Novelle per un anno - 1923 - La mosca
6. La berretta di Padova
Berrette di Padova: belle berrette a lingua, di panno, a uso
di quelle che si portano ancora in Sardegna, e che si
portavano allora (cioè a dire nei primi cinquant'anni del
secolo scorso) anche in Sicilia, non dalla gente di campagna
che usava di quelle a calza di filo e con la nappina in
punta, ma dai cittadini, anche mezzi signori; se è vera la
storia che mi fu raccontata da un vecchio parente, il quale
aveva conosciuto il berrettajo che le vendeva, zimbello di
tutta Girgenti allora, perché dei tanti anni passati in quel
commercio pare non avesse saputo ricavare altro guadagno che
il nomignolo di Cirlinciò, che in Sicilia, per chi volesse
saperlo, è il nome di un uccello sciocco. Si chiamava
veramente don Marcuccio La Vela, e aveva bottega sulla
strada maestra, prima della discesa di San Francesco.
Don Marcuccio La Vela sapeva di quel suo nomignolo e se ne
stizziva molto; ma per quanto poi si sforzasse di fare il
cattivo e di mostrarsi corrivo a riavere il suo, non solo
non gli veniva mai fatto, ma ogni volta alla fine era una
giunta al danno perché, impietosendosi alle finte lagrime
dei debitori maltrattati, per compensarli dei
maltrattamenti, oltre la berretta ci perdeva qualche pezzo
di dodici tarí porto sottomano.
S'era ormai radicata in tutti l'idea che non avesse in fondo
ragione di lagnarsi di niente né d'adirarsi con nessuno;
giacché, se da un canto era vero che gli uomini lo avevano
sempre gabbato, era innegabile dall'altro che Dio, in
compenso, lo aveva sempre ajutato. Aveva difatti una cattiva
moglie, indolente, malaticcia, sciupona, e se n'era presto
liberato; un esercito di figliuoli, ed era riuscito in breve
ad accasarli bene tutti quanti. Ora provvedeva sí
gratuitamente di berrette tutto il cresciuto parentado, ma
poteva esser certo che esso, all'occorrenza, non lo avrebbe
lasciato morir di fame. Che voleva dunque di piú?
Le berrette intanto volavano da quella bottega come se
avessero le ali. Gliene portavano via figli, generi, nipoti,
amici e conoscenti. Per alcuni giorni egli s'ostinava a
correre ora dietro a questo, ora dietro a quello, per
riavere almeno, tra tante, il costo di una sola. Niente! E
giurava e spergiurava di non voler piú dare a credenza:
- Neanche a Gesù Cristo, se n'avesse bisogno!
Ma ci ricascava sempre.
Ora, alla fine, aveva deciso di chiuder bottega, non appena
esaurita la poca mercanzia che gli restava, della quale non
avrebbe dato via neppure un filo, se non gli fosse pagato
avanti.
Ma ecco venire un giorno alla sua bottega un tal Lizio
Gallo, ch'era suo compare.
Per le sue berrette Cirlinciò non temeva del compare. Ben
altro il Gallo, in grazia del comparàtico, pretendeva da
lui. Uomo sodo, denari voleva. E già gli doveva una buona
sommetta. Ora dunque basta, eh?
- Che buon vento, compare?
Lizio Gallo aveva in vezzo passarsi e ripassarsi
continuamente una mano su i radi e lunghi baffi spioventi e
sotto quella mano, serio serio, con gli occhi bassi,
sballarne di quelle, ma di quelle! Caro a tutti per il suo
buon umore, non pure da Cirlinciò ch'era molto facile, ma
dai piú scaltri mercanti del paese riusciva sempre a
ottenere quanto gli bisognasse ed era indebitato fino agli
occhi, e sempre abbruciato di denari. Ma quel giorno si
presentò con un'altr'aria.
- Male, compare! - sbuffò, lasciandosi cadere su una
seggiola. - Mi sento stanco, ecco, stanco e nauseato.
E col volto atteggiato di tedio e di disgusto, disse
seguitando, che non gli reggeva piú l'animo a vivere cosí
d'espedienti e ch'era troppo il supplizio che gli davano i
raffacci aperti o le mute guardatacce dei suoi creditori.
Cirlinciò abbassò subito gli occhi e mise un sospiro.
