Fatti pochi passi nella saletta d'ingresso al bujo,
don Camillo inciampò in un fantoccio da sarta; all'inciampone,
un altro fantoccio dietro a quello gli cadde in
testa; il Marchesino, già col piede alzato, se lo
trovò fra le gambe; cadde anche lui. Al fracasso,
accorse una vecchia incuffiata, con un lumetto in
mano. Ma don Camillo s'era già alzato e dava un
calcio a quell'arnese di vimini.
- Maledetti impicci!
- Signor Marchese, è caduto? s'è fatto male?
- No, niente. Carla?
- Eh, già ci siamo... Venga, venga avanti.
Dalla camera attigua tuonò la voce imperiosa di
Carla:
- Lasciatemi fare! Voglio passeggiare, e passeggio!
Don Camillo, infatti, la trovò in piedi, discinta e
maestosa, coi magnifici capelli fulvi scomposti
intorno al bel volto pallido.
- Carla!
- Marchese birbone! Oh, ma che hai, figlio mio?
Anche tua moglie? Ho saputo! Su, su, coraggio, caro:
non è niente! Così sembrerà che abbia partorito tu,
due volte. Ahi ahi... ahi ahi...
Gli posò le mani su le spalle, appoggiò la fronte
madida sulla fronte di lui: attese un momento così.
- Niente: è passata! Asciugati la fronte; scusami; e
levami un dubbio, Marchese: le hai detto un maschio
a tua moglie?
- Non capisco...
- Che ti facesse un maschio?
- Ma no, non le ho detto niente.
- Ti farà una femmina, puoi esserne certo! Va', esci
un momentino, ora, e non ti spaventare. L'avrai
subito da me, il maschio: contaci! Subito subito,
sì. Vedo che hai premura.
Don Camillo sorrise, senza volerlo, e si ritirò
nella stanzetta attigua.
Bizzarra nei modi e nel linguaggio, pure in quel
momento, che differenza!
Uggito, oppresso, contrariato in tutto e per tutto
dalla moglie, egli, solo a vedere questa donna,
ecco, si sentiva subito tutto rianimato: un altro.
Che donna! Spregiudicata e franca, con l'esuberanza
d'una vitalità indiavolata, talvolta anche
indiscreta nella furia di fare il bene, sincera,
veemente, affettuosa, gli aveva comunicato un fuoco,
un fervore, di cui non si sarebbe mai sentito
capace. E che fierezza! Non aveva voluto mai
accettar da lui, se non qualche regaluccio di poco
conto, come testimonianza d'affetto.
- Sono più ricca di te, - soleva dirgli. - Cucio e
mangio!
Serviva difatti le più cospicue famiglie
aristocratiche e borghesi, ed era stata anche la
sarta della marchesa Righi; ma s'era veduta così
maltrattata da costei, così contrariata anch'essa
nei suoi gusti, nei suoi suggerimenti, che aveva
giurato di vendicarsi, non tanto per il dispetto che
ne aveva provato, quanto per pietà di quel povero
Marchesino che con gli occhi le aveva sempre
dimostrato d'esser d'accordo con lei, d'esser una
vittima anche lui di quella donna magra, sgarbata,
insoffribile. E da un anno e mezzo, il marchesino
Righi, amato da Carla, si sentiva proprio un
altr'uomo.
Un ululo lungo, quasi ferino, scosse don Camillo da
queste riflessioni. Balzò in piedi. Udì la voce
della levatrice, che diceva di là:
- Fatto! Zitta. Brava.
Padre, dunque! Ecco, già padre! Una strana ansia lo
prese di veder la creaturina che in quel momento
entrava nella vita, per lui. Ma due, due, in quella
stessa notte, signore Iddio! Forse in quel punto
stesso, nel suo palazzo, nasceva un'altra creaturina,
pur sua. Ed egli era ancora qua! L'ansia, a questo
pensiero, diventò smania. Ancora? ancora?
- Signor Marchese!
Don Camillo accorse. Carla, dal letto, pallidissima,
abbandonata, gli sorrise.
