Novelle per un anno - 1925 - Donna Mimma
5. Il gatto, un cardellino e le stelle

Una pietra. Un'altra pietra. L'uomo passa e le vede accanto.
Ma che sa questa pietra della pietra accanto? E della zana,
l'acqua che vi scorre dentro? L'uomo vede l'acqua e la zana;
vi sente scorrer l'acqua e arriva finanche a immaginare che
quell'acqua confidi, passando, chi sa che segreti alla zana.
Ah che notte di stelle sui tetti di questo povero paesello
tra i monti! A guardare il cielo da questi tetti si potrebbe
giurare che le stelle questa notte non vedano altro, così
vivamente vi sfavillano sopra.
E le stelle ignorano anche la terra.
Quei monti? Ma possibile non sappiano che sono di questo
paesello che sta in mezzo a loro da quasi mill'anni? Tutti
sanno come si chiamano. Monte Corno, Monte Moro; ed essi non
saprebbero neppure d'esser monti? E allora anche la più
vecchia casa di questo paesello ignorerebbe d'esser sorta
qui, di far cantone qua a questa via che è la più antica di
tutte le vie? È mai possibile?
E allora?
Allora credete pure, se vi piace, che le stelle non vedano
altro che i tetti del vostro paesello tra i monti.
Io ho conosciuto due vecchi nonni che avevano un cardellino.
La domanda, come i tondi occhietti vivaci di quel cardellino
vedessero le loro facce, la gabbia, la casa con tutti i
vecchi arredi, e che cosa la testa di quel cardellino
potesse pensare di tutte le cure e amorevolezze di cui lo
facevano segno, non s'era mai certamente affacciata ai due
vecchi nonni, tanto eran sicuri che, quando il cardellino
veniva a posarsi sulla spalla dell'uno o dell'altra e si
metteva a pinzar loro il collo grinzoso o il lobo
dell'orecchio esso sapeva benissimo che quella su cui si
posava era una spalla e quello che pinzava un lobo
d'orecchio, e che la spalla e l'orecchio eran quelli di lui
e non quelli di lei. Possibile che non li conoscesse
entrambi? che lui era il nonno e lei la nonna? e che non
sapesse che tutti e due lo amavano tanto perché era stato il
cardellino della nipotina morta, la quale lo aveva così bene
ammaestrato; a venir sulla spalla, a bezzicare così
l'orecchia, a svolare per casa fuori della gabbia?
Nella gabbia, sospesa tra le tende al palchetto della
finestra, stava la notte soltanto, e, di giorno, nei brevi
momenti che si recava a beccare il suo miglio e a bere con
molti inchini smorfiosi una gocciolina d'acqua. Era insomma
come la sua reggia, la gabbia, e la casa era il suo vasto
regno. E spesso sul paralume della lampada a sospensione
nella sala da pranzo o sulla spalliera del seggiolone del
nonno andava a prodigare i suoi gorgheggi e anche... - si
sa, un cardellino!
- Sudicione! - lo sgridava la vecchia nonna, come gliela
vedeva fare. E correva con lo strofinaccio sempre pronto a
ripulire, come se per casa ci fosse un bambino da cui ancora
non si potesse pretendere il giudizio di far certe cose con
regola e al loro posto. E si ricordava intanto di lei, la
vecchia nonna, della nipotina si ricordava, che quel
servizio lì, povero amore, per più d'un anno gliel'aveva
fatto fare, finché poi, da brava...
- Ti ricordi, eh?
E il vecchio - ricordarsi? se la vedeva ancora lì per casa,
piccina piccina, così! E tentennava a lungo il capo.
Erano rimasti soli, loro due vecchi soli con quell'orfanella
cresciuta da piccola in casa, che doveva esser la gioja
della loro vecchiaja; e invece, a quindici anni... Ma era
rimasto vivo di lei - trilli e ali - il ricordo, in quel
cardellino. E dire che dapprima non ci avevan pensato!
Nell'abisso di disperazione in cui erano piombati, dopo la
sciagura, potevano mai pensare a un cardellino? Ma su le
loro spalle curve, sussultanti all'impeto dei singhiozzi,
lui, il cardellino, - lui, lui - era venuto da sé a posarsi
lieve, movendo la testolina di qua e di là, poi aveva
allungato il collo, e una beccatina, di dietro,
all'orecchio, come per dire che... sì, era una cosa viva di
lei; viva, viva ancora, e che aveva ancora bisogno delle
loro cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei.
