Novelle per un anno - 1923 - La mosca
5. La Madonnina
Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti
incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato
sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a
dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco,
immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino
Gesú, e che il Bambino Gesú si fosse divertito a costruire
al padre beneficiale Fioríca quella sua parrocchietta cosí;
la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di
qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di
mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri,
lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze
piene di silenzio e di sole; il giardinetto accanto, col
pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli
aranci e i limoni; poi, tutt'intorno, le casette umili dei
suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti
colombi che svolazzavano da gronda a gronda; e tanti conigli
che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e
gallinelle ingorde e rissose e porchetti sempre un po'
angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia
grassezza.
In un mondo cosí fatto, poteva mai figurarsi il padre
beneficiale Fioríca che il diavolo vi potesse entrare da
qualche parte?
E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual
volta gliene veniva il desiderio, di soppiatto e
facilissimamente, sicuro d'essere scambiato per un buon uomo
o una buona donna, o anche spesso per un innocuo oggetto
qualsiasi. Anzi si può dire che il padre beneficiale Fioríca
stava tutto il santo giorno in compagnia del diavolo, e non
se n'accorgeva. Non se ne poteva accorgere anche perché,
bisogna aggiungere, neppure il diavolo con lui sapeva esser
cattivo: si spassava soltanto a farlo cadere in piccole
tentazioni che, al piú al piú, scoperte, non gli cagionavano
altro danno che un po' di beffe da parte dei suoi fedeli
parrocchiani e dei colleghi e superiori.
Una volta, per dirne una, questo maledettissimo diavolo
indusse una vecchia dama della parrocchia, andata a Roma per
le feste giubilari, a portare di là al padre beneficiale
Fioríca una bella tabacchiera d'osso con l'immagine del
Santo Padre dipinta a smalto sul coperchio. Ebbene, si
crederebbe? Vi s'allogò dentro, non ostante la custodia di
quell'immagine e per piú d'un mese, ai vespri, mentre il
padre beneficiale Fioríca faceva alla buona un sermoncino ai
divoti prima della benedizione, di là dentro la tabacchiera
si mise a tentarlo:
- Su, un pizzichetto, su! Facciamola vedere la bella
tabacchiera... Per soddisfazione della dama che te l'ha
regalata e che sta a guardarti... Un pizzichetto!
E dàlli, e dàlli, con tanta insistenza, che alla fine il
padre beneficiale Fioríca, il quale non aveva mai preso
tabacco e aveva cominciato a prenderlo molto timidamente dal
giorno che aveva avuto quel regalo, ecco che doveva cedere a
cavar di tasca la tabacchiera e il grosso fazzoletto di
cotone a fiorami. Conseguenza: il sermoncino interrotto da
un'infilata di almeno quaranta sternuti e arrabbiate e
strepitose soffiate di naso, che facevano ridere tutta la
chiesina.
Ma la peggio di tutte fu quando questo diavolo maledetto
s'insinuò nel cuore d'una certa Marastella, ch'era una
poverina svanita di cervello, bambina di trent'anni,
bellissima e cara a tutto il vicinato che rideva
dell'inverosimile credulità di lei tutta sempre sospesa a
una perpetua ansiosa maraviglia. S'insinuò, dunque, nel
cuore di questa Marastella e la fece innamorare coram populo
del padre beneficiale Fioríca che aveva già circa
sessant'anni e i capelli bianchi come la neve.
La poverina, vedendolo in chiesa, o sull'altare durante
l'ufficio divino, o sul pulpito durante la predica, non
rifiniva piú d'esclamare, piangendo a goccioloni grossi cosí
dalla tenerezza e picchiandosi il petto con tutte e due le
mani:
- Ah Maria, com'è bello! Bocca di miele! Occhi di sole!
Cuore mio, come parla e come guarda!
Sarebbe stato uno scandalo, se tutti, conoscendo la santa
illibatezza del padre beneficiale e l'innocenza della povera
scema, non ne avessero riso.
Ma un giorno Marastella, vedendo uscire il padre beneficiale
dalla chiesa, s'inginocchiò in mezzo alla piazzetta e,
presagli una mano, cominciò a baciargliela perdutamente e
poi a passarsela sui capelli, su tutta la faccia, fin sotto
la gola, gemendo:
- Ah padre mio, mi levi questo fuoco, per carità! per
carità, mi levi questo fuoco!
Il povero padre Fioríca, smarrito, sbalordito, chino sulla
poverina, senza nemmeno tentare di ritirar la mano, le
chiedeva:
- Che fuoco, Marastella, che fuoco, figliuola mia?
