Novelle per un anno - 1928 - La giara
9. Pensaci, Giacomino !!!
Da tre giorni il professore Agostino Toti non ha in casa
quella pace, quel riso, a cui crede ormai di aver diritto.
Ha circa settant'anni, e dir che sia un bel vecchio, non si
potrebbe neanche dire: piccoletto, con la testa grossa,
calva, senza collo, il torso sproporzionato su due
gambettine da uccello... Sì, sì: il professor Toti lo sa
bene, e non si fa la minima illusione, perciò, che
Maddalena, la bella mogliettina, che non ha ancora ventisei
anni, lo possa amare per se stesso.
È vero che egli se l'è presa povera e l'ha inalzata:
figliuola del bidello del liceo, è diventata moglie d'un
professore ordinario di scienze naturali, tra pochi mesi con
diritto al massimo della pensione; non solo, ma ricco anche
da due anni per una fortuna impensata, per una vera manna
dal cielo: una eredità di quasi duecentomila lire, da parte
d'un fratello spatriato da tanto tempo in Rumenia e morto
celibe colà.
Non per tutto questo però il professor Toti crede d'aver
diritto alla pace e al riso. Egli è filosofo: sa che tutto
questo non può bastare a una moglie giovine e bella.
Se l'eredità fosse venuta prima del matrimonio, egli magari
avrebbe potuto pretendere da Maddalenina un po' di pazienza,
che aspettasse cioè la morte di lui non lontana per rifarsi
del sacrifizio d'aver sposato un vecchio. Ma son venute
troppo tardi, ahimè! quelle duecentomila lire, due anni dopo
il matrimonio, quando già... quando già il professor Toti
filosoficamente aveva riconosciuto, che non poteva bastare a
compensare il sacrifizio della moglie la sola pensioncina
ch'egli le avrebbe un giorno lasciata.
Avendo già concesso tutto prima, il professor Toti crede
d'aver più che mai ragione di pretendere la pace e il riso
ora, con l'aggiunta di quell'eredità vistosa. Tanto più,
poi, in quanto egli - uomo saggio veramente e dabbene - non
si è contentato di beneficiar la moglie, ma ha voluto anche
beneficiare... sì, lui, il suo buon Giacomino, già tra i più
valenti alunni suoi al liceo, giovane timido, onesto,
garbatissimo, biondo, bello e ricciuto come un angelo.
Ma sì, ma sì - ha fatto tutto, ha pensato a tutto il vecchio
professore Agostino Toti. Giacomino Delisi era sfaccendato,
e l'ozio lo addolorava e lo avviliva; ebbene, lui, il
professor Toti, gli ha trovato posto nella Banca Agricola,
dove ha collocato le duecentomila lire dell'eredità.
C'è anche un bambino, ora, per casa, un angioletto di due
anni e mezzo, a cui egli si è dedicato tutto, come uno
schiavo innamorato. Ogni giorno, non gli par l'ora che
finiscano le lezioni al liceo per correre a casa, a
soddisfare tutti i capriccetti del suo piccolo tiranno.
Veramente, dopo l'eredità, egli avrebbe potuto mettersi a
riposo, rinunziando a quel massimo della pensione, per
consacrare tutto il suo tempo al bambino. Ma no! Sarebbe
stato un peccato! Dacché c'è, egli vuol portare fino
all'ultimo quella sua croce, che gli è stata sempre tanto
gravosa! Se ha preso moglie proprio per questo, proprio
perché recasse un beneficio a qualcuno ciò che per lui è
stato un tormento tutta la vita!
Sposando con quest'unico intento, di beneficare una povera
giovine, egli ha amato la moglie quasi paternamente
soltanto. E più che mai paternamente s'è messo ad amarla, da
che è nato quel bambino, da cui quasi quasi gli piacerebbe
più d'esser chiamato nonno, che papà. Questa bugia
incosciente sui puri labbruzzi del bambino ignaro gli fa
pena; gli pare che anche il suo amore per lui ne resti
offeso. Ma come si fa? Bisogna pure che si prenda con un
bacio quell'appellativo dalla boccuccia di Ninì, quel «papà»
che fa ridere tutti i maligni, i quali non sanno capire la
tenerezza sua per quell'innocente, la sua felicità per il
bene che ha fatto e che seguita a fare a una donna, a un
buon giovinotto, al piccino, e anche a sé - sicuro! - anche
a sé - la felicità di vivere quegli ultimi anni in lieta e
dolce compagnia, camminando per la fossa così, con un
angioletto per mano.
Ridano, ridano pure di lui tutti i maligni! Che risate
facili! che risate sciocche! Perché non capiscono... Perché
non si mettono al suo posto... Avvertono soltanto il comico,
anzi il grottesco, della sua situazione, senza saper
penetrare nel suo sentimento!... Ebbene, che glie n'importa?
