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Novelle per un anno - 1928 - Il viaggio

 

2. Il libretto rosso 

 

Nisia. Grosso borgo affaccendato, su una striscia di spiaggia del mare africano.
Nascere in mal punto non è prerogativa soltanto degli uomini. Anche un borgo non nasce come o dove vorrebbe, ma là dove per qualche necessità naturale urga la vita. E se troppi uomini, costretti da questa necessità, convengono in quel punto e troppi ve ne nascono e il punto è troppo angusto, per forza il borgo deve crescere male.
Nisia, se ha voluto crescere, s'è dovuto arrampicare, una casa sull'altra, per le marne scoscese dell'altipiano imminente, il quale, poco oltre il borgo, strapiomba minaccioso sul mare. Liberamente avrebbe potuto estendersi su questo altipiano vasto e arioso; ma si sarebbe allora allontanato dalla spiaggia. Forse una casa, posta per forza lassù, un bel giorno, sotto il cappello delle tegole e stretta nello scialle del suo intonaco, si sarebbe veduta scendere come una papera alla spiaggia. Perché lì, sulla spiaggia, orge la vita.
Sull'altipiano quelli di Nisia hanno posto il cimitero. Il respiro è lassù, per i morti.
- Lassù respireremo -, dicono quelli di Nisia.
E dicono così, perché giù, sulla spiaggia, non si respira; in mezzo al traffico tumultuoso e polverulento dello zolfo, del carbone, del legname, dei cereali e dei salati, non si respira. Se vogliono respirare, debbono andare lassù; ci vanno da morti, e si figurano che, morti, respireranno.
È una bella consolazione.
Molta indulgenza bisogna avere per gli abitanti di Nisia, perché non è molto facile essere onesti quando si sta male.
Cova in quelle case oppresse, tane più che case, un tristo tanfo umido e acre, che corrompe a lungo andare ogni virtù. Concorrono a questa corruzione della virtù, cioè a crescere il tanfo, il majaletto e le galline, e, non di rado, anche qualche scalpicciante somarello. Il fumo non trova sfogo e ristagna in quelle tane e annegra soffitto e pareti. E che smorfie di disgusto fanno dalle stampacce fuligginose i santi protettori appesi a quelle pareti!
Gli uomini lo sentono meno, imbricati e imbestiati come sono tutto il giorno sulla spiaggia o sulle navi; le donne, lo sentono; e ne sono come arrabbiate, e pare che questa loro rabbia sfoghino facendo figliuoli. Quanti ne fanno! Chi dodici, chi quattordici, chi sedici... Vero è che poi non riescono a tirarne su più di tre o quattro. Ma quelli che muojono in fasce ajutano a crescere e a prendere stato quei tre o quattro, non si sa se più fortunati o sfortunati; ché ogni donna, subito dopo la morte d'uno di quei figliuoli, corre all'ospizio dei trovatelli e se ne prende uno, con la scorta d'un libretto rosso, che vale per parecchi anni trenta lire al mese.
Tutti i mercanti di tele e d'altre stoffe sono a Nisia Maltesi. Anche se nati in Sicilia, sono Maltesi. «Andare dal Maltese» vuol dire a Nisia andare a provvedersi di tela. E i Maltesi, armati di mezzacanna, fanno a Nisia affaroni: fanno incetta di quei libretti rossi; danno per ciascun libretto duecento lire di roba: un corredo da sposa. Le ragazze a Nisia si maritano tutte così, coi libretti rossi dei trovatelli, a cui le mamme in compenso dovrebbero dare il latte.
È bello vedere, alla fine d'ogni mese, la processione dei panciuti e taciturni Maltesi, in pantofole ricamate e berretto di seta nera, un fazzolettone turchino in una mano e nell’altra la tabacchiera d'osso o d'argento, al Municipio di Etisia, ciascuno con sette o dieci o quindici di quei libretti rossi di baliatico. Seggono in fila sulla panca del lungo corridojo polveroso ove si apre lo sportello dell'ufficio d'esattoria, e ognuno aspetta il suo turno, pacificamente pisolando o infrociando tabacco o cacciando via le mosche pian piano. Il pagamento del balistico ai Maltesi è ormai a Nisia tradizionale.
 - Marenga Rosa -, grida l'esattore.
 - Presente -, risponde il Maltese.

Marenga Rosa De Nicolao è famosa al Municipio di Nisia. Da più di vent'anni nutre l'usura dei Maltesi con una serie quasi ininterrotta di quei libretti rossi.
Quanti figliuoli le sono morti in fasce? Non ne ricorda più il numero neppur lei. Ne ha tirati su quattro, femmine. Tre le ha già maritate. Ora ha la quarta sposa.
Ma non si sa più se sia donna o strofinaccio. Tanto che i Maltesi, a cui si è rivolta per le tre prime figliuole, si sono rifiutati per questa quarta di farle credito.
- Gnora Rosilla, non gliela fate.
- Io? Non gliela faccio, io?

Si è sentita offesa nella dignità di bestia per tanti anni buona per razza e per latte e, poiché non si discute coi taciturni Maltesi, ha strillato ferocemente davanti alle botteghe.
Se all'ospizio le hanno affidato un trovatello, non è segno che hanno riconosciuto in lei la possibilità di allevarlo?
Ma a questo argomento i Maltesi, nell'ombra, dietro il banco della bottega, hanno sorriso sotto il naso, tentennando il capo.
Si può supporre che essi non abbiano molta fiducia nel medico e nell'assessore comunale incaricati di sorvegliare alla sorte dei trovatelli dell'ospizio. Ma non è questo. I Maltesi sanno che agli occhi di quel medico e di quell'assessore il compito d'una madre che deve maritar la figliuola e non ha altro mezzo che quello d'un libretto rosso, è assai più grave e merita maggior considerazione che il compito d'allevare un trovatello, il quale, se muore, a chi fa male? e chi se ne lagna, se patisce?
Una figliuola è una figliuola; un trovatello è un trovatello. E se la figliuola non si marita, c'è pericolo che si metta a far crescere anche lei il numero dei trovatelli, a cui il municipio dovrà poi provvedere.
Se però per il Municipio la morte d'un trovatello è una fortuna, è per il Maltese per lo meno un cattivo affare, anche se riesca a riprendersi la roba anticipata. Non sono rare perciò, in certe ore del giorno, le visite di perlustrazione dei Maltesi, sotto colore di giratina per sollievo, in quei sudici vicoli formicolanti di bimbi ignudi ferrigni arsicci, di majaletti cretacei e di galline, ove da un uscio all'altro ciarlano o più spesso leticano tutte quelle mamme dai libretti rossi.

 

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