Fu condotto davanti alla vecchia signora, che
ingombrava con la sua enorme pinguedine mezzo
canapè, vestita di nero, con una specie di cuffia
pur nera su i capelli lanosi che le contornavano la
faccia piatta, giallastra, quasi di cartapecora.
- Mamma, il professor Gori. Sai? quello che aveva
combinato il matrimonio di Andrea.
La vecchia signora sollevò le palpebre gravi
sonnolente, mostrando, uno più aperto e l'altro
meno, gli occhi torbidi, ovati, quasi senza sguardo.
- In verità, - corresse il professore, inchinandosi
questa volta con trepidante riguardo per la marsina
scucita, - in verità, ecco... combinato no: non...
non sarebbe la parola... Io, semplicemente...
- Voleva dare un'istitutrice alle mie nipotine, -
compì la frase la vecchia signora, con voce
cavernosa. - Benissimo! Così difatti sarebbe stato
giusto.
- Ecco, già... - fece il professor Gori. -
Conoscendo i meriti, la modestia della signorina
Reis.
- Ah, ottima figliuola, nessuno lo nega! - riconobbe
subito, riabbassando le palpebre, la vecchia
signora. - E noi, creda, siamo oggi dolentissimi...
- Che sciagura! Già! Così di colpo! - esclamò il
Gori.
- Come se non ci fosse veramente la volontà di Dio,
- concluse la vecchia signora.
Il Gori la guardò.
- Fatalità crudele...
Poi, guardando in giro per il salotto, domandò:
- E il signor Andrea?
Gli rispose il fratello, simulando indifferenza:
- Ma... non so, era qui, poco fa. Sarà andato forse
a prepararsi.
- Ah! - esclamò allora il Gori, rallegrandosi
improvvisamente. - Le nozze dunque si faranno lo
stesso?
- No! che dice mai! - scattò la vecchia signora,
stupita, offesa. - Oh Signore Iddio! Con la morta in
casa? Ooh!
- Oooh! - echeggiarono, miagolando, le due zitellone
con orrore.
- Prepararsi per partire, - spiegò il Migri. -
Doveva partire oggi stesso con la sposa per Torino.
Abbiamo le nostre cartiere lassù, a Valsangone; dove
c'è tanto bisogno di lui.
- E... e partirà... così? - domandò il Gori.
- Per forza. Se non oggi, domani. L'abbiamo persuaso
noi, spinto anzi, poverino. Qui, capirà, non è più
prudente, né conveniente che rimanga.
- Per la ragazza... sola, ormai... - aggiunse la
madre con la voce cavernosa. - Le male lingue...
- Eh già, - riprese il fratello. - E poi gli
affari... Era un matrimonio...
- Precipitato! - proruppe una delle zitellone.
- Diciamo improvvisato, - cercò d'attenuare il
Migri. - Ora questa grave sciagura sopravviene
fatalmente, come... sì, per dar tempo, ecco. Un
differimento s'impone... per il lutto... e... E così
si potrà pensare, riflettere da una parte e
dall'altra...
Il professor Gori rimase muto per un pezzo.
L'impaccio irritante che gli cagionava quel
discorso, così tutto sospeso in prudenti reticenze,
era pur quello stesso che gli cagionava la sua
marsina stretta e scucita sotto l'ascella. Scucito
allo stesso modo gli sembrò quel discorso e da
accogliere con lo stesso riguardo per la scucitura
segreta, col quale era proferito. A sforzarlo un
po', a non tenerlo così composto e sospeso, con
tutti i debiti riguardi, c'era pericolo che, come la
manica della marsina si sarebbe staccata, così anche
si sarebbe aperta e denudata l'ipocrisia di tutti
quei signori.
Sentì per un momento il bisogno d'astrarsi da
quell'oppressione e anche dal fastidio che,
nell'intontimento in cui era caduto, gli dava il
merlettino bianco, che orlava il collo della casacca
nera della vecchia signora. Ogni qual volta vedeva
un merlettino bianco come quello, gli si
riaffacciava alla memoria, chi sa perché, l'immagine
d'un tal Pietro Cardella, merciajo del suo paesello
lontano, afflitto da una cisti enorme alla nuca. Gli
venne di sbuffare; si trattenne a tempo, e sospirò,
come uno stupido:
- Eh, già... Povera figliuola!
Gli rispose un coro di commiserazioni per la sposa.
Il professor Gori se ne sentì all'improvviso come
sferzare, e domandò, irritatissimo:
- Dov'è? Potrei vederla?
Il Migri gl'indicò un uscio nel salottino:
- Di là, si serva...
E il professor Gori vi si diresse furiosamente.
Sul lettino, bianco, rigidamente stirato, il
cadavere della madre, con un'enorme cuffia in capo
dalle tese inamidate.
