Novelle per un anno - 1925 - Donna Mimma
8. Quando si comprende

I passeggeri arrivati da Roma col treno notturno alla
stazione di Fabriano dovettero aspettar l'alba per
proseguire in un lento trenino sgangherato il loro viaggio
su per le Marche.
All'alba, in una lercia vettura di seconda classe, nella
quale avevano già preso posto cinque viaggiatori, fu portata
quasi di peso una signora così abbandonata nel cordoglio che
non si reggeva più in piedi.
Lo squallor crudo della prima luce, nell'angustia opprimente
di quella sudicia vettura intanfata di fumo, fece apparire
come un incubo ai cinque viaggiatori che avevano passato
insonne la notte, tutto quel viluppo di panni, goffo e
pietoso, issato con sbuffi e gemiti su dalla banchina e poi
su dal montatojo.
Gli sbuffi e i gemiti che accompagnavano e quasi
sostenevano, da dietro, lo stento, erano del marito, che
alla fine spuntò, gracile e sparuto, pallido come un morto,
ma con gli occhietti vivi vivi, aguzzi nel pallore.
L'afflizione di veder la moglie in quello stato non
gl'impediva tuttavia di mostrarsi, pur nel grave imbarazzo,
cerimonioso; ma lo sforzo fatto lo aveva anche,
evidentemente, un po' stizzito, forse per timore di non aver
dato prova davanti a quei cinque viaggiatori di bastante
forza a sorreggere e introdurre nella vettura il pesante
fardello di quella moglie.
Preso posto, però, dopo aver porto scusa e ringraziamenti ai
compagni di viaggio che si erano scostati per far subito
posto alla signora sofferente, poté mostrarsi cerimonioso e
premuroso anche con lei e le rassettò le vesti addosso e il
bavero della mantiglia che le era salito sul naso.
- Stai bene, cara?
La moglie, non solo non gli rispose, ma con ira si tirò su
di nuovo la mantiglia - più su, fino a nascondersi tutta la
faccia. Egli allora sorrise afflitto; poi sospirò:
- Eh... mondo!
E volle spiegare ai compagni di viaggio che la moglie era da
compatire perché si trovava in quello stato per l'improvvisa
e imminente partenza dell'unico figliuolo per la guerra.
Disse che da vent'anni non vivevano più che per quell'unico
figliuolo. Per non lasciarlo solo, l'anno avanti, dovendo
egli intraprendere gli studii universitari, s'erano
trasferiti da Sulmona a Roma. Scoppiata la guerra, il
figliuolo, chiamato sotto le armi, s'era iscritto al corso
accelerato degli allievi ufficiali; dopo tre mesi, nominato
sottotenente di fanteria e assegnato al 12° reggimento,
brigata Casale, era andato a raggiungere il deposito a
Macerata, assicurando loro che sarebbe rimasto colà almeno
un mese e mezzo per l'istruzione delle reclute; ma ecco che,
invece, dopo tre soli giorni lo mandavano al fronte. Avevano
ricevuto a Roma il giorno avanti un telegramma che
annunziava questa partenza a tradimento. E si recavano a
salutarlo, a vederlo partire.
La moglie sotto la mantiglia s'agitò, si restrinse, si
contorse, rugliò anche più volte come una belva, esasperata
da quella lunga spiegazione del marito, il quale, non
comprendendo che nessun compatimento speciale poteva venir
loro per un caso che capitava a tanti, forse a tutti,
avrebbe anzi suscitato irritazione e sdegno in quei cinque
viaggiatori che non si mostravano abbattuti e vinti come lei
nel cordoglio, pur avendo anch'essi probabilmente uno o più
figliuoli alla guerra. Ma forse il marito parlava apposta e
dava quei ragguagli del figlio unico e della partenza
improvvisa dopo tre soli giorni, ecc., perché gli altri
ripetessero a lei con dura freddezza tutte quelle parole
ch'egli andava dicendo da alcuni mesi, cioè da quando il
figliuolo era sotto le armi; e non tanto per confortarla e
confortarsi, quanto per persuaderla dispettosamente a una
rassegnazione per lei impossibile.
