Novelle per un anno - 1925 - Donna Mimma
7. Rondone e Rondinella
Chi fosse Rondone e chi Rondinella né lo so io
veramente, né in quel paesello di montagna, dove ogni estate
venivano a fare il nido per tre mesi, lo sa nessuno.
La signorina dell'ufficio postale giura di non
essere riuscita in tanti anni a cavare un suono umano,
mettendo insieme i k, le h, i w e tutti gli f del cognome di
lui e del cognome di lei, nelle rarissime lettere che
ricevevano. Ma quand'anche la signorina dell'ufficio postale
fosse riuscita a compitare quei due cognomi, che se ne
saprebbe di più?
Meglio così, penso io. Meglio chiamarli Rondone
e Rondinella, come tutti li chiamavano in quel paesello di
montagna: Rondone> e Rondinella, non solo perché ritornavano
ogni anno, d'estate, non si sa donde, al vecchio nido; non
solo perché andavano, o meglio, svolavano irrequieti dalla
mattina alla sera per tutto il tempo che durava il loro
soggiorno colà; ma anche per un'altra ragione un po' meno
poetica.
Forse nessuno in quel paesello avrebbe mai
pensato di chiamarli così, se quel signore straniero, il
primo anno, non fosse venuto con un lungo farsetto nero di
saja, dalle code svolazzanti, e in calzoni bianchi; e anche
se, cercando una casetta appartata per la villeggiatura, non
avesse scelto la villetta del medico e sindaco del paese,
piccola piccola, come un nido di rondine, su in cima al
greppo detto della Bastìa, tra i castagni.
Piccola piccola, quella villetta, e tanto grosso
lui, quel signore straniero! Oh, un pezzo d'omone sanguigno,
con gli occhiali d'oro e la barba nera, che gl'invadeva
arruffata e prepotente le guance, quasi fin sotto gli occhi,
pur senza dargli alcun'aria fosca o truce, perché gli
spirava anzi da tutto il corpo vigoroso una cordialità
franca e ridente.
Con la testa alta sul torace erculeo pareva
fosse sempre sul punto di lanciarsi, con impeto d'anima
infantile, a qualche richiamo misterioso, lontano, che lui
solo intendeva: o su in vetta al monte, o giù nella valle
sterminata, ora da una parte ora dall'altra. Ne ritornava,
sudato, infocato, anelante e sorridente, o con una
conchiglietta fossile in un pugno, o con un fiorellino in
bocca, come se proprio quella conchiglietta o quel
fiorellino lo avessero chiamato all'improvviso da miglia e
miglia lontano, su dal monte o giù dalla valle.
E vedendolo andar così, con quel farsetto nero e
quei calzoni bianchi, come non chiamarlo Rondone?
La Rondinella era arrivata, il primo anno, circa
quindici giorni dopo di lui, quand'egli aveva già trovato e
apparecchiato il nido lassù, tra i castagni.
Era arrivata improvvisamente, senza che egli ne
sapesse nulla, e aveva molto stentato a far capire che
cercava di quel signore straniero, e voleva esser guidata
alla casa di lui.
Ogni anno la Rondinella arrivava due o tre
giorni dopo, e sempre così, all'improvviso. Un anno solo,
arrivò un giorno prima di lui. Il che dimostra chiaramente
che tra loro non c'era intesa, e che qualche grave ostacolo
dovesse impedir loro d'aver notizia l'uno dell'altra. Certo,
come dai bolli postali su le lettere si ricavava, abitavano
nel loro paese in due città diverse.
Sorse sin da principio il sospetto ch'ella fosse
maritata, e che ogni anno, lasciata libera per tre mesi,
venisse là a trovar l'amante, a cui non poteva neanche dar
l'annunzio del giorno preciso dell'arrivo. Ma come
conciliare questi impedimenti e tanto rigor di sorveglianza
su lei con la libertà intera, di cui ella poi godeva nei tre
mesi estivi in Italia?
Forse i medici avevano detto al marito che la
Rondinella aveva bisogno di sole; e il marito accordava ogni
anno quei tre mesi di vacanza, ignaro che la Rondinella,
oltre che di sole, anzi più che di sole, andava in Italia a
far cura d'amore.
Era piccola e diafana, come fatta d'aria; con
limpidi occhi azzurri, ombreggiati da lunghissime ciglia:
occhi timidi e quasi sbigottiti, nel gracile visino. Pareva
che un soffio la dovesse portar via, o che, a toccarla
appena appena, si dovesse spezzare. A immaginarla tra le
braccia di quel pezzo d'omone impetuoso, si provava quasi
sgomento.