Non vide altro, in prima, il professor Gori,
entrando. In preda a quell'irritazione crescente, di
cui, nello stordimento e nell'impaccio, non riusciva
a rendersi esatto conto, con la testa che già gli
fumava, anziché commuoversene, se ne sentì irritare,
come per una cosa veramente assurda: stupida e
crudele soperchieria della sorte che, no, perdio,
non si doveva a nessun costo lasciar passare!
Tutta quella rigidità della morta gli parve di
parata, come se quella povera vecchina si fosse
stesa da sé, là, su quel letto, con quella enorme
cuffia inamidata per prendersi lei, a tradimento, la
festa preparata per la figliuola, e quasi quasi al
professor Gori venne la tentazione di gridarle:
- Su via, si alzi, mia cara vecchia signora! Non è
il momento di fare scherzi di codesto genere!
Cesara Reis stava per terra, caduta sui ginocchi; e
tutta aggruppata, ora, presso il lettino su cui
giaceva il cadavere della madre, non piangeva più,
come sospesa in uno sbalordimento grave e vano. Tra
i capelli neri, scarmigliati, aveva alcune ciocche
ancora attorte dalla sera avanti in pezzetti di
carta, per farsi i ricci.
Ebbene, anziché pietà, provò anche per lei quasi
dispetto il professor Gori. Gli sorse prepotente il
bisogno di tirarla su da terra, di scuoterla da
quello sbalordimento. Non si doveva darla vinta al
destino, che favoriva così iniquamente l'ipocrisia
di tutti quei signori radunati nell'altra stanza!
No, no: era tutto preparato, tutto pronto; quei
signori là erano venuti in marsina come lui per le
nozze: ebbene, bastava un atto di volontà in
qualcuno; costringere quella povera fanciulla,
caduta lì per terra, ad alzarsi; condurla,
trascinarla, anche così mezzo sbalordita, a
concludere quelle nozze per salvarla dalla rovina.
Ma stentava a sorgere in lui quell'atto di volontà,
che con tanta evidenza sarebbe stato contrario alla
volontà di tutti quei parenti. Come Cesara, però,
senza muovere il capo, senza batter ciglio, levò
appena una mano ad accennar la sua mamma lì distesa,
dicendogli: - Vede, professore? - il professore ebbe
uno scatto, e:
- Sì, cara, sì! - le rispose con una concitazione
quasi astiosa, che stordì la sua antica allieva. -
Ma tu alzati! Non farmi calare, perché non posso
calarmi! Alzati da te! Subito, via! Su, su, fammi il
piacere!
Senza volerlo, forzata da quella concitazione, la
giovane si scosse dal suo abbattimento e guardò,
quasi sgomenta, il professore:
- Perché? - gli chiese.
- Perché, figliuola mia... ma alzati prima! ti dico
che non mi posso calare, santo Dio! - le rispose il
Gori.
Cesara si alzò. Rivedendo però sul lettino il
cadavere della madre, si coprì il volto con le mani
e scoppiò in violenti singhiozzi. Non s'aspettava di
sentirsi afferrare per le braccia e scrollare e
gridare dal professore, più che mai concitato:
- No! no! no! Non piangere, ora! Abbi pazienza,
figliuola! Da' ascolto a me!
Tornò a guardarlo, quasi atterrita questa volta, col
pianto arrestato negli occhi, e disse:
- Ma come vuole che non pianga?
- Non devi piangere, perché non è ora di piangere,
questa, per te! - tagliò corto il professore. - Tu
sei rimasta sola, figliuola mia, e devi ajutarti da
te! Lo capisci che devi ajutarti da te? Ora, sì,
ora! Prendere tutto il tuo coraggio a due mani:
stringere i denti e far quello che ti dico io!
- Che cosa, professore?
- Niente. Toglierti, prima di tutto, codesti
pezzetti di carta dai capelli.
- Oh Dio, - gemette la fanciulla, sovvenendosene, e
portandosi subito le mani tremanti ai capelli.
- Brava, così! - incalzò il professore. - Poi andar
di là a indossare il tuo abitino di scuola; metterti
il cappellino, e venire con me!
- Dove? che dice?
- Al Municipio, figliuola mia!
- Professore, che dice?
- Dico al Municipio, allo stato civile, e poi in
chiesa! Perché codesto matrimonio s'ha da fare, s'ha
da fare ora stesso; o tu sei rovinata! Vedi come mi
sono conciato per te? In marsina! E uno dei
testimoni sarò io, come volevi tu! Lascia di qua la
tua povera mamma; non pensare più a lei per un
momento, non ti paja un sacrilegio! Lei stessa, la
tua mamma, lo vuole! Da' ascolto a me: va' a
vestirti! Io dispongo tutto di là per la cerimonia:
ora stesso!