Egli è felice.
Se non che, da tre giorni...
Che sarà accaduto? La moglie ha gli occhi gonfii e rossi di
pianto; accusa un forte mal di capo; non vuole uscir di
camera.
- Eh, gioventù!... gioventù!... - sospira il professor Toti,
scrollando il capo con un risolino mesto e arguto negli
occhi e sulle labbra. - Qualche nuvola... qualche
temporaletto...
E con Ninì s'aggira per casa, afflitto, inquieto, anche un
po' irritato, perché... via, proprio non si merita questo,
lui, dalla moglie e da Giacomino. I giovani non contano i
giorni: ne hanno tanti ancora innanzi a sé... Ma per un
povero vecchio è grave perdita un giorno! E sono ormai tre,
che la moglie lo lascia così per casa, come una mosca senza
capo, e non lo delizia più con quelle ariette e canzoncine
cantate con la vocetta limpida e fervida, e non gli prodiga
più quelle cure, a cui egli è ormai avvezzo.
Anche Ninì è serio serio, come se capisca che la mamma non
ha testa da badare a lui. Il professore se lo conduce da una
stanza all'altra, e quasi non ha bisogno di chinarsi per
dargli la mano, tant'è piccolino anche lui; lo porta innanzi
al pianoforte, tocca qua e là qualche tasto, sbuffa,
sbadiglia, poi siede, fa galoppare un po' Ninì su le
ginocchia, poi torna ad alzarsi: si sente tra le spine.
Cinque o sei volte ha tentato di forzar la mogliettina a
parlare.
- Male, eh? ti senti proprio male?
Maddalenina seguita a non volergli dir nulla: piange; lo
prega di accostar gli scuri del balcone e di portarsi Ninì
di là: vuole star sola e al bujo.
- Il capo, eh?
Poverina, le fa tanto male il capo... Eh, la lite dev'essere
stata grossa davvero!
Il professor Toti si reca in cucina e cerca d'abbordar la
servetta, per avere qualche notizia da lei; ma fa larghi
giri, perché sa che la servetta gli è nemica; sparla di lui,
fuori, come tutti gli altri, e lo mette in berlina, brutta
scema! Non riesce a saper nulla neanche da lei.
E allora il professor Toti prende una risoluzione eroica:
reca Ninì dalla mamma e la prega che glielo vesta per
benino.
- Perché? - domanda ella.
- Lo porto a spassino, - risponde lui. - Oggi è festa... Qua
s'annoja, povero bimbo!
La mamma non vorrebbe. Sa che la trista gente ride vedendo
il vecchio professore col piccino per mano; sa che qualche
malvagio insolente è arrivato finanche a dirgli: - Ma quanto
gli somiglia, professore, il suo figliuolo!
Il professor Toti però insiste.
- No, a spassino, a spassino...
E si reca col bimbo in casa di Giacomino Delisi. Questi
abita insieme con una sorella nubile, che gli ha fatto da
madre. Ignorando la ragione del beneficio, la signorina
Agata era prima molto grata al professor Toti; ora invece -
religiosissima com'è - lo tiene in conto d'un diavolo, né
più ne meno, perché ha indotto il suo Giacomino in peccato
mortale.
Il professor Toti deve aspettare un bel po', col piccino,
dietro la porta, dopo aver sonato. La signorina Agata è
venuta a guardar dalla spia ed è scappata. Senza dubbio, è
andata ad avvertire il fratello della visita, e ora tornerà
a dire che Giacomino non è in casa.
Eccola. Vestita di nero, cerea, con le occhiaje livide,
stecchita, arcigna, appena aperta la porta, investe, tutta
vibrante, il professore.
- Ma come... scusi... viene a cercarlo pure in casa
adesso?... E che vedo! anche col bambino? ha condotto anche
il bambino?
Il professor Toti non s'aspetta una simile accoglienza;
resta intronato; guarda la signorina Agata, guarda il
piccino, sorride, balbetta:
- Per... perché?... che è?... non posso... non... posso
venire a...
- Non c'è! - s'affretta a rispondere quella, asciutta e
dura. - Giacomino non c'è.
- Va bene, - dice, chinando il capo, il professor Toti. - Ma
lei, signorina... mi scusi... Lei mi tratta in un modo
che... non so! Io non credo d'aver fatto né a suo fratello,
né a lei...
- Ecco, professore, - lo interrompe, un po' rabbonita, la
signorina Agata. - Noi, creda pure, le siamo... le siamo
riconoscentissimi; ma anche lei dovrebbe comprendere...
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