Ah con qual tremore lo aveva preso, il vecchio, nella sua
grossa mano e mostrato alla sua vecchia, singhiozzando! Che
baci su quel capino, su quel beccuccio! Ma non voleva esser
preso, lui, imprigionato in quella mano; armeggiava con le
zampine, con la testina; pinzava in risposta ai baci dei due
vecchi.
La vecchia nonna era certa certissima che con quei gorgheggi
il cardellino chiamava ancora la sua padroncina, e che
svolando di qua, di là per le stanze, la cercava, la cercava
senza requie, non sapendo darsi pace di non trovarla più; e
che eran tutti discorsi per lei, quei lunghi gorgheggi lì;
domande, proprio domande che meglio di così, con le parole,
non si sarebbero potute fare; domande ripetute tre, quattro
volte di seguito, che attendevano una risposta e dimostravan
la stizza di non riceverla.
Ma come, se poi era anche certo, certissimo che il
cardellino sapeva della morte? Se sapeva, chi chiamava? da
chi attendeva risposta a quelle domande che meglio di così,
con le parole, non si sarebbero potute fare?
Oh Dio mio, cardellino era infine! Ora la chiamava, ora la
piangeva. Si poteva forse mettere in dubbio che in quel
momento lì, per esempio, così tutto rinchioccito sul
regoletto della gabbia, col capino rientrato e il beccuccio
in su e gli occhietti semichiusi pensasse a lei morta? Certi
pigolii brevi, sommessi, lasciava andare di tratto in tratto
in quei momenti, che eran la prova più evidente che pensava
a lei e la piangeva e si lamentava. Erano uno strazio quei
pigolii.
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Il vecchio nonno non diceva di no alla sua vecchia.
N'era così certo anche lui! Pur non di meno, saliva pian
piano su la seggiola, come per bisbigliar davvicino
qualche parolina di conforto a quella povera animuccia
in pena, e intanto, quasi senza voler vedere lui stesso
quello che faceva, riapriva lo sportellino a scatto
della gabbia che s'era richiuso.
- Ecco che scappa! ecco che scappa, il birichino! -
esclamava il vecchio, voltandosi sulla sedia a seguirlo
con gli occhi ridenti, le due mani aperte davanti al
volto come a pararlo.
E allora nonno e nonna litigavano. Litigavano perché
tante e tante volte glielo aveva detto lei, che lo
lasciasse stare quand'era così, che non andasse a
frastornarlo dalla sua pena. Ecco, lo sentiva ora?
- Canta, - diceva il vecchio.
- Ma che canta! - rimbeccava lei con una scrollata di
spalle. - Te ne sta dicendo di cotte e di crude!
Arrabbiatissimo è!
E accorreva a calmarlo. Ma che calmare! Scattava via di
qua, di là, proprio impermalito; e con ragione, perché
gli doveva parere di non esser considerato in quei
momenti lì.
E il bello era che il nonno, non solo si pigliava tutti
quei rimbrotti senza dire alla nonna che lo sportellino
a scatto della gabbiola era chiuso e che forse il
cardellino pigolava così lamentosamente per questo, ma
piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia
correndo appresso al cardellino, piangeva e riconosceva
tra sé, crollando il capo tra le lagrime:
- Poverino, ha ragione... poverino, ha ragione... non si
sente considerato!
Lo sapeva bene infatti, il nonno, che cosa volesse dire
non sentirsi considerati. Tutti e due, poveri vecchi,
non eran considerati da nessuno ed erano messi alla
berlina, perché non vivevano più d'altro ormai che di
quel cardellino, e perché si condannavano a star
perpetuamente con tutte le finestre chiuse; e lui anche,
il vecchio nonno, a non metter più il naso fuori della
porta, perché era vecchio sì e piangeva lì in casa come
un bambino, ma oh! mosche sul naso non se n'era fatte
posar mai, e se qualcuno, per via, avesse avuto la
cattiva ispirazione di farsi beffe di lui, la vita (ma
che prezzo ormai aveva più la vita per lui?) come
niente, come niente se la sarebbe giocata. Sissignori,
per quel cardellino lì, se qualcuno avesse avuto la
cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa. Tre volte,
in gioventù, era stato proprio a un pelo... là, o la
vita o la libertà! Ah, ci metteva poco lui a perder la
vista degli occhi!