- No... no... come potrei? - gridò Cesara,
ripiegandosi sul letto della madre e affondando il
capo tra le braccia, disperatamente. - Impossibile,
professore! Per me è finita, lo so! Egli se ne
andrà, non tornerà più, mi abbandonerà... ma io non
posso... non posso...
Il Gori non cedette; si chinò per sollevarla, per
strapparla da quel letto; ma come stese le braccia,
pestò rabbiosamente un piede, gridando:
- Non me n'importa niente! Farò magari da testimonio
con una manica sola, ma questo matrimonio oggi si
farà! Lo comprendi tu... - guardami negli occhi! -
lo comprendi, è vero? che se ti lasci scappare
questo momento, tu sei perduta? Come resti, senza
più il posto, senza più nessuno? Vuoi dar colpa a
tua madre della tua rovina? Non sospirò tanto,
povera donna, questo tuo matrimonio? E vuoi ora che,
per causa sua, vada a monte? Che fai tu di male?
Coraggio, Cesara! Ci sono qua io: lascia a me la
responsabilità di quello che fai! Va', va' a
vestirti, va' a vestirti, figliuola mia, senza
perder tempo...
E, così dicendo, condusse la fanciulla fino
all'uscio della sua cameretta, sorreggendola per le
spalle. Poi riattraversò la camera mortuaria, ne
serrò l'uscio, e rientrò come un guerriero nel
salottino.
- Non è ancora venuto lo sposo?
I parenti, gl'invitati si voltarono a guardarlo,
sorpresi dal tono imperioso della voce; e il Migri
domandò con simulata premura:
- Si sente male la signorina?
- Si sente benone! - gli rispose il professore
guardandolo con tanto d'occhi. - Anzi ho il piacere
d'annunziare a lor signori che ho avuto la fortuna
di persuaderla a vincersi per un momento, e
soffocare in sé il cordoglio. Siamo qua tutti; tutto
è pronto; basterà - mi lascino dire! - basterà che
uno di loro... lei, per esempio, sarà tanto gentile
- (aggiunse, rivolgendosi a uno degli invitati) - mi
farà il piacere di correre con una vettura al
Municipio e di prevenire l'ufficiale dello stato
civile, che...
Un coro di vivaci proteste interruppe a questo punto
il professore. Scandalo, stupore, orrore,
indignazione!
- Mi lascino spiegare! - gridò il professor Gori,
che dominava tutti con la persona. - Perché questo
matrimonio non si farebbe? Per il lutto della sposa,
è vero? Ora, se la sposa stessa...
- Ma io non permetterò mai, - gridò più forte di
lui, troncandogli la parola, la vecchia signora, -
non permetterò mai che mio figlio...
- Faccia il suo dovere e una buona azione? -
domandò, pronto, il Gori, compiendo lui la frase
questa volta.
- Ma lei non stia a immischiarsi! - venne a dirgli,
pallido e vibrante d'ira, il Migri in difesa della
madre.
- Perdoni! M'immischio, - rimbeccò subito il Gori, -
perché so che lei è un gentiluomo, caro signor
Grimi...
- Migri, prego!
- Migri, Migri, e comprenderà che non è lecito né
onesto sottrarsi all'estreme esigenze d'una
situazione come questa. Bisogna esser più forti
della sciagura che colpisce quella povera figliuola,
e salvarla! Può restar sola, così, senza ajuto e
senz'alcuna posizione ormai? Lo dica lei! No: questo
matrimonio si farà non ostante la sciagura, e non
ostante... abbiano pazienza!
S'interruppe, infuriato e sbuffante: si cacciò una
mano sotto la manica del soprabito; afferrò la
manica della marsina e con uno strappo violento se
la tirò fuori e la lanciò per aria. Risero tutti,
senza volerlo, a quel razzo inatteso, di nuovo
genere, mentre il professore, con un gran sospiro di
liberazione seguitava:
- E non ostante questa manica che mi ha tormentato
finora!
- Lei scherza! - riprese, ricomponendosi, il Migri.
- Nossignore: mi s'era scucita.
- Scherza! Codeste sono violenze.
- Quelle che consiglia il caso.
- O l'interesse! Le dico che non è possibile, in
queste condizioni...
Sopravvenne per fortuna lo sposo.
- No! No! Andrea, no! - gli gridarono subito
parecchie voci, di qua, di là.
Ma il Gori le sopraffece, avanzandosi verso il
Migri.
