Novelle per un anno - 1937 - Una giornata
13. Il chiodo

Il ragazzo ha confessato che, quel chiodo, lui
l'aveva trovato traversando una strada del quartiere negro
di Harlem. Era un grosso chiodo arrugginito caduto forse da
un carro passato poco prima per la strada.
Caduto apposta.
- Come, apposta?
Inutile sgranar gli occhi, o dare un balzo sulla
seggiola. Se non si voleva tener conto di questo, e del modo
come il ragazzo lo diceva, calmo, convinto, ma fissato negli
occhi vitrei il terrore della cosa incomprensibile e
inesplicabile che gli era accaduta, inutile seguitare a
interrogarlo.
Quel chiodo era lì, in mezzo alla strada
deserta, e vi spiccava in tal maniera che irresistibilmente
attirava a sé non pur lo sguardo ma anche la mano di chi si
fosse trovato a passare, forzato a chinarsi per raccattarlo,
anche senza sapere che farsene, anche per ributtarlo sulla
strada poco dopo.
Il ragazzo infatti dice che lui non pensò mai
che se ne sarebbe servito; che non ci pensò neppure
nell'atto stesso di servirsene. L'aveva in mano perché non
aveva potuto fare a meno di raccattarlo; ma non ci pensava
già più. Il chiodo era ormai "quieto" nella sua mano (ha
detto così, e tutti hanno avuto un brivido nel sentirglielo
dire), il chiodo era ormai "quieto" nella sua mano perché,
come voleva, era stato raccattato.
E così, sempre a suo dire, ugualmente apposta
due monelle di strada, mentre lui stava per svoltare da
quella dove aveva raccattato il chiodo, due monelle, l'una
di circa quattordici anni e l'altra appena di otto, si erano
azzuffate tra loro. Incendiate dentro un nembo di fuoco del
sole estivo al tramonto, facevano un groviglio di braccia di
gambe di stracci di capelli; e lì per lì, d'impeto, lui
s'era gettato su loro, aveva alzato il pugno e ficcato il
chiodo in testa alla più piccola; poi, subito dopo, ma
veramente dopo un tempo infinito, nel vederla morta come da
sempre, stramazzare ai suoi piedi tutta insanguinata, era
restato basito tra l'orrore della gente accorsa.
Perché aveva colpito la piccola e non la grande
non sapeva dire. Non conosceva né l'una né l'altra. Non
aveva avuto tempo neppur di vederle in faccia. Aveva veduto
soltanto che la grande teneva acciuffata la piccola per i
capelli sulle tempie, e che questi capelli della piccola
erano rossi di rame, e una sua mano, come artigliata, sulla
faccia della grande, che le tirava da sotto orribilmente un
occhio, scoprendone tutto il bianco, fin quasi a farlo
schizzar fuori.
Era stato forse per quel colore dei capelli, per
quell'occhio così tirato. Perché poi s'era saputo che il
torto era della grande che voleva fare alla piccola una
soperchieria, approfittandosi della gracilità di lei,
malatina, come s'era visto bene dal suo visino smunto
affilato, che lì per terra, tra il sangue, era sembrato di
cera, una pietà, quel nasino, quella boccuccia, tutte quelle
lentiggini. Nessun dubbio che nella zuffa avrebbe avuto lei,
infine, la peggio.
E lui con quel chiodo l'aveva uccisa.
Ora, dopo l'interrogatorio, ascolta, curvo sulla
seggiola, e con una cupa maraviglia negli occhi, le mani
gracili sui ginocchi, segnate da graffii che forse lui
stesso s'è fatti senza saperlo. Ascolta le ragioni che gli
altri escogitano per spiegare il suo atto.
La sua maraviglia è che possano esser tante,
queste ragioni, mentre lui non sa vederne nemmeno una;
tante, e tutte parer vere e probabili sia quelle escogitate
in suo favore, sia quelle contro di lui.