E forse non avrebbe ancora capito, se da tutte le casette
attorno non fossero accorse le vicine a strappar da terra la
scema con parole e atti cosí chiari, che il padre Fioríca,
sbiancato, trasecolato, tremante, se n'era fuggito,
facendosi la croce a due mani.
Questa volta sí, il diavolo s'era troppo scoperto.
Riconobbero tutti l'opera sua in quella pazzia di Marastella.
E allora egli ne pensò un'altra, che doveva costare al padre
beneficiale Fioríca il piú gran dolore della sua vita.
La perdita di Guiduccio. State a sentire.
Guiduccio era un ragazzo di nove anni, unico figliuolo
maschio della piú cospicua famiglia della parrocchia: la
famiglia Greli.
Il padre beneficiale Fioríca aveva in cuore da anni la spina
di questa famiglia che si teneva lontana dalla santa chiesa,
non già perché fosse veramente nemica della fede, ma perché
lei, la chiesa, a giudizio del signor Greli (ch'era stato
garibaldino, carabiniere genovese nella campagna del 1860 e
ferito a un braccio nella battaglia di Milazzo) lei, la
chiesa, s'ostinava a rimanere nemica della patria; ragion
per cui un patriota come il signor Greli credeva di non
potervi metter piede.
Ora, di politica il padre beneficiale Fioríca non s'era
impicciato mai e non riusciva perciò a capacitarsi come
l'amor di patria potesse esser cagione che la mamma e le
sorelle maggiori di Guiduccio e Guiduccio stesso non
venissero in chiesa almeno la domenica e le feste principali
per la santa messa. Non diceva confessarsi; non diceva
comunicarsi. La santa messa almeno, la domenica, Dio
benedetto! E, tentato al solito dal diavolaccio che gli
andava sempre avanti e dietro come l'ombra del suo stesso
corpo, cercava d'entrar nelle grazie del signor Greli.
- Eccolo là che passa! Non fingere di non vederlo. Salutalo,
salutalo tu per primo: un bell'inchino, con dignitosa
umiltà!
Il padre Fioríca ubbidiva subito al suggerimento del
diavolo; s'inchinava sorridente; ma il signor Greli,
accigliato, rispondeva appena appena, con brusca durezza, a
quell'inchino e a quel sorriso. E il diavolo, si sa, ne
gongolava.
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Ora, un pomeriggio d'estate, vigilia d'una festa
solenne, il diavolo, sapendo che il signor Greli
s'era ritirato a casa molto stanco del lavoro della
mattinata e s'era messo a letto per ristorar le
forze con qualche oretta di sonno, che fece? salí
non visto con alcuni monellacci al campanile della
chiesina di San Pietro e lí dàlli a sonare, dàlli a
sonare tutte le campane, con una furia cosí
dispettosa, che il signor Greli, il quale era
d'indole focosa e facilmente si lasciava prendere
dall'ira, a un certo punto, non potendone piú, saltò
giú dal letto e, cosí come si trovava, in maniche di
camicia e mutande, corse su in terrazza armato di
fucile e -sissignori - commise il sacrilegio di
sparare contro le sante campane della chiesa.
Colpí, delle tre, quella di destra, la piú
squillante: occhio di antico carabiniere genovese!
Ma povera campanella! Sembrò una cagnolina che,
colta a tradimento da un sasso, mentre faceva
rumorosamente le feste al padrone, cangiasse d'un
tratto l'abbaío festoso in acuti guaiti. Tutti i
parrocchiani, raccolti per la festa davanti alla
chiesa, si levarono in tumulto, furibondi, contro il
sacrilego. E fu vera grazia di Dio, se al padre
beneficiale Fioríca, accorso tutto sconvolto e coi
paramenti sacri ancora in dosso, riuscí d'impedire
con la sua autorità che la violenza dei suoi fedeli
indignati prorompesse e s'abbattesse sulla casa del
Greli. Li arrestò a tempo, li placò, rendendosi
mallevadore che il signor Greli avrebbe donato una
campana nuova alla chiesa e che un'altra e piú
solenne festa si sarebbe fatta per il battesimo di
essa.
Allora, per la prima volta, Guiduccio Greli entrò
nella chiesina di San Pietro.
Veramente il padre beneficiale Fioríca avrebbe
desiderato che madrina della campana fosse la
signora Greli, o almeno una delle figliuole, la
maggiore che aveva circa diciott'anni. Rimase però
grato, poi, in cuor suo, al signor Greli di non aver
voluto condiscendere a quel suo desiderio, vedendo
il miracolo che il battesimo della campana operò
nell'anima di quel fanciullo.