- Femmina, sai? Troverai il maschietto di là. Va',
dammi un bacio, e scappa, caro!
Il Righi si chinò a baciarla appassionatamente; ma
prima di scappare a casa, volle veder la bambina. Se
ne pentì. Vide un mostriciattolo ancor tutto
paonazzo, che incuteva ribrezzo.
- Vedrà, eh vedrà fra qualche ora... - gli disse
però la levatrice. - Più bella della mamma!
Poco dopo, rientrando nel suo palazzo, il Marchesino
non poté più ricordarsi di ciò che aveva lasciato
nella piazzetta solitaria di San Salvatore in Lauro.
Sua moglie era morta di parto, da mezz'ora,
lasciando, mal viva, una povera bambina.
Passarono più di tre mesi prima che il marchese don
Camillo Righi si recasse a rivedere la sua amante e
l'altra sua bambina.
Trovò Carla che lo aspettava, sicura del suo
ritorno; vestita di nero. Dapprima, vedendola, non
se n'accorse nemmeno; tanto gli parve naturale.
Carla non cercò in alcun modo di confortarlo; gli
domandò soltanto notizie della piccina, che don
Camillo aveva dato a balia.
- Tre balie in pochi giorni. Se vedessi: uno
scheletrino! Non so più che fare. Mi si sono
dimostrati tutti d'un cuor duro, d'un cuor nero...
- I parenti di lei?
- Figurati! M'hanno lasciato solo! Intanto ho paura
che anche quest'altra balia non abbia latte
abbastanza.
Le espresse il desiderio di rivedere la bambina.
- L'avete battezzata?
- Non ancora. Ho voluto aspettare che tu disponessi.
La vecchia zia la recò. Com'era bella, ah com'era
bella, questa! Invece di rallegrarsene, don Camillo
si mise a piangere pensando all'altra là, misera,
orfana, digraziata.
Carla gli cinse lievemente il collo con un braccio:
- Senti, Millo, - gli disse: - quella tua povera
piccina senza mamma... Se tu volessi... Sai? avrei
latte per due...
Egli occhi le brillarono subito di lagrime.
Don Camillo ebbe un brivido di tenerezza per tutte
le fibre; si nascose il volto con le mani e,
rompendo in singhiozzi, le abbandonò il capo sul
grembo.
Oh, no, no: egli, nella sciagura che lo aveva
atterrato, messo in guerra con tutti e con se
stesso, non poteva più fare a meno di quella donna
fervida e forte.
Risolvette d'allontanarsi per sempre da Roma. Si
sarebbe ritirato nelle sue terre di Fabriano. Pregò
Carla d'accettare per suo amore quel rifugio; si
mise d'accordo con lei, e la fece partire avanti,
con la bambina e quella vecchia zia.
Dopo una ventina di giorni, sistemato tutto, partì
anche lui per la campagna, con la povera piccina
senza madre.
Fin dal primo momento Carla ebbe per lei affetto e
cure più che materni. Tanto che don Camillo stesso
provò quasi rimorso per quell'altra bambina, ch'era
pur sua, temendo non fosse trascurata troppo.
- No, che dici? Milluccia, per il momento, non ha
tanto bisogno di me. Tinina sì, invece. Ma già,
vedi, vedi come s'è fatta bella?
Era rifiorita veramente, in quei pochi giorni, la
povera bambina, con la primavera che rideva e
brillava dalla campagna a tutte le finestre della
villa piena di sole. Ancora, messa accanto
all'altra, nel lettuccio comune, pareva più piccina.
- Ma vedrai fra qualche mese. Sembreranno proprio
come gemelle, e non sapremo più distinguere l'una
dall'altra.
Don Camillo Righi sapeva dell'indignazione che aveva
cagionato a Roma, nei parenti e negli amici, la
notizia scandalosa ch'egli aveva dato ad allevar la
figliuola alla propria amante. Ma voleva che
venissero qua, tutti, a vedere quelle due piccine,
l'una accanto all'altra, e l'amore e le cure di
quella madre per esse.