Ogni qual volta questi propositi violenti gli
s'accendevano nel sangue, s'alzava il vecchio nonno,
spesso col cardellino su la spalla, e andava a guatare
con occhi truci dai vetri della finestra le finestre
delle case dirimpetto.
Che fossero case, quelle lì dirimpetto; che quelle
fossero finestre, coi vetri intelajati, le ringhierine,
i vasi di fiori e tutto; che quelli su fossero tetti con
fumajuoli, tegole, grondaje, non poteva mica dubitare il
vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano, e
chi vi stava, e come ci si viveva. Il guajo è che non
gli s'affacciava per nulla alla mente la domanda, che
cosa fossero invece per il cardellino che gli stava
accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle altre
case dirimpetto; e anche là per quel magnifico gattone
bianco soriano che se ne stava tutto aggruppato sul
davanzale di quella finestra dirimpetto, con gli occhi
chiusi a crogiolarsi al sole. Finestre? vetri? tetti?
tegole? casa mia? casa tua? Per quel gattone bianco lì
che dormiva al sole, casa mia? casa tua? Ma se poteva
entrarci, tutte erano sue! Case? Che case! Posti dove si
poteva rubare; posti dove si poteva dormire più o meno
comodamente; o fingere anche di dormire.
Credevano davvero quei due vecchi nonni che tenendo
sempre chiuse le finestre e chiusa la porta di casa, un
gatto, volendo, non potesse trovare un'altra via per
entrare a mangiarsi quel cardellino lì?
E non era poi troppo pretendere che il gatto sapesse che
quel cardellino lì era tutta la vita di quei due vecchi
nonni perché era stato della nipotina morta che lo aveva
così bene ammaestrato a svolar per casa fuori della
gabbia? e che sapesse che il vecchio nonno, una volta
che lo aveva sorpreso dietro una delle finestre a spiare
tutto intento attraverso i vetri chiusi il volo
spensierato di quel cardellino per la stanza, era andato
furente ad ammonir la padrona che guai, guai se un'altra
volta lo avesse sorpreso lì? Lì? quando? come? La
padrona... i nonni... la finestra... il cardellino?
E così, un giorno, se lo mangiò - ma sì, quel cardellino
che per lui poteva anche essere un altro - se lo mangiò
entrando in casa dei due vecchi, chi sa come, chi sa
donde. La nonna - era quasi sera - intese appena, di là,
come un piccolo squittio, un lamento; il nonno accorse,
intravide una cosa bianca che s'avventava scappando per
la cucina e, per terra, sparse, alcune piccole piume del
petto, le più tenere, che, mossa l'aria al suo entrare,
si scossero lievi, lì sul pavimento. Che grido! E
trattenuto invano dalla sua vecchia, s'armò, corse come
un pazzo in casa della vicina. No, non la vicina, il
gatto, il gatto voleva uccidere il vecchio, là, sotto
gli occhi di lei; e sparò nella saletta da pranzo, come
lo vide lì quieto a seder sulla credenza, sparò una, due
tre volte, fracassando le stoviglie, finché non accorse,
armato anche lui, il figlio della vicina, che sparò sul
vecchio.
Una tragedia. Fra grida e pianti il nonno fu trasportato
moribondo, ferito al petto, alla sua casa, alla sua
vecchia.
Il figlio della vicina era fuggito per le campagne. La
rovina in due case; lo scompiglio in tutto il paesello
per tutta una notte.
E il gatto mica se lo ricordava, un momento dopo, che
s'era mangiato il cardellino, un qualunque cardellino; e
mica aveva capito che il vecchio aveva sparato contro di
lui. Aveva fatto un bel balzo, al botto, era scappato
via e ora - eccolo là - se ne stava tranquillo, così
tutto bianco sul tetto nero a guardare le stelle che
dalla cupa profondità della notte interlunare - si può
essere certissimi - non vedevano affatto i poveri tetti
di quel paesello tra i monti, ma così vivamente vi
sfavillavano sopra che si poteva quasi giurare non
vedessero altro, quella notte.