Inizio pagina
Ma sì, pajono vere e probabili anche a lui,
se si lascia prendere però a considerarle come un
costrutto di ingegnose supposizioni e invenzioni non
propriamente riferibili a lui e al suo atto; altrimenti
no; talune lo farebbero persino ridere, se non si
sentisse trattenuto dallo sbigottimento e da un'altra
cosa che gli tengono sotto gli occhi, sul tavolino del
giudice: il chiodo, la cui ruggine s'è tinta d'un rosso
più cupo; e da un'altra cosa ancora, più terribile di
tutte, che lui si tien nascosta nel più profondo del
cuore, quasi debba provarne vergogna. Ma non è vergogna.
E' spavento. E trema al solo pensiero che possa essere
scoperta. Una disperata pietà, uno sconsolato amore che
gli è nato e a mano a mano cresciuto per LEI, che solo
adesso è venuto a sapere che si chiamava Betty; così
soltanto, Betty; perché così soltanto di nome era
conosciuta; e nessuno infatti è venuto a presentarsi per
lei.
Con questo sentimento segreto, che lo cuoce,
non gli importa se coloro che parlano offendono la
verità, e dicono cose contro di lui; anzi n'è contento
perché ogni cosa ingiusta che dicono gli dimostra sempre
più che vera è invece soltanto quell'altra a cui nessuno
vuol credere, di quel chiodo cioè caduto apposta e di
Betty e dell'altra ragazza che, proprio mentre lui
svoltava dalla strada, si erano azzuffate ugualmente
apposta perché lui da quella loro zuffa trascinato a
menar le mani, senza più pensarci armato di quel chiodo,
commettesse la feroce ingiustizia d'uccidere una
innocente.
E non è vero, Betty, dei tuoi capelli; che i
tuoi capelli rossi non erano belli. Erano belli, erano
belli e ti stavano bene. E che importa che sul visino
affilato abbia tutte quelle lentiggini? Se aprissi gli
occhi che non t'ho nemmeno visti! Ah, fosse avvenuto il
miracolo che tu, là per terra, fra tutto quel sangue,
per far passare a tutti lo spavento, d'improvviso
scoprissi la furbizia di due occhietti vispi. Ma non è
avvenuto questo miracolo. Gli occhietti te li ho visti
soltanto chiusi, per sempre. Forse, malatuccia, non
potevi più averli vispi. Non importa, non importa:
aprili, aprili, Betty, e sorridi. Forse ti manca qualche
dentino; non li avrai ancora rimessi tutti; non importa,
sorridi. Ma queste labbra bianche, queste labbra
bianche; bisogna lavare subito tutto questo sangue.
Insulto epilettico? Chi dice insulto
epilettico?
Lo dicono per lui, e spiegano i sintomi del
male. Ma lui è sicuro di non aver mai provato nulla di
simile. Può darsi che sia affetto di quel male senza
saperlo, rimasto nascosto fino al momento del delitto e
tutt'a un tratto esploso in lui?
Se seguitano a dire di queste cose gli
faranno scoppiare il cuore, o lo faranno impazzire.
Ma ora dicono istinto malvagio.
Preferisce che dicano così, perché non è
vero. Lui, istinto malvagio? Non ha mai potuto assistere
senza ribellarsi alle crudeltà dei suoi compagni di
ricreazione contro qualche bestiolina o un insetto. Mai
rivelato, lui, istinti malvagi. E se credono che ne sia
prova quel chiodo raccattato per terra, fanno ridere.
Non lo conoscono. Non parlano di lui. Nessun istinto
s'era risvegliato in lui nell'atto di raccattare il
chiodo; l'aveva raccattato senza neppur pensare a quello
che faceva; ed era così al tutto alieno che, nel tratto
di strada prima di svoltare, pensava soltanto al carro,
a un carro da cui quel chiodo poteva esser caduto; un
carro che forse s'avviava verso la campagna lontana.
Perché lui tornava proprio dalla campagna in quei
giorni, dov'era stato a villeggiare con la famiglia,
l'estate, e ne aveva visti passare tanti di quei carri
lungo i sentieri tra le erbe alte.
