Novelle per un anno - 1937 - Una giornata
1. Effetti di un sogno interrotto

Abito in una vecchia casa che pare la bottega
d'un rigattiere. Una casa che ha preso, chi sa da quanti
anni, la polvere.
La perpetua penombra che la opprime ha il rigido
delle chiese e vi stagna il tanfo di vecchio e d'appassito
dei decrepiti mobili d'ogni foggia che la ingombrano e delle
tante stoffe che la parano, preziose sbrindellate e
scolorite, stese e appese da per tutto, in forma di coperte,
di tende e cortinaggi. Io aggiungo di mio a quel tanfo,
quanto più posso, la peste delle mie pipe intartarite,
fumando tutto il giorno. Soltanto quando rivengo da fuori,
mi rendo conto che a casa mia non si respira. Ma per uno che
vive come vivo io... Basta; lasciamo andare.
La camera da letto ha una specie d'alcova su un
ripiano a due scalini; il soffitto in capo; l'architrave
sorretto da due tozze colonne in mezzo. Cortinaggi anche
qui, per nascondere il letto, scorrevoli su bacchette
d'ottone, dietro le colonne. L'altra metà della camera serve
da studio. Sotto le colonne è un divanaccio, per dir la
verità molto comodo, con tanti cuscini rammucchiati e,
davanti, una tavola massiccia che fa da scrivania; a
sinistra, un grande camino che non accendo mai; nella parete
di contro, tra due finestrette, un antico scaffale con
cadaveri di libri rilegati in cartapecora ingiallita. Sulla
mensola di marmo annerito del camino è appeso un quadro
secentesco, mezzo affumicato, che rappresenta la MADDALENA
IN PENITENZA, non so se copia o originale ma, anche se
copia, non priva d'un certo pregio. La figura, grande al
vero, è sdrajata bocconi in una grotta; un braccio
appoggiato sul gomito sorregge la testa; gli occhi abbassati
sono intenti a leggere un libro al lume d'una lucerna posata
a terra accanto a un teschio. Certo, il volto, il magnifico
volume dei fulvi capelli sciolti, una spalla e il seno
scoperti, al caldo lume di quella lucerna, sono bellissimi.
La casa è mia e non è mia. Appartiene con tutto
l'arredo a un mio amico che tre anni fa, partendo per
l'America, me la lasciò in garanzia d'un grosso debito che
ha con me. Quest'amico, s'intende, non s'è fatto più vivo,
né, per quante domande e ricerche io abbia fatte, son
riuscito ad averne notizie. Certo però non posso ancora
disporre, per riavere il mio, né della casa né di quanto vi
sta dentro.
Ora, un antiquario di mia conoscenza fa
all'amore con quella MADDALENA IN PENITENZA e l'altro giorno
mi condusse in casa un signore forestiere per fargliela
vedere.
Il signore, sulla quarantina, alto, magro,
calvo, era parato di stranissimo lutto, come usa ancora in
provincia. Di lutto, pure la camicia. Ma aveva anche
impressa sul volto scavato la sventura da cui è stato di
recente colpito. Alla vista del quadro si contraffece tutto
e subito si coprì gli occhi con le mani, mentre l'antiquario
gli domandava con strana soddisfazione:
- Non è vero? Non è vero?
Quello, più volte, col viso ancora tra le mani,
gli fece segno di sì. Sul cranio calvo le vene gonfie pareva
gli volessero scoppiare. Si cavò di tasca un fazzoletto
listato di nero e se lo portò agli occhi per frenare le
lagrime irrompenti. Lo vidi a lungo sussultar nello stomaco,
con un fiottìo fitto nel naso.
Tutto - meridionalmente - molto esagerato.
Ma fors'anche sincero.
L'antiquario mi volle spiegare che conosceva fin
da bambina la moglie di quel signore, ch'era del suo stesso
paese: - Le posso assicurare ch'era precisa l'immagine di
questa MADDALENA. Me ne son ricordato jeri, quando il mio
amico venne a dirmi che gli era morta, così giovane, appena
un mese fa. Lei sa che son venuto da poco a vedere questo
quadro.
- Già, ma io...
- Sì, mi disse allora che non poteva venderlo.
- E neanche adesso.
Mi sentii afferrare per il braccio da quel
signore, che quasi mi si buttò a piangere sul petto,
scongiurandomi che glielo cedessi, a qualunque prezzo: era
lei, sua moglie, lei tal'e quale, lei così - tutta - come
lui soltanto, lui, lui marito, poteva averla veduta
nell'intimità (e, così dicendo, alludeva chiaramente alla
nudità del seno), non poteva più perciò lasciarmela lì sotto
gli occhi, dovevo capirlo, ora che sapevo questo.
Lo guardavo, stordito e costernato, come si
guarda un pazzo, non parendomi possibile che dicesse una tal
cosa sul serio, che potesse cioè sul serio immaginarsi che
quello che per me non era altro che un quadro su cui non
avevo mai fatto alcun pensiero potesse ora diventare anche
per me il ritratto di sua moglie così col petto tutto
scoperto, come lui solo poteva averla veduta nell'intimità e
dunque in uno stato da non poter più lasciarla sotto gli
occhi a un estraneo.
La stranezza di una tale pretesa mi promosse uno
scatto di riso involontario.
- Ma no, veda, caro signore: io, sua moglie, non
l'ho conosciuta; non posso dunque attaccare a questo quadro
il pensiero che lei sospetta. Io vedo là un quadro con
un'immagine che... sì, mostra...