- E pure voi sospirate, compare; vi vedo! - soggiunse il
Gallo, tentennando il capo. - Ma avete ragione! Non posso
piú accostarmi a un amico, lo so. Mi sfuggono tutti! E
intanto, piú che per me, credetemi, soffro per gli altri, a
cui debbo cagionare la pena della mia vista. Ah, vi giuro
che se non fosse per Giacomina mia moglie, a quest'ora...
- Che dite! - gli diede sulla voce Cirlinciò.
- E sapete che altro mi tiene? - riprese Lizio Gallo. - Quel
poderetto che mi recò in dote mia moglie, pur cosí gravato
com'è d'ipoteche. Ho speranza, compare, che debba essere la
mia salvezza, per via di non so che scavi che ci vuol fare
il Governo. Dicono che là sotto ci sono le antichità di
Camíco. Uhm! Rottami... Che saranno? Ma, se è vero questo,
sono a cavallo. E non dubitate, compare: prima di tutti,
penserei a voi. Già il Governatore m'ha fatto sapere che
vuol parlare con me. Dovrei andarci domattina. Ma come ci
vado?
- Perché? - domandò, stordito, Cirlinciò.
- Con questi stracci? Non mi vedete? Per l'abito, forse,
potrei rimediare. Mio cognato, che ha su per giú la mia
stessa statura, se n'è fatto uno nuovo da pochi giorni e me
lo presterebbe. Ma la berretta? Ha un testone cosí!
- Ah! Anche voi! - esclamò allora Cirlinciò spalancando
tanto d'occhi.
- Come, anch'io? - disse con la faccia piú fresca del mondo
il Gallo. - Che son forse solito di andare per via a capo
scoperto? Ora questa berretta, vedete? non ne vuol piú
sapere.
- E venite da me? - riprese Cirlinciò, col volto avvampato
di stizza. - Scusatemi, compare: gnornò! non ve la do! non
ve la posso dare!
- Ma io non dico dare. Ve la pagherò.
- Avete i denari?
- Li avrò.
- Niente, allora! Quando li avrete.
- È la prima volta - gli fece notare, dolente e con calma,
il Gallo - è la prima volta che vengo da voi per una
padovana.
- Ma io ho giurato, lo sapete! Ho giurato! ho giurato!
- Lo so. Ma vedete perché mi serve?
- Non sento ragione! Piuttosto, guardate, piuttosto vi do
tre tarí e vi dico di andarvela a comprare in un'altra
bottega.
Lizio Gallo sorrise mestamente, e disse:
- Caro compare, se voi mi date tre tarí, lo sapete, io me li
mangio, e berretta non me ne compro. Dunque, datemi la
berretta.
- Dunque, né questa né quelli! - concluse Cirlinciò, duro.
Lizio Gallo si levò pian piano da sedere, sospirando:
- E va bene! Avete ragione. Cerco la via per uscire da
questi guaj e vedo che l'unica, per me, sarebbe di morire,
lo so.
- Morire... - masticò Cirlinciò. - C'è bisogno di morire?
Tanto, la berretta dovete levarvela in presenza del
Governatore.
- Eh già! - esclamò il Gallo. - Bella figura ci farei per
istrada con l'abito nuovo e la berretta vecchia! Ma dite
piuttosto che non volete darmela.
E si mosse per uscire. Cirlinciò allora, al solito, pentito,
lo acchiappò per un braccio e gli disse all'orecchio:
- Vi do tre giorni di tempo per il pagamento. Ma non lo dite
a nessuno! Fra tre giorni... badate! sono capace di
levarvela dal capo, per istrada, appena vi vedo passare.
Sono porco io, se mi ci metto!
Aprí lo scaffale e ne trasse una bellissima berretta di
Padova. Lizio Gallo se la provò. Gli andava bene.
- Quanto mi pesa! - disse, scotendo il capo. - Mi sentivo
male, venendo qua; voi mi avete dato il colpo di grazia,
compare!
E se ne andò.
Tutto poteva aspettarsi il povero Cirlinciò, tranne che
Lizio Gallo, dopo due giorni, dovesse davvero morire!
Si mise a piangere come un vitello, dal rimorso, ripensando
- ah! - alle ultime parole del compare - ah! - gli
pareva di vederselo ancora lí, nella bottega, nell'atto di
tentennare amaramente il capo - ah! -
ah! - ah!
E corse alla casa del morto, per condolersi con la vedova
donna Giacomina.
Per via, tanta gente pareva si divertisse a fermarlo:
- È morto Lizio Gallo, sapete?
- E non vedete che piango?
