Novelle per un anno - 1925 - Donna Mimma
3. Il capretto nero
Senza dubbio il signor Charles Trockley ha
ragione. Sono anzi disposto ad ammettere che il signor
Charles Trockley non può aver torto mai, perché la ragione e
lui sono una cosa sola. Ogni mossa, ogni sguardo, ogni
parola del signor Charles Trockley sono così rigidi e
precisi, così ponderati e sicuri, che chiunque, senz'altro,
deve riconoscere che non è possibile che il signor Charles
Trockley, in qual si voglia caso, per ogni questione che gli
sia posta, o incidente che gli occorra, stia dalla parte del
torto.
Io e lui, per portare un esempio, siamo nati lo
stesso anno, lo stesso mese e quasi lo stesso giorno; lui,
in Inghilterra, io in Sicilia. Oggi, quindici di giugno,
egli compie quarantotto anni; quarantotto ne compirò io il
giorno ventotto. Bene: quant'anni avremo, lui il quindici, e
io il ventotto di giugno dell'anno venturo? Il signor
Trockley non si perde; non esita un minuto; con sicura
fermezza sostiene che il quindici e il ventotto di giugno
dell'anno venturo lui e io avremo un anno di più, vale a
dire quarantanove.
È possibile dar torto al signor Charles Trockley?
Il tempo non passa ugualmente per tutti. Io
potrei avere da un sol giorno, da un'ora sola più danno, che
non lui da dieci anni passati nella rigorosa disciplina del
suo benessere; potrei vivere, per il deplorevole disordine
del mio spirito, durante quest'anno, più d'una intera vita.
Il mio corpo, più debole e assai meno curato del suo, si è
poi, in questi quarantotto anni, logorato quanto certamente
non si logorerà in settanta quello del signor Trockley.
Tanto vero ch'egli, pur coi capelli tutti bianchi d'argento,
non ha ancora nel volto di gambero cotto la minima ruga, e
può ancora tirare di scherma ogni mattina con giovanile
agilità.
Ebbene, che importa? Tutte queste
considerazioni, ideali e di fatto, sono per il signor
Charles Trockley oziose e lontanissime dalla ragione. La
ragione dice al signor Charles Trockley che io e lui, a
conti fatti, il quindici e il ventotto di giugno dell'anno
venturo avremo un anno di più, vale a dire quarantanove.
Premesso questo, udite che cosa è accaduto di
recente al signor Charles Trockley e provatevi, se vi
riesce, a dargli torto.
Lo scorso aprile, seguendo il solito itinerario
tracciato dal Baedeker per un viaggio in Italia, Miss Ethel
Holloway, giovanissima e vivacissima figlia di Sir W. H.
Holloway, ricchissimo e autorevolissimo Pari d'Inghilterra,
capitò in Sicilia, a Girgenti, per visitarvi i maravigliosi
avanzi dell'antica città dorica. Allettata dall'incantevole
piaggia tutta in quel mese fiorita del bianco fiore dei
mandorli al caldo soffio del mare africano pensò di fermarsi
più d'un giorno nel grande Hôtel des Temples che sorge fuori
dell'erta e misera cittaduzza d'oggi, nell'aperta, campagna,
in luogo amenissimo.
Da ventidue anni il signor Charles Trockley è
vice-console d'Inghilterra a Girgenti, e da ventidue anni,
ogni giorno, sul tramonto, si reca a piedi, col suo passo
elastico e misurato, dalla città alta sul colle alle rovine
dei Tempii akragantini, aerei e maestosi su l'aspro ciglione
che arresta il declivio della collina accanto, la collina
akrea, su cui sorse un tempo, fastosa di marmi, l'antica
città da Pindaro esaltata come bellissima tra le città
mortali.