Ma, del resto, dicano quello che vogliono;
inventino; facciano le più assurde supposizioni; non gli
importa più di nulla: è già lontano, nella campagna di
Old Lime dove ha passato l'estate; rivede la villa e
tutti i dintorni deliziosi nell'aria serena; la
barchetta a vela del padre ormeggiata presso la sponda
del fiume, il Connecticut, più azzurro del mare tra
tanto verde d'intorno; è andato col padre su quella
barchetta fino all'oceano; più oltre la mamma non
permetteva che si andasse: la barchetta con tutta la
vela era così piccola; ma la villa era grande, con tante
colonne per finta sulla facciata, e tutta circondata da
tanti grandi alberi belli, che il nonno era sicuro
fossero eucalipti e il babbo diceva platani e faggi;
eucalipti, eucalipti; platani, faggi; ma il fatto era
che facevano tanta ombra, che dentro la villa quasi non
ci si vedeva ed era meglio passare le giornate
all'aperto; del resto in campagna ci si va per questo;
ma attento, gli gridava dietro la madre, di non
allontanarti troppo; e loro, seduti sul davanti,
restavano a spiegare agli amici che venivano a trovarli
che quella villa era la più antica di Old Lime, e una
delle più antiche di tutta l'America; mentre lui o
correva felice come un pazzo lungo le sponde del fiume o
si perdeva nella campagna, in mezzo all'erba così alta e
spessa e che sentiva così di tutti i succhi della terra
che quasi soffocava e ubriacava. Ma ora non può più
esser solo. Ora è là in mezzo a tutta quell'erba, con
Betty; vuole giocar con lei; ma Betty dapprima non
vuole; poi gli dà la manina, una manina ancora fredda
fredda, di gelo, che dà un brivido a toccarla; non
bisogna più pensarci; si china a guardarla; lei ora lo
segue a capo chino e col ditino dell'altra mano
all'angolo della bocca. Vanno e vanno. Ma così è
inutile, se non debbono giocare. Non vuole più giocare?
Non può? E allora? Si vuol gettare di nuovo a terra? No!
No! Betty ora è guarita, e dev'esser vispa di nuovo, e
ridere, ridere, sì. Ma Betty si ferma e con la manina
gli fa segno d'attendere un po'. Che cosa? Deve
allontanarsi un momento, un momentino solo. Un bisogno.
Lui resta un po' mortificato. Non gli piace che le
femminucce facciano saper certe cose. Ma ecco che invece
di lei, dal punto dove è andata a nascondersi, vien
fuori un'altra ragazza; no, non è quella della zuffa; è
una sua cuginetta, grassa e brutta, quasi della sua età,
venuta da Harlem con la madre per passare in campagna
tutta la giornata; lui non la può soffrire. Dov'è andata
Betty? Eccola là lontano che corre; ha preso questo
pretesto per fuggire; ha paura di lui. No, no, Betty;
lui non ti farà più male; lui darà la sua vita per farti
rivivere e lascerà che tu prenda in casa il suo posto.
Ora sei qui; ci penserà la mamma a lavarti bene; e via
tutti questi straccetti; con un abitino nuovo ti
vestirà, d'un colore che ti stia bene, d'accordo con
questi tuoi capellucci rossi, un abitino color pervinca;
oh come ora sei carina così; peccato che lui non ci
debba esser più per vederti, se ha dato per te la sua
vita; e tu resterai sempre piccina così, qua in
campagna, senza mai farti grande per nessuno; in
campagna, come in un paradiso, Betty.
Non l'hanno incriminato.
Dichiarato libero, il ragazzo non ha dato
segno di nulla. Ha tratto soltanto un sospiro. E' sicuro
che lui morrà di pena per Betty.
Ma forse non morrà. Passeranno gli anni. E forse da
grande penserà qualche volta a Betty. E la vedrà, sempre
piccina, che lo aspetta in campagna a Old Lime, con
l'abitino color di pervinca sempre nuovo, che s'accorda
bene coi suoi capellucci rossi.