Fu forse per l'esaltazione della festa, o forse per
la simpatia che gli testimoniarono tutti i fedeli
della parrocchia; o piuttosto la voce ch'egli per
primo trasse da quella campana benedetta, salito su
in cima al campanile, nel luminoso azzurro del
cielo. Il fatto è che da quel giorno in poi la voce
di quella campana lo chiamò ogni mattina alla
chiesa, per la prima messa. Di nascosto, udendo
quella voce, balzava dal letto e correva in cerca
della vecchia serva di casa perché lo conducesse con
sé.
- E se papà non volesse? - gli diceva la serva.
Ma Guiduccio insisteva, scosso da un brivido a ogni
rintocco della campana che seguitava a chiamar
sommessa nella notte. E per l'angusta viuzza, ancora
invasa dalle tenebre notturne, abbrividendo, si
stringeva alla vecchia serva e, arrivato alla
piazzetta della chiesa, alzava gli occhi al
campanile, e allo sgomento misterioso che gliene
veniva, non meno misterioso rispondeva il conforto
che, appena entrato nella chiesa, gli veniva dai
ceri placidi accesi sull'altare, nella frescura
dell'ombra solenne insaporata d'incenso.
La prima volta che il padre beneficiale Fioríca,
voltandosi dall'altare verso i fedeli, se lo vide
davanti inginocchiato dinanzi alla balaustrata, con
gli occhioni, tra i riccioli castani, ancora
imbambolati, spalancati e lucenti quasi di follia
divina, si sentí fendere le reni da un lungo brivido
di tenerezza e dovette far violenza a se stesso per
resistere alla tentazione di scendere dall'altare a
carezzare quel volto d'angelo e quelle manine
congiunte.
Finita la messa, fece segno alla vecchia di condurre
il bimbo in sagrestia; e lí se lo prese in braccio,
lo baciò in fronte e sui capelli, gli mostrò a uno a
uno tutti gli arredi e i paramenti sacri, le pianete
coi ricami e le brusche d'oro e i càmici e le stole,
le mitrie, i manipoli, tutti odorosi d'incenso e di
cera; lo persuase poi dolcemente a confessare alla
mamma di esser venuto in chiesa, quella mattina, per
il richiamo della sua campana santa, e a pregarla
che gli concedesse di ritornarci. Infine lo invitò
- sempre col permesso della mamma - alla canonica,
a vedere i fiori del giardinetto, le vignette
colorate dei libri e i santini, e a sentire qualche
suo raccontino.
Guiduccio andò ogni giorno alla canonica, avido dei
racconti della storia sacra. E il padre beneficiale
Fioríca, vedendosi davanti spalancati e intenti
quegli occhioni fervidi nel visetto pallido e
ardito, tremava di commozione per la grazia che Dio
gli concedeva di bearsi di quel meraviglioso fiorire
della fede in quella candida anima infantile; e
quando, sul piú bello di quei racconti, Guiduccio,
non riuscendo piú a contenere l'interna esaltazione,
gli buttava le braccia al collo e gli si stringeva
al petto, fremente, ne provava tale gaudio e insieme
tale sgomento, che si sentiva quasi schiantar
l'anima, e piangendo e premendo le mani sulle terga
del bimbo, esclamava:
- Oh figlio mio! E che vorrà Dio da te?
Ma sí! Il diavolo stava intanto in agguato dietro il
seggiolone su cui il padre beneficiale Fioríca
sedeva con Guiduccio sulle ginocchia; e il padre
beneficiale Fioríca, al solito, non se n'accorgeva.
Avrebbe potuto notare, santo Dio, una cert'ombra che
di tratto in tratto passava sul volto del fanciullo
e gli faceva corrugare un po' le ciglia.
Quell'ombra, quel corrugamento di ciglia erano
provocati dalla bonaria indulgenza con cui egli
velava e assolveva certi fatti della storia sacra;
bonaria indulgenza che turbava profondamente l'anima
risentita del fanciullo già forse messa in
diffidenza a casa e fors'anche derisa dal padre e
dalle sorelle.
Ed ecco allora in che modo il diavolo trasse partito
da questi e tant'altri piccoli segni che sfuggivano
all'accorgimento del padre Fioríca.
Nel mese di maggio, dedicato alla Vergine, nella
chiesetta di San Pietro, dopo la predica e la recita
del rosario, dopo impartita la benedizione e cantate
a coro al suono dell'organo le canzoncine in lode di
Maria, si faceva il sorteggio tra i divoti d'una
Madonnina di cera custodita in una campana di
cristallo.