Dicevano gli antichi che gli Akragantini
mangiavano ogni giorno come se dovessero morire il giorno
dopo, e costruivano le loro case come se non dovessero morir
mai. Poco ora mangiano, perché grande è la miseria nella
città e nelle campagne, e delle case della città antica,
dopo tante guerre e sette incendii e altrettanti saccheggi,
non resta più traccia. Sorge al posto di esse un bosco di
mandorli e d'olivi saraceni, detto perciò il Bosco della
Cìvita. E i chiomati olivi cinerulei s'avanzano in teoria
fin sotto alle colonne dei Tempii maestosi e par che
preghino pace per quei clivi abbandonati. Sotto il ciglione
scorre, quando può, il fiume Akragas che Pindaro glorificò
come ricco di greggi. Qualche greggiola di capre, attraversa
tuttavia il letto sassoso del fiume: s'inerpica sul ciglione
roccioso e viene a stendersi e a rugumare il magro pascolo
all'ombra solenne dell'antico tempio della Concordia,
integro ancora. Il caprajo, bestiale e sonnolento come un
arabo, si sdraja anche lui sui gradini del pronao dirupati e
trae qualche suono lamentoso dal suo zufolo di canna.
Al signor Charles Trockley questa intrusione
delle capre nel tempio è sembrata sempre un'orribile
profanazione; e innumerevoli volte ne ha fatto formale
denunzia ai custodi dei monumenti, senza ottener mai altra
risposta che un sorriso di filosofica indulgenza e un'alzata
di spalle. Con veri fremiti d'indignazione il signor Charles
Trockley di questi sorrisi e di queste alzate di spalle s'è
lagnato con me che qualche volta lo accompagno in quella sua
quotidiana passeggiata. Avviene spesso che, o nel tempio
della Concordia, o in quello più su di Hera Lacinia, o
nell'altro detto volgarmente dei Giganti, il signor Trockley
s'imbatta in comitive di suoi compatriotti, venute a
visitare le rovine. E a tutti egli fa notare, con
quell'indignazione che il tempo e l'abitudine non hanno
ancora per nulla placato o affievolito, la profanazione di
quelle capre sdrajate e rugumanti all'ombra delle colonne.
Ma non tutti gl'inglesi visitatori, per dir la verità,
condividono l'indignazione del signor Trockley. A molti anzi
sembra non privo d'una certa poesia il riposo di quelle
capre nei Tempii, rimasti come sono ormai solitari in mezzo
al grande e smemorato abbandono della campagna. Più d'uno,
con molto scandalo del signor Trockley, di quella vista si
mostra anzi lietissimo e ammirato.
Più di tutti lieta e ammirata se ne mostrò, lo
scorso aprile, la giovanissima e vivacissima Miss Ethel
Holloway. Anzi, mentre l'indignato vice-console stava a
darle alcune preziose notizie archeologiche, di cui né il
Baedeker né altra guida hanno ancor fatto tesoro, Miss Ethel
Holloway commise l'indelicatezza di voltargli le spalle
improvvisamente per correr dietro a un grazioso capretto
nero, nato da pochi giorni, che tra le capre sdraiate
springava qua e là come se per aria attorno gli danzassero
tanti moscerini di luce, e poi di quei suoi salti arditi e
scomposti pareva restasse lui stesso sbigottito, ché ancora
ogni lieve rumore, ogni alito d'aria, ogni piccola ombra,
nello spettacolo per lui tuttora incerto della vita, lo
facevano rabbrividire e fremer tutto di timidità.
Quel giorno, io ero col signor Trockley, e se
molto mi compiacqui della gioja di quella piccola Miss, così
di subito innamorata del capretto nero, da volerlo a ogni
costo comperare; molto anche mi dolsi di quanto toccò a
soffrire al povero signor Charles Trockley.
- Comperare il capretto?
- Sì, sì! comperare subito! subito!
E fremeva tutta anche lei, la piccola Miss, come
quella cara bestiolina nera; forse non supponendo neppur
lontanamente che non avrebbe potuto fare un dispetto
maggiore al signor Trockley, che quelle bestie odia da tanto
tempo ferocemente.
Invano il signor Trockley si provò a
sconsigliarla, a farle considerare tutti gl'impicci che le
sarebbero venuti da quella compera: dovette cedere alla fine
e, per rispetto al padre di lei, accostarsi al selvaggio
caprajo per trattar l'acquisto del capretto nero.