- Decida lei! Mi lascino dire! Si tratta di questo:
ho indotto di là la signorina Reis a farsi forza; a
vincersi, considerando la gravità della situazione,
in cui, caro signore, lei l'ha messa e la
lascerebbe. Piacendo a lei, signor Migri, si
potrebbe, senz'alcuno apparato, zitti zitti, in una
vettura chiusa, correre al Municipio, celebrare
subito il matrimonio... Lei non vorrà, spero,
negarsi. Ma dica, dica lei...
Andrea Migri, così soprappreso, guardò prima il
Gori, poi gli altri, e infine rispose esitante:
- Ma... per me, se Cesara vuole...
- Vuole! vuole - gridò il Gori, dominando col suo
vocione le disapprovazioni degli altri. - Ecco
finalmente una parola che parte dal cuore! Lei,
dunque, venga, corra al Municipio, gentilissimo
signore!
Prese per un braccio quell'invitato, a cui s'era
rivolto la prima volta; lo accompagnò fino alla
porta. Nella saletta d'ingresso vide una gran
quantità di magnifiche ceste di fiori, arrivate in
dono per il matrimonio, e si fece all'uscio del
salotto per chiamare lo sposo e liberarlo dai
parenti inviperiti, che già l'attorniavano.
- Signor Migri, signor Migri, una preghiera!
Guardi...
Quegli accorse.
- Interpretiamo il sentimento di quella poverina.
Tutti questi fiori, alla morta... Mi ajuti!
Prese due ceste, e rientrò così nel salotto;
reggendole trionfalmente, diretto alla camera
mortuaria. Lo sposo lo seguiva, compunto, con altre
due ceste. Fu una subitanea conversione della festa.
Più d'uno accorse alla saletta, a prendere altre
ceste, e a recarle in processione.
- I fiori alla morta; benissimo; i fiori alla morta!
Poco dopo, Cesara entrò nel salotto, pallidissima,
col modesto abito nero della scuola, i capelli
appena ravviati, tremante dello sforzo che faceva su
se stessa per contenersi. Subito lo sposo le corse
incontro, la raccolse tra le braccia, pietosamente.
Tutti tacevano. Il professor Gori, con gli occhi
lucenti di lagrime, pregò tre di quei signori che
seguissero con lui gli sposi, per far da testimoni e
s'avviarono in silenzio.
La madre, il fratello, le zitellone, gl'invitati
rimasti nel salotto, ripresero subito a dar sfogo
alla loro indignazione frenata per un momento,
all'apparire di Cesara. Fortuna, che la povera
vecchia mamma, di là, in mezzo ai fiori, non poteva
più ascoltare questa brava gente che si diceva
proprio indignata per tanta irriverenza verso la
morte di lei.
Ma il professor Gori, durante il tragitto, pensando
a ciò che, in quel momento, certo si diceva di lui
in quel salotto, rimase come intronato, e giunse al
Municipio, che pareva ubriaco: tanto che, non
pensando più alla manica della marsina che s'era
strappata, si tolse come gli altri il soprabito.
- Professore!
- Ah già! Perbacco! - esclamò, e se lo ricacciò di
furia.
Finanche Cesara ne sorrise. Ma il Gori, che s'era in
certo qual modo confortato, dicendo a se stesso che,
in fin dei conti, non sarebbe più tornato lì tra
quella gente, non poté riderne: doveva tornarci per
forza, ora, per quella manica da restituire insieme
con la marsina al negoziante da cui l'aveva presa a
nolo. La firma? Che firma? Ah già! sì, doveva
apporre la firma come testimonio. Dove?
Sbrigata in fretta l'altra funzione in chiesa, gli
sposi e i quattro testimonii rientrarono in casa.
Furono accolti con lo stesso silenzio glaciale.
Il Gori, cercando di farsi quanto più piccolo gli
fosse possibile, girò lo sguardo per il salotto e,
rivolgendosi a uno degli invitati, col dito su la
bocca, pregò:
- Piano piano... Mi saprebbe dire di grazia dove sia
andata a finire quella tal manica della mia marsina,
che buttai all'aria poc'anzi?
E ravvolgendosela, poco dopo, entro un giornale e
andandosene via quatto quatto, si mise a considerare
che, dopo tutto, egli doveva soltanto alla manica di
quella marsina stretta la bella vittoria riportata
quel giorno sul destino, perché, se quella marsina,
con la manica scucita sotto l'ascella, non gli
avesse suscitato tanta irritazione, egli, nella
consueta ampiezza dei suoi comodi e logori abiti
giornalieri, di fronte alla sciagura di quella morte
improvvisa, si sarebbe abbandonato senz'altro, come
un imbecille, alla commozione, a un inerte compianto
della sorte infelice di quella povera fanciulla.
Fuori della grazia di Dio per quella marsina
stretta, aveva invece trovato, nell'irritazione,
l'animo e la forza di ribellarvisi e di trionfarne.