Tutti in paese ne facevano le lodi e ne commiseravano la
fine immatura, pur sorridendo mestamente al ricordo delle
sue tante baggianate. I molti creditori chiudevano gli
occhi, sospirando, e alzavano la mano per rimettergli il
debito.
Cirlinciò trovò donna Giacomina inconsolabile. Quattro
torcetti ardevano agli angoli del letto, su cui il compare
giaceva, coperto da un lenzuolo. Piangendo, la vedova narrò
al compare com'era avvenuta la disgrazia.
- A tradimento, - diceva. - Ma già, volendola dire, da
parecchio tempo, Lizio mio non pareva piú lui!
Cirlinciò piangendo annuiva e in prova narrò alla vedova
l'ultima visita del compare alla bottega.
- Lo so! lo so! - gli disse donna Giacomina. - Ah, quanto se
ne afflisse, povero Lizio mio! Le vostre parole, compare,
gli rimasero confitte nel cuore come tante spade!
Cirlinciò pareva una fontana.
- E piú mi piange il cuore, - seguitò la vedova, - che ora
me lo vedrò portar via sul cataletto dei poveri, sotto uno
straccio nero...
Cirlinciò allora, con impeto di commozione, si profferse per
le spese d'una pompa funebre. Ma donna Giacomina lo
ringraziò; gli disse esser quella l'espressa volontà del
marito, e che lei voleva rispettarla, e che anzi il marito
non avrebbe neppur voluto l'accompagnamento funebre, e che
infine aveva indicato la chiesa ove, da morto, voleva
passare l'ultima notte, secondo l'uso: la chiesetta cioè di
Santa Lucia, come la piú umile e la piú fuorimano, per chi
se ne volesse andare quasi di nascosto, senza mortorio.
Cirlinciò insistette; ma alla fine si dovette arrendere alla
volontà della vedova.
- Ma quanto all'accompagnamento - disse, licenziandosi, -
siate pur certa che tutto il paese oggi sarà dietro al
povero compare!
E non s'ingannò.
Ora, andando il mortorio per la strada che conduce alla
chiesetta di Santa Lucia, avvenne a Cirlinciò, il quale si
trovava proprio in testa dietro al cataletto che quattro
portantini, due di qua, due di là, sorreggevano per le
stanghe, di fissare gli occhi lagrimosi su quella sua
fiammante berretta di Padova, che il morto teneva in capo e
che spenzolava e dondolava fuori della testata del
cataletto. La berretta che il compare non gli aveva pagata.
Tentazione!
Cercò piú volte il povero Cirlinciò di distrarne lo sguardo;
ma poco dopo gli occhi tornavano a guardarla, attirati da
quel dondolio che seguiva il passo cadenzato dei portantini.
Avrebbe voluto consigliare a uno di questi di ripiegare sul
capo al morto la berretta e porvi sopra la coltre per
fermarla.
"Ma sí! Non ci mancherebbe altro, - rifletteva, poi, - che
io, proprio io vi richiamassi l'attenzione della gente. Già
forse, vedendomi qua e guardando questa berretta, tutti
ridono di me, sotto i baffi."
Morso da questo sospetto, lanciò due occhiatacce oblique ai
vicini, sicuro di legger loro negli occhi il temuto
dileggio; poi si rivolse con rabbioso rammarico alla
berretta dondolante. - Com'era bella! com'era fina! E ora, -
peccato! - o sarebbe andata a finire sul capo a un
becchino, o sottoterra, inutilmente, col compare.
Inizio
pagina
Questi due casi, e maggiormente il primo ch'era il
piú probabile, cominciarono a esagitarlo cosí, che,
senza quasi volerlo, si diede a pensare se ci fosse
modo di riavere quella berretta. Lanciò di nuovo
qualche occhiata intorno e s'accorse che molti,
procedendo, seguivano quel dondolar cadenzato, che a
lui cagionava tante smanie, anzi un vero supplizio.
Gli parve perfino che, prendendo quasi a materia il
rumore dei passi dei portantini, quel dondolio
ripetesse forte, a tutti, senza posa:
È stato - gabbato,
È stato - gabbato...
No, perdio, no! Anche a costo di passare l'intera
nottata nascosto nella chiesetta di Santa Lucia,
egli doveva, doveva riavere quella berretta ch'era
sua! Tanto, che se ne faceva piú il compare, morto?
