? Non v’intese
neppure! Andaste a lui, offrendovi, passione contro passione? Fu più forte la
sua: vi respinse! Lo minacciaste? Restò indifferente, quasi lasciandovi padrona
di fare a piacer vostro, pur di non esser molestato... Ah, c’era veramente, in
questo modo d’agire, di che tentare una donna come voi! Ecco alfine un uomo che
non è di pasta frolla! Un uomo che finalmente sa essere qualche cosa anche un
pessimo arnese, se vogliamo! E frattanto, vi mettete a odiar me, perché non
riuscivate a farvi amare da lui! Graziosissimo!... Vi ha egli lasciata
oltrepassar mai, in tanti anni che state insieme, il limitare della più lieve
confidenza? Mai! V’ha tenuta sempre, diciamo così, fuori la porta. Vi siete
messa a picchiare; ma sì! lui era occupato a buttar tutto giù dalle finestre...
Quando ha badato a voi? È finanche sfuggito al vostro assedio! E ora, siete
rimasti fuori tutti e due... Quasi quasi, qui, il padrone di casa sono rimasto
io... Ah, ne combina la sorte! Come una mendicante dietro la porta chiusa, voi
aspettate ch’egli ritorni. . .
Maurizio Gueli cavò dalla tasca posteriore un elegantissimo portasigarette, ne
trasse una, l’accese, poi tese di nuovo la mano a Fulvia e salutò:
- Buona notte, Fulvia, e buona attesa. Sapete? Ci sarebbe forse un solo mezzo
per mettermi alla porta...
- Quale? - domandò Fulvia con ansia affettata.
Maurizio sorrise freddamente.
- Dategli a intendere che vi faccio la corte.
- Temete che lo faccia? - domandò Fulvia e si morse il labbro inferiore.
Maurizio, continuando a sorridere, agitò più volte una mano con l’indice teso;
poi disse inchinandosi:
- Son quasi sicuro che non vi crederebbe. Basta. Buona notte. Passo dal circolo,
e ve lo mando subito... Buonanotte.
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