Donne e fanciulli, cantando le canzoncine in
ginocchio, tenevano fissi gli occhi a quella
Madonnina sull'altare, tra i ceri accesi e le rose
offerte in gran profusione; e ciascuno desiderava
ardentemente che quella Madonnina gli toccasse in
sorte. Tuttavia, non poche donne, ammirando il
fervore con cui Guiduccio pregava davanti a tutti,
avrebbero voluto che la Madonnina anziché a qualcuna
di loro, sortisse a lui. E piú di tutti,
naturalmente, lo desiderava il padre beneficiale
Fioríca.
Le polizzine della riffa costavano un soldo l'una.
Il sagrestano aveva l'incarico della vendita durante
la settimana, e su ogni polizzina segnava il nome
dell'acquirente. Tutte le polizzine poi, la
domenica, erano raccolte arrotolate in un'urna di
cristallo; il padre beneficiale Fioríca vi affondava
una mano, rimestava un po' tra il silenzio ansioso
di tutti i fedeli inginocchiati, ne estraeva una, la
mostrava, la svolgeva e, attraverso le lenti
insellate sulla punta del naso, ne leggeva il nome.
La Madonnina era condotta in processione tra canti e
suoni di tamburi alla casa del sorteggiato.
S'immaginava il padre Fioríca l'esultanza di
Guiduccio, se dall'urna fosse sortito il suo nome, e
vedendolo lí davanti all'altare inginocchiato,
rimestando nell'urna avrebbe voluto che per un
miracolo le sue dita indovinassero la polizzina che
ne conteneva il nome. E quasi quasi era scontento
della generosità del fanciullo, il quale, potendo
prendere dieci polizze con la mezza lira che ogni
domenica gli dava la mamma, si contentava d'una sola
per non avere alcun vantaggio sugli altri ragazzi a
cui anzi lui stesso con gli altri nove soldi
comperava le polizzine.
E chi sa che quella Madonnina, entrando con tanta
festa in casa Greli, non avesse poi il potere di
conciliare con la chiesa tutta la famiglia!
Cosí il diavolo tentava il padre beneficiale Fioríca.
Ma fece anche di piú. Quando fu l'ultima domenica,
venuto il momento solenne del sorteggio, appena lo
vide salire all'altare ove accanto all'urna di
cristallo stava la Madonnina di cera, zitto zitto
gli si mise dietro le spalle e, sissignori, gli
suggerí di leggere nella polizzina estratta il nome
di Guiduccio Greli. Allo scoppio d'esultanza di
tutti i divoti, Guiduccio però, diventato in prima
di bragia, si fece subito dopo pallido pallido,
aggrottò le ciglia sugli occhioni intorbidati,
cominciò a tremar tutto convulso, nascose il volto
tra le braccia e, guizzando per divincolarsi dalla
ressa delle donne che volevano baciarlo per
congratularsi, scappò via dalla chiesa, via, via, e
rifugiandosi in casa, si buttò tra le braccia della
madre e proruppe in un pianto frenetico. Poco dopo,
udendo per la viuzza il rullo del tamburo e il coro
dei divoti che gli portavano in casa la Madonnina,
cominciò a pestare i piedi, a contorcersi tra le
braccia della madre e delle sorelle e a gridare:
- Non è vero! Non è vero! Non la voglio! Mandatela
via! Non è vero! Non la voglio!
Era accaduto questo: che dei dieci soldi che la
mamma gli dava ogni domenica, nove Guiduccio li
aveva già dati al solito ai ragazzi poveri della
parrocchia perché fossero iscritti anche loro al
sorteggio; nel recarsi alla sagrestia con l'ultimo
soldino rimastogli per sé, era stato avvicinato da
un ragazzetto tutto arruffato e scalzo, il quale, da
tre settimane ammalato, non aveva potuto prender
parte alla festa e al sorteggio delle Madonnine
precedenti, e vedendo ora Guiduccio con quell'ultimo
soldino in mano, gli aveva chiesto se non era per
lui. E Guiduccio gliel'aveva dato.
Troppe volte il signor Greli in casa, scherzando,
aveva ammonito il figlio:
- Bada, Duccio! Ti vedo con la chierica! Duccio,
bada: quel tuo prete ti vuole accalappiare!
E difatti, perché a lui quella Madonnina, se nessuna
polizza recava il suo nome, quell'ultima domenica?
La signora Greli, per far cessare l'orgasmo del
figlio, ordinò che subito la Madonnina fosse
rimandata indietro, alla chiesa; e d'allora in poi
il padre beneficiale Fioríca non vide piú Guiduccio
Greli.
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