Si dové presto, ormai, venire a una
deliberazione, che alla signorina Lydia
costò una lunga lotta con sé stessa Il
giovane marchese non aveva parenti, era
padrone di sé e dunque di fare quel che gli
pareva e piaceva. Ma non avrebbe detto la
gente che ella approfittava della sciagura
di lui per farsi sposare, per diventar
marchesa e ricca? Oh sì, certamente, questo
e altro avrebbe detto. Ma tuttavia, come
rimanere più oltre in quella casa, se non a
questo patto? E non sarebbe stata una
crudeltà abbandonare quel cieco, privarlo
delle sue cure amorose, per paura
dell'altrui malignità? Era, senza dubbio,
per lei una gran fortuna; ma sentiva, in
coscienza, di meritarsela perché ella lo
amava; anzi, per lei la maggior fortuna era
questa, di poterlo amare apertamente, di
potersi dir sua, tutta e per sempre, di
potersi consacrare a lui unicamente, anima e
corpo. Egli non si vedeva: non vedeva altro
entro di sé che la propria infelicità; ma
era pur bello, tanto! e delicato come una
fanciulla; e lei, guardandolo, beandosene,
senza che egli se n'accorgesse, poteva
pensare: «Ecco, sei tutto mio, perché non ti
vedi e non ti sai; perché l'anima tua è come
prigioniera della tua sventura e ha bisogno
di me per vedere, per sentire». Ma non
bisognava prima, condiscendendo alla voglia
di lui, confessargli ch'ella non era
com'egli se la immaginava? Non sarebbe stato
il tacere un inganno da parte sua? Sì, un
inganno. Ma egli era pur cieco, e per lui,
dunque poteva bastare un cuore, come quello
di lei, devoto e ardente, e l'illusione
della bellezza. Brutta, del resto, non era.
E poi una bella, veramente bella forse, chi
sa! avrebbe potuto ingannarlo ben altrimenti
approfittando della sciagura di lui, se
veramente egli, più che d'un bel volto che
non avrebbe mai potuto vedere aveva bisogno
d'un cuore innamorato.
Dopo alcuni giorni di angosciosa
perplessità, le nozze furono stabilite. Si
sarebbero fatte senz'alcuna pompa, presto,
appena spirato il sesto mese di lutto per la
madre.
Ella aveva dunque davanti a sé circa un mese
e mezzo di tempo per preparar l'occorrente
alla meglio. Furono giorni d'intensa
felicità: le ore volavano fra le lietissime,
affrettate cure del nido e le carezze, da
cui ella si scioglieva un po' ebbra, con
dolce violenza, per salvare da quella
libertà che la convivenza dava al loro
amore, qualche gioia, la più forte, per il
giorno delle nozze.
Ci mancava ormai poco più d'una settimana,
quando a Lydia fu annunziata improvvisamente
una visita del dottor Giunio Falci.
Di primo impeto, fu per rispondere:
- Non sono in casa!
Ma il cieco, che aveva udito parlar
sottovoce, domandò:
- Chi è?
- Il dottor Falci, - ripeté il servo.
- Sai? - disse Lydia, - quel medico che la
tua povera mamma fece chiamare pochi giorni
prima della disgrazia.
- Ah, sì! - esclamò il Borghi, sovvenendosi.
- Mi osservò a lungo... a lungo, ricordo
bene, e disse che voleva ritornare per...
- Aspetta, - lo interruppe subito Lydia,
agitatissima. - Vado a sentire.
Il dottor Giunio Falci stava in piedi in
mezzo al salotto, con la grossa testa calva
rovesciata indietro, gli occhi socchiusi, e
si stirava distrattamente con una mano la
barbetta ispida sul mento.
- S'accomodi, dottore, - disse la signorina
Lydia, entrata senza ch'egli se
n'accorgesse.
Il Falci si scosse, s'inchinò e prese a
dire:
- Mi scuserà, se...
Ma ella turbata, eccitata, volle premettere:
- Lei finora veramente non era stato
chiamato, perché...
- Anche quest'altra mia visita è forse
inopportuna, - disse il Falci, col lieve
sorriso sarcastico su le labbra. - Ma lei mi
perdonerà, signorina.
- No... perché? anzi... - fece Lydia
arrossendo.
- Lei non sa, - rispose il Falci, -
l'interesse che a un pover'uomo che si
occupa di scienza possono destare certi casi
di malattia... Ma io voglio dirle la verità,
signorina: mi ero dimenticato di questo
caso, quantunque a parer mio molto raro e
strano. Ieri, però, chiacchierando del più e
del meno con alcuni amici, ho saputo del
prossimo matrimonio del marchese Borghi con
lei, signorina; è vero?
Lydia impallidì e affermò, alteramente, col
capo.
- Permetta ch'io me ne congratuli, -
soggiunse il Falci. - Ma guardi, allora,
tutt'a un tratto, mi sono ricordato. Mi sono
ricordato della diagnosi di glaucoma fatta
da tanti illustri miei colleghi, se non
m'inganno. Diagnosi spiegabilissima, in
principio, non creda. Io sono sicuro, in
fatti, che se la signora marchesa