Difatti quelli accolsero freddamente la spiegazione. Uno
disse:
- Ma ringrazii Dio, caro signore, che parta soltanto adesso
il suo figliuolo! Il mio è già su dal primo giorno della
guerra. Ed è stato ferito, sa? già due volte. Per fortuna,
una volta al braccio, una volta alla gamba, leggermente. Un
mese di licenza, e via di nuovo al fronte.
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Un altro disse:
- Ce n'ho due, io. E tre nipoti.
- Eh, ma un figlio unico... - si provò a far considerare
il marito.
- Non è vero, non lo dica! - lo interruppe quello
sgarbatamente. - S'avvizia un figlio unico; non si ama
mica di più! Un pezzo di pane, quando s'hanno più
figliuoli, tanto a ciascuno, va bene; ma non l'amore
paterno; a ciascun figliuolo un padre dà tutto quello di
cui è capace. E s'io peno adesso, non peno metà per
l'uno, metà per l'altro; peno per due.
- È vero, sì, quest'è vero, - ammise con un sorriso
timido, pietoso e impacciato, il marito. - Ma guardi...
(siamo a discorso, adesso, e facciamo tutti gli
scongiuri) ma ponga il caso... non il suo, per carità,
egregio signore... il caso d'un padre ch'abbia più
figliuoli alla guerra: ne perde (non sia mai!) uno, gli
resta l'altro almeno!
- Già, sì; e l'obbligo di vivere per quest'altro, -
affermò subito, accigliato, quello. - Il che vuol dire
che se a lei... non diciamo a lei, a un padre che abbia
un solo figliuolo, capita il caso che questo gli muoja,
se della vita lui non sa più che farsene, morto il
figliuolo, se la può togliere, e addio; mentr'io,
capisce? bisogna che me la tenga io, la vita, per
l'altro che mi resta; e il caso peggiore dunque è sempre
il mio!
- Ma che discorsi! - scattò a questo punto un altro
viaggiatore, grasso e sanguigno, guardando in giro coi
grossi occhi chiari acquosi e venati di sangue.
Ansimava, e pareva gli dovessero schizzar fuori, quegli
occhi, dalla interna violenza affannosa d'una vitalità
esuberante, che il corpaccio disfatto non riusciva più a
contenere. Si pose una manona sformata davanti la bocca,
come assalito improvvisamente dal pensiero dei due denti
che gli mancavano; ma poi, tanto non ci pensò più e
seguitò a dire, sdegnato:
- O che i figliuoli li facciamo per noi?
Gli altri si sporsero a guardarlo, costernati. Il primo,
quello che aveva il figlio al fronte fin dal primo
giorno della guerra, sospirò:
- Eh, per la patria, già...
- Eh, - rifece il viaggiatore grasso, - caro signore, se
lei dice così, per la patria, può parere una smorfia!
Figlio mio, t'ho partorito
per la patria e non per me...
Storie! Quando? Ci pensa lei alla patria, quando le
nasce un figliuolo? Roba da ridere! I figliuoli vengono,
non perché lei li voglia, ma perché debbono venire; e si
pigliano la vita; non solo la loro, ma anche la nostra
si pigliano. Questa è la verità. E siamo noi per loro;
mica loro per noi. E quand'hanno vent'anni... ma pensi
un po', sono tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo
vent'anni. C'era nostra madre; c'era nostro padre; ma
c'erano anche tant'altre cose, i vizii, la ragazza, le
cravatte nuove, le illusioni, le sigarette, e anche la
patria, già, a vent'anni, quando non avevamo figliuoli;
la patria che, se ci avesse chiamati, dica un po', non
sarebbe stata per noi sopra a nostro padre, sopra a
nostra madre? Ne abbiamo cinquanta, sessanta, ora, caro
lei: e c'è pure la patria, sì; ma dentro di noi, per
forza, c'è anche più forte l'affetto per i nostri
figliuoli. Chi di noi, potendo, non andrebbe, non
vorrebbe andare a combattere invece del proprio
figliuolo? Ma tutti! E non vogliamo considerare adesso
il sentimento dei nostri figliuoli a vent'anni? dei
nostri figliuoli che per forza, venuto il momento,
debbono sentire per la patria un affetto più grande che
per noi? Parlo, s'intende, dei buoni figliuoli, e dico
per forza, perché davanti alla patria, per essi,
diventiamo figliuoli anche noi, figliuoli vecchi che non
possono più muoversi e debbono restarsene a casa. Se la
patria c'è, se è una necessità naturale la patria, come
il pane che ciascuno per forza deve mangiare se non vuol
morir di fame, bisogna che qualcuno vada a difenderla,
venuto il momento. E vanno essi, a vent'anni, vanno
perché debbono andare e non vogliono lagrime. Non ne
vogliono perché, anche se muojono, muojono infiammati e
contenti. (Parlo sempre, s'intende, dei buoni
figliuoli!) Ora, quando si muore contenti, senz'aver
veduto tutte le brutture, le noje, le miserie di questa
vitaccia che avanza, le amarezze delle disillusioni, o
che vogliamo di più? Bisogna non piangere, ridere... o
come piango io, sissignori, contento, perché mio figlio
m'ha mandato a dire che la sua vita - la sua, capite?