Ma tra le braccia di quell'omone, che nella
villetta lassù l'attendeva impaziente, con un fremito di
belva intenerita, ella, così piccola e gracile, correva ogni
anno a gettarsi felice, senza nessuna paura, non che di
spezzarsi, ma neppur di farsi male un pochino. Sapeva tutta
la dolcezza di quella forza, tutta la leggerezza sicura e
tenace di quell'impeto, e s'abbandonava a lui perdutamente.
Ogni anno, per il paese, l'arrivo di Rondinella
era una festa.
Così almeno credeva Rondinella.
La festa, certo, era dentro di lei, e
naturalmente la vedeva per tutto, fuori. Ma sì, come no?
Tutte le vecchie casette, che il tempo aveva vestite d'una
sua particolar patina rugginosa, aprivano le finestre al suo
arrivo, rideva l'acqua delle fontanelle, gli uccelli
parevano impazziti dalla gioja.
Rondinella, certo, intendeva meglio i discorsi
degli uccelli, che quelli della gente del paese. Anzi questi
non li intendeva affatto. Quelli degli uccelli pareva
proprio di sì, perché sorrideva tutta contenta e si voltava
di qua e di là al cinguettio dei passeri saltellanti tra i
rami delle alte querce di scorta all'erto stradone, che
saliva da Orte al borgo montano.
La vettura, carica di valige e di sacchetti,
andava adagio, e il vetturino non poteva fare a meno di
voltarsi indietro di tratto in tratto a sorridere alla
piccola Rondinella, che ritornava al nido come ogni anno, e
a farle cenno con le mani, che lui già c'era, il suo
Rondone: sì, lassù, da tre giorni; c'era, c'era.
Rondinella alzava gli occhi al monte ancora
lontano, su cui i castagni, ove non batteva il sole, s'invaporavan
d'azzurro, e forzava gli occhi a scoprire lassù lassù il
puntino roseo della villetta.
Non la scopriva ancora; ma ecco là il castello
antico, ferrigno, che domina il borgo; ed ecco più giù
l'ospizio dei vecchi mendicanti, che hanno accanto il
cimitero, e stanno lì come a fare anticamera, in attesa che
la signora morte li riceva.
Appiè del borgo, incombente su lo stradone
serpeggiante, il boschetto delle nere elci maestose dava a
Rondinella, ogni volta che vi passava sotto, un senso di
freddo e quasi di sgomento. Ma durava poco. Subito dopo,
passato quel boschetto, si scopriva su la Bastìa la
villetta.
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Come vivessero entrambi lassù, nessuno
sapeva veramente; ma era facile immaginarlo. Una vecchia
serva andava a far la pulizia, ogni mattina, quand'essi
scappavan via dal nido e si davano a svolare, come
portati da una gioja ebbra, di qua e di là,
instancabili, o su al monte, o giù nella valle, per le
campagne, per i paeselli vicini. C'è chi dice d'aver
veduto qualche volta Rondone regger su le braccia, come
una bambina, la sua Rondinella.
Tutti nel paese sorridevano lieti nel
vederli passare in quella gioja viva d'amore, quando,
stanchi delle lunghe corse, venivan per i pasti alla
trattoria. S'eran già tutti abituati a vederli, e
sentivano che un'attrattiva, un godimento sarebbero
mancati al paese, se quel Rondone e quella Rondinella
non fossero ritornati qualche estate al loro nido lassù.
Il medico non pensava ad affittare ad altri la villetta,
sicuro ormai, dopo tanti anni, che quei due non
sarebbero mancati.
Sul finire del settembre, prima partiva lei;
due o tre giorni dopo partiva lui. Ma gli ultimi giorni
avanti la partenza, non uscivano più dal nido neppure
per un momento. Si capiva che dovevan prepararsi al
distacco per tutt'un anno, tenersi stretti così, a
lungo, prima di separarsi per tutt'un anno. Si sarebbero
riveduti? Avrebbe potuto lei, così piccola e gracile,
resistere al gelo di tanti mesi senza il fuoco di
quell'amore, senza più il sostegno della grande forza di
lui? Forse sarebbe morta, durante l'inverno; forse egli,
l'estate ventura, ritornando al vecchio nido, l'avrebbe
attesa invano.
L'estate veniva, il Rondone arrivava e
aspettava con trepidazione uno, due, tre giorni; al
terzo giorno ecco la Rondinella, ma d'anno in anno
sempre più gracile e diafana, con gli occhi sempre più
timidi e sbigottiti.