Era nuova fiammante! ed egli avrebbe potuto
rimetterla, senz'altro, dentro lo scaffale. Poiché,
perdio, non si trattava soltanto di mantenere un
proposito deliberato, ma anche di non venir meno a
un giuramento fatto, ecco, a un giuramento! a un
giuramento!
Cosí, quando il mortorio giunse (ch'era già sera
chiusa) alla chiesetta fuorimano dove lo scaccino
aveva preparato i due cavalletti su cui il misero
feretro doveva esser deposto, mentre la gente
assisteva alla benedizione del cadavere, andò a
nascondersi quatto quatto dietro un confessionale.
Come la chiesa fu sgombra, lo scaccino con la
lanterna in mano si recò a chiudere il portone, poi
entrò in sagrestia a prender l'olio per rifornire un
lampadino votivo davanti a un altare.
Nel silenzio della chiesa, quei passi strascicati
rintronarono cupamente.
Della solenne vacuità dell'interno sacro, nel bujo,
Cirlinciò ebbe in prima tale sgomento, che fu lí lí
per farsi avanti e pregare il sagrestano, che lo
facesse andar via. Ma riuscí a trattenersi.
Rifornito d'olio il lampadino, quegli si accostò
pian piano al feretro; si chinò; poi, senza volerlo,
volse in giro uno sguardo e, prima di ritirarsi
nella sua cameruccia sopra la sagrestia a dormire,
tolse pulitamente con due dita la berretta al morto,
e se la filò zitto zitto.
Cirlinciò non se n'accorse. Quando sentí chiudere e
sprangare la porta della sagrestia, gli parve che la
chiesa sprofondasse nel vuoto. Poi, nella tenebra,
si avvisò a mala pena quel lumicino davanti
all'altare lontano; a poco a poco quel barlume si
allargò, si diffuse, tenuissimo, intorno. Gli occhi
di Cirlinciò cominciarono a intravedere a stento, in
confuso, qualche cosa. E allora, cauto, trattenendo
il fiato, si provò a uscire dal nascondiglio.
Ma, contemporaneamente, altri due che si erano
nascosti nella chiesetta con lo stesso intento,
s'avanzarono cheti e chinati come lui, e con le mani
protese, verso il feretro, ciascuno senza accorgersi
dell'altro.
A un tratto però tre gridi di terrore echeggiarono
nella chiesetta buja.
Lizio Gallo, credendosi solo ormai, s'era levato a
sedere sul cataletto, imprecando al sagrestano e
tastandosi la testa nuda. A quei tre gridi, urlò,
anche lui, spaventato:
- Chi è là?
E, istintivamente, si ridistese sul cataletto,
tirandosi di nuovo addosso la coltre.
- Compare... - gemette una voce soffocata
dall'angoscia.
- Chi è?
- Cirlinciò?
- Quanti siamo?
- Porco paese! - sbuffò allora Lizio Gallo buttando
all'aria la coltre e levandosi in piedi. - Per una
berrettaccia di Padova! Quanti siete? Tre? Quattro?
E voi, compare?
- Ma come! - balbettò Cirlinciò, appressandosi tutto
tremante. - Non siete morto?
- Morto? Vorrei esserlo, per non vedere la vostra
spilorceria! - gli gridò il Gallo, indignato, sul
muso. - Come! non vi vergognate? Venire a spogliare
un morto, come quel mascalzone del sagrestano!
Ebbene, non la ho piú, vedete? se l'è presa! E dire
che l'avevo promessa a uno dei portantini... Non si
può piú neanche da morti esser lasciati in pace, al
giorno d'oggi, in questo porco paese! Speravo di
farmi rimettere i debiti... Ma sí! Quanti siete?
tre, quattro, dieci, venti? Avreste la forza di
tenere il segreto? No! E dunque facciamola finita!
Li piantò lí, allocchiti, intontiti come tre ceppi
d'incudine, e andò a tempestare di calci e di pugni
la porta della sagrestia.
- Ohé! ohé! Mascalzone! Sagrestano!
Questi accorse, poco dopo, in mutande e camicia, con
la lanterna in mano, tutto stravolto.
Lizio Gallo lo agguantò per il petto.
- Va' a ripigliarmi subito la berretta, pezzo di
ladro!
- Don Lizio! - gridò quello, e fu per cadere in
deliquio.
Il Gallo lo sostenne in piedi, scrollandolo
furiosamente.
- La berretta, ti dico, sporcaccione! E vieni ad
aprirmi la porta. Non faccio piú il morto.
Inizio pagina