quella che noi dobbiamo vedere in loro, e non la nostra
- la sua vita lui se l'era spesa come meglio non avrebbe
potuto, e che è morto contento, e che io non stessi a
vestirmi di nero, come difatti lor signori vedono che
non mi sono vestito.
Scosse, così dicendo, la giacca chiara, per mostrarla;
le labbra livide sui denti mancanti gli tremavano; gli
occhi, quasi liquefatti, gli sgocciolavano; e terminò
con due scatti di riso che potevano anche esser
singhiozzi.
- Ecco... ecco.
Da tre mesi quella madre, lì nascosta sotto la
mantiglia, cercava in tutto ciò che il marito e gli
altri le dicevano per confortarla e indurla a
rassegnarsi, una parola, una parola sola che, nella
sordità del suo cupo dolore, le destasse un'eco, le
facesse intendere come possibile per una madre la
rassegnazione a mandare il figlio, non già alla morte,
ma solo a un probabile rischio di vita. Non ne aveva
trovata una, mai, tra le tante e tante che le erano
state dette. Aveva ritenuto perciò che gli altri
parlavano, potevano parlare a lei così, di rassegnazione
e di conforto, solo perché non sentivano ciò che sentiva
lei.
Le parole di questo viaggiatore, adesso, la stordirono,
la sbalordirono. Tutt'a un tratto comprese che non già
gli altri non sentivano ciò che ella sentiva; ma lei, al
contrario, non riusciva a sentire qualcosa che tutti gli
altri sentivano e per cui potevano rassegnarsi, non solo
alla partenza, ma ecco, anche alla morte del proprio
figliuolo.
Levò il capo, si tirò su dall'angolo della vettura ad
ascoltare le risposte che quel viaggiatore dava alle
interrogazioni dei compagni sul quando, sul come gli
fosse morto quel figliuolo, e trasecolò, le parve
d'esser piombata in un mondo ch'ella non conosceva, in
cui s'affacciava ora per la prima volta, sentendo che
tutti gli altri non solo capivano, ma ammiravano anzi
quel vecchio e si congratulavano con lui che poteva
parlare così della morte del figliuolo.
Se non che, all'improvviso, vide dipingersi sul volto di
quei cinque viaggiatori lo stesso sbalordimento che
doveva esser sul suo, allorquando, proprio senza che
ella lo volesse, come se veramente non avesse ancora
inteso né compreso nulla, saltò su a domandare a quel
vecchio:
- Ma dunque... dunque il suo figliuolo è morto?
Il vecchio si voltò a guardarla con quegli occhi atroci,
smisuratamente sbarrati. La guardò, la guardò e tutt'a
un tratto, a sua volta, come se soltanto adesso, a
quella domanda incongruente, a quella meraviglia fuor di
posto, comprendesse che alla fine, in quel punto, il suo
figliuolo era veramente morto per lui, s'arruffò, si
contraffece, trasse a precipizio il fazzoletto dalla
tasca e, tra lo stupore e la commozione di tutti,
scoppiò in acuti, strazianti, irrefrenabili singhiozzi.