Non l'avessi mai detto! Mi si parò davanti,
quasi per saltarmi addosso, gridando:
- Le proibisco di guardarla ora, così, in mia
presenza!
Inizio
pagina
Per fortuna s'intromise l'antiquario,
pregandomi di scusare, di compatire quel povero
forsennato, ch'era stato sempre fin quasi alla follia
geloso della moglie, amata fino all'ultimo d'un amore
quasi morboso. Poi si rivolse a lui e lo scongiurò di
calmarsi; ch'era stupido parlarmi così, farmi un obbligo
di cedergli il quadro in considerazione di cose tanto
intime. Osava anche proibirmi di guardarlo? Era
impazzito? E se lo trascinò via, di nuovo chiedendomi
scusa della scenata a cui non s'aspettava di dovermi
fare assistere.
Io ne rimasi talmente impressionato che la
notte me lo sognai.
Il sogno, a dir più precisamente, dovette
avvenire nelle prime ore del mattino e proprio nel
momento che un improvviso fracasso davanti all'uscio
della camera, d'una zuffa di gatti che m'entrano in casa
non so di dove, forse attratti dai tanti topi che
l'hanno invasa, mi svegliò di soprassalto.
Effetto del sogno così di colpo interrotto
fu che i fantasmi di esso, voglio dire quel signore a
lutto e la immagine della MADDALENA diventata sua
moglie, forse non ebbero il tempo di rientrare in me e
rimasero fuori, nell'altra parte della camera oltre le
colonne, dov'io nel sogno li vedevo; dimodoché, quando
al fracasso springai da letto e con una strappata
scostai il cortinaggio, potei intravedere confusamente
un viluppo di carni e panni rossi e turchini avventarsi
alla mensola del camino per ricomporsi nel quadro in un
baleno; e sul divano, tra tutti quei cuscini scomposti,
lui, quel signore, nell'atto che, da disteso, si levava
per mettersi seduto, non più vestito di nero ma in
pigiama di seta celeste a righine bianche e blu, che
alla luce man mano crescente delle due finestre si
andava dissolvendo nella forma e nei colori di quei
cuscini e svaniva.
Non voglio spiegare ciò che non si spiega.
Nessuno è mai riuscito a penetrare il mistero dei sogni.
Il fatto è che, alzando gli occhi, turbatissimo, a
riguardare il quadro sulla mensola del camino, io vidi,
chiarissimamente vidi per un attimo gli occhi della
MADDALENA farsi vivi, sollevar le pàlpebre dalla lettura
e gettarmi uno sguardo vivo, ridente di tenera diabolica
malizia. Forse gli occhi sognati della moglie morta di
quel signore, che per un attimo s'animarono in quelli
dipinti dell'immagine.
Non potei più restare in casa. Non so come
feci a vestirmi. Di tanto in tanto, con un raccapriccio
che potete bene immaginarvi, mi voltavo a guardar di
sfuggita quegli occhi. Li ritrovavo sempre abbassati e
intenti alla lettura, come sono nel quadro; ma non ero
più sicuro, ormai, che quando non li guardavo più non si
ravvivassero alle mie spalle per guardarmi, ancora con
quel brio di tenera diabolica malizia.
Mi precipitai nella bottega dell'antiquario,
che è nei pressi della mia casa. Gli dissi che, se non
potevo vendere il quadro a quel suo amico, potevo però
cedergli in affitto la casa con tutto l'arredo, compreso
il quadro, s'intende, a un prezzo convenientissimo.
- Anche da oggi stesso, se il suo amico
vuole.
C'era, in quella mia proposta a bruciapelo,
tale ansia e tanto affanno, che l'antiquario ne volle
sapere il motivo. Il motivo, mi vergognai a dirglielo.
Volli che m'accompagnasse lì per lì all'albergo dove
quel suo amico alloggiava.
Potete figurarvi come restai, quando in una
stanza di quell'albergo me lo vidi venire avanti, appena
alzato dal letto, con quello stesso pigiama a righine
bianche e blu con cui l'avevo visto in sogno e sorpreso,
ombra, nella mia camera, nell'atto di levarsi per
mettersi seduto sul divano tra i cuscini scomposti.
- Lei torna da casa mia - gli gridai,
allibito - lei è stato questa notte a casa mia!
Lo vidi crollare su una sedia, atterrito,
balbettando: oh Dio, sì, a casa mia, in sogno, c'era
stato davvero, e sua moglie...
- Appunto, appunto, sua moglie è scesa dal
quadro. Io l'ho sorpresa che vi rientrava. E lei, alla
luce, m'è svanito là sul divano. Ma ammetterà ch'io non
potevo sapere, quando l'ho sorpreso sul divano, che lei
avesse un pigiama come questo che ha indosso. Dunque era
proprio lei, in sogno, a casa mia; e sua moglie è
proprio scesa dal quadro, come lei l'ha sognata. Si
spieghi il fatto come vuole. L'incontro, forse, del mio
sogno col suo. Io non so. Ma non posso più stare in
quella casa, con lei che ci viene in sogno e sua moglie
che m'apre e chiude gli occhi dal quadro. Il motivo che
ho io d'averne paura, non può averlo lei, perché si
tratta di se stesso e di sua moglie. Vada dunque a
ripigliarsi la sua immagine rimasta a casa mia! Che fa
adesso? Non vuole più? Sviene?
- Ma allucinazioni, signori miei,
allucinazioni! - non rifiniva intanto d'esclamare
l'antiquario.
Quanto son cari questi uomini sodi che,
davanti a un fatto che non si spiega, trovano subito una
parola che non dice nulla e in cui così facilmente
s'acquetano.
- Allucinazioni.