Finché, la settima estate...
No, non mancò lei. Lei venne, tardi. Mancò
lui; e fu dapprima per tutto il paese una gran
delusione.
- Ma come, non viene? Non è ancora venuto?
verrà più tardi.
Il medico, assediato da queste domande, si
stringeva nelle spalle. Che poteva saperne? Era dolente
anche lui, che mancasse al paese il lieto spettacolo del
Rondone e della Rondinella innamorati, ma era anche
seccato più d'un po', che la villetta gli fosse rimasta
sfitta.
- A fidarsi...
- Ma certo qualcosa gli sarà accaduta.
- Che sia morto?
- O che sia morta lei, piuttosto?
- O che il marito abbia scoperto...
E tutti guardavano con pena la rosea
villetta, il nido deserto, su in cima alla Bastìa, tra i
castagni.
Passò il giugno, passò il luglio, stava per
passare anche l'agosto, quando all'improvviso corse per
tutto il paese la notizia:
- Arrivano! arrivano!
- Insieme, tutti e due, Rondone e
Rondinella?
- Insieme, tutti e due!
Corse il medico, corsero tutti quelli che
stavan seduti nella farmacia, e i villeggianti dal caffè
su la piazza; ma fu una nuova delusione e più grande
della prima.
Nella vettura, venuta su da Orte a passo a
passo, c'era sì la Rondinella (c'era, per modo di
dire!), ma accanto a lei non c'era mica il Rondone. Un
altro c'era, un omacciotto biondo, dalla faccia quadra,
placido e duro.
Forse il marito. Ma no, che forse! Non
poteva essere che il marito, colui! La legalità, pareva,
fatta persona. E, legalità, pareva dicesse ogni sguardo
degli occhi ovati dietro gli occhiali; legalità, ogni
atto, ogni gesto; legalità, legalità, ogni passo, appena
egli smontò dalla vettura e si fece innanzi al medico,
che era anche il sindaco, per pregarlo, in francese, se
poteva di grazia fargli avere una barella per
trasportare una povera inferma, incapace di reggersi
sulle gambe, a una certa villetta, sita - come gli era
stato detto - in un luogo...
- Ma sì, lo so bene: la villetta è mia!
- No, prego, signore: sita, mi è stato detto
ed io ripeto, in un luogo troppo alto, perché una
vettura vi possa salire.
Ah, gli occhi di Rondinella come chiaramente
dicevano intanto dalla vettura, ch'ella moriva per
quell'uomo composto e rispettabile, che sapeva parlare
così esatto e compito! Essi soli, quegli occhi, vivevano
ancora, e non più timidi ormai, ma lustri dalla gioja
d'aver potuto rivedere quei luoghi, e lustri anche d'una
certa malizietta nuova, insegnata loro (troppo tardi!)
dalla morte ahimè troppo vicina.
«Ridete, ridete tutti, ridete forte a coro,
accanto a me,» diceva quella malizietta dagli occhi a
tutta la gente che guardava attorno alla vettura,
costernata e quasi smarrita nella pena, «ridete forte di
quest'uomo composto e rispettabile, che sa parlare così
esatto e compito! Egli mi fa morire, con la sua
rispettabilità, con la sua quadrata esattezza
scrupolosa! Ma non ve ne affliggete, vi prego, poiché ho
potuto ottener la grazia di morir qua; vendicatemi
piuttosto ridendo forte di lui. Io ne posso rider piano
e ormai per poco e così con gli occhi soltanto. Vedete
la vostra Rondinella come s'è ridotta? Dacché volava,
deve andare in barella, ora, alla villetta lassù.»
«E il Rondone? il tuo Rondone?» chiedevano
ansiosi a quegli occhi gli occhi della gente attorno
alla vettura. «Che ce n'è del tuo Rondone, che non è
venuto? Non è venuto perché tu sei così? O tu sei così,
perché egli è morto?»
Gli occhi di Rondinella forse intendevano
queste domande ansiose; ma le labbra non potevano
rispondere. E gli occhi allora si chiudevano con pena.
Con gli occhi chiusi, Rondinella pareva
morta.
Certo qualche cosa doveva essere accaduta; ma che cosa,
nessuno lo sa. Supposizioni, se ne possono far tante, e
si può anche facilmente inventare. Certo è questo: che
Rondinella venne a morir sola nella villetta lassù; e di
Rondone non si è saputo più nulla.