Inizio
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Miss Ethel Holloway, sborsato il denaro
della compera, disse al signor Trockley che avrebbe
affidato il suo capretto al direttore dell'Hôtel des
Temples, e che poi, appena ritornata a Londra, avrebbe
telegrafato perché la cara bestiolina, pagate tutte le
spese, le fosse al più presto recapitata; e se ne tornò
in carrozza all'albergo, col capretto belante e
guizzante tra le braccia.
Vidi, incontro al sole che tramontava fra un
mirabile frastaglio di nuvole fantastiche, tutte accese
sul mare che ne splendeva sotto come uno smisurato
specchio d'oro, vidi nella carrozza nera quella bionda
giovinetta gracile e fervida allontanarsi infusa nel
nembo di luce sfolgorante; e quasi mi parve un sogno.
Poi compresi che, avendo potuto, pur tanto lontana dalla
sua patria, dagli aspetti e dagli affetti consueti della
sua vita, concepir subito un desiderio così vivo, un
così vivo affetto per un piccolo capretto nero, ella non
doveva avere neppure un briciolo di quella solida
ragione, che con tanta gravità governa gli atti, i
pensieri, i passi e le parole del signor Charles
Trockley.
E che cosa aveva allora al posto della
ragione la piccola Miss Ethel Holloway?
Nient'altro che la stupidaggine, sostiene il
signor Charles Trockley con un furore a stento
contenuto, che quasi quasi fa pena, in un uomo come lui,
sempre così compassato.
La ragione del furore è nei fatti che son
seguiti alla compera di quel capretto nero.
Miss Ethel Holloway partì il giorno dopo da
Girgenti. Dalla Sicilia doveva passare in Grecia, dalla
Grecia, in Egitto; dall'Egitto nelle Indie.
È miracolo che, arrivata sana e salva a
Londra su la fine di novembre, dopo circa otto mesi e
dopo tante avventure che certamente le saranno occorse
in un così lungo viaggio, si sia ancora ricordata del
capretto nero comperato un giorno lontano tra le rovine
dei Tempii akragantini in Sicilia.
Appena arrivata, secondo il convenuto,
scrisse per riaverlo al signor Charles Trockley.
L'Hôtel des Temples si chiude ogni anno alla
metà di giugno per riaprirsi ai primi di novembre. Il
direttore, a cui Miss Ethel Holloway aveva affidato il
capretto, alla metà di giugno, partendo, lo aveva a sua
volta affidato al custode dell'albergo, ma senz'alcuna
raccomandazione, mostrandosi anzi seccato più d'un po'
del fastidio che gli aveva dato e seguitava a dargli
quella bestiola. Il custode aspettò di giorno in giorno
che il vice-console signor Trockley, per come il
direttore gli aveva detto, venisse a prendersi il
capretto per spedirlo in Inghilterra, poi, non vedendo
comparir nessuno, pensò bene, per liberarsene, di darlo
in consegna a quello stesso caprajo che lo aveva venduto
alla Miss, promettendoglielo in dono se questa, come
pareva, non si fosse più curata di riaverlo, o un
compenso per la custodia e la pastura, nel caso che il
vice-console fosse venuto a chiederlo.
Quando, dopo circa otto mesi, arrivò da
Londra la lettera di Miss Ethel Holloway, tanto il
direttore dell'Hôtel des Temples, quanto il custode,
quanto il caprajo si trovarono in un mare di confusione;
il primo per aver affidato il capretto al custode; il
custode per averlo affidato al caprajo, e questi per
averlo a sua volta dato in consegna a un altro caprajo
con le stesse promesse fatte a lui dal custode. Di
questo secondo caprajo non s'avevano più notizie. Le
ricerche durarono più d'un mese. Alla fine, un bel
giorno, il signor Charles Trockley si vide presentare
nella sede del vice-consolato in Girgenti un orribile
bestione cornuto, fetido, dal vello stinto rossigno
strappato e tutto incrostato di sterco e di mota, il
quale, con rochi, profondi e tremuli belati, a testa
bassa, minacciosamente, pareva domandasse che cosa si
volesse da lui, ridotto per necessità di cose in quello
stato, in un luogo così strano dalle sue consuetudini.
Ebbene, il signor Charles Trockley, secondo
il solito suo, non si sgomentò minimamente a una tale
apparizione; non tentennò un momento: fece il conto del
tempo trascorso, dai primi d'aprile agli ultimi di
dicembre, e concluse che, ragionevolmente, il grazioso
capretto nero d'allora poteva esser benissimo
quest'immondo bestione d'adesso. E senza neppure
un'ombra d'esitazione rispose alla Miss, che subito
gliel'avrebbe mandato da Porto Empedocle col primo
vapore mercantile inglese di ritorno in Inghilterra.
Appese al collo di quell'orribile bestia un cartellino
con l'indirizzo di Miss Ethel Holloway e ordinò che
fosse trasportata alla marina. Qui, lui stesso, mettendo
a grave repentaglio la sua dignità, si tirò dietro con
una fune la bestia restia per la banchina del molo,
seguito da una frotta di monellacci; la imbarcò sul
vapore in partenza, e se ne ritornò a Girgenti,
sicurissimo d'aver adempiuto scrupolosamente all'impegno
che s'era assunto, non tanto per la deplorevole
leggerezza di Miss Ethel Holloway, quanto per il
rispetto dovuto al padre di lei.
Ieri, il signor Charles Trockley è venuto a
trovarmi in casa in tali condizioni d'animo e di corpo,
che subito, costernatissimo, io mi son lanciato a
sorreggerlo, a farlo sedere, a fargli recare un bicchier
d'acqua.
- Per amor di Dio, signor Trockley, che vi è
accaduto?
Non potendo ancora parlare, il signor
Trockley ha tratto di tasca una lettera e me l'ha porta.
Era di Sir H. W. Holloway, Pari
d'Inghilterra, e conteneva una filza di gagliarde
insolenze al signor Trockley per l'affronto che questi
aveva osato fare alla figliuola Miss Ethel, mandandole
quella bestia immonda e spaventosa.
Questo, in ringraziamento di tutti i
disturbi, che il povero signor Trockley s'è presi.
Ma che si aspettava dunque quella
stupidissima Miss Ethel Holloway? Si aspettava che, a
circa undici mesi dalla compera, le arrivasse a Londra
quello stesso capretto nero che springava piccolo e
lucido, tutto fremente di timidezza tra le colonne
dell'antico Tempio greco in Sicilia? Possibile? Il
signor Charles Trockley non se ne può dar pace.
Nel vedermelo davanti in quello stato, io ho
preso a confortarlo del mio meglio, riconoscendo con lui
che veramente quella Miss Ethel Holloway dev'essere una
creatura, non solo capricciosissima, ma oltre ogni dire
irragionevole.
- Stupida! stupida! stupida!
- Diciamo meglio irragionevole, caro signor
Trockley, amico mio. Ma vedete, - (mi son permesso
d'aggiungere timidamente) - ella, andata via lo scorso
aprile con negli occhi e nell'anima l'immagine graziosa
di quel capretto nero, non poteva, siamo giusti, far
buon viso (così irragionevole com'è evidentemente) alla
ragione che voi, signor Trockley, le avete posta davanti
all'improvviso con quel caprone mostruoso che le avete
mandato.
- Ma dunque? - mi ha domandato, rizzandosi e
guardandomi con occhio nemico, il signor Trockley. - Che
avrei dovuto fare, dunque, secondo voi?
- Non vorrei, signor Trockley, - mi sono affrettato a
rispondergli imbarazzato, - non vorrei sembrarvi anch'io
irragionevole come la piccola Miss del vostro paese
lontano, ma al posto vostro, signor Trockley, sapete che
avrei fatto io? O avrei risposto a Miss Ethel Holloway
che il grazioso capretto nero era morto per il desiderio
de' suoi baci e delle sue carezze; o avrei comperato un
altro capretto nero, piccolo piccolo e lucido, simile in
tutto a quello da lei comperato lo scorso aprile e
gliel'avrei mandato, sicurissimo che Miss Ethel Holloway
non avrebbe affatto pensato che il suo capretto non
poteva per undici mesi essersi conservato così tal
quale. Seguito con ciò, come vedete, a riconoscere che
Miss Ethel Holloway è la creatura più irragionevole di
questo mondo e che la ragione sta intera e tutta dalla
parte vostra, come sempre, caro signor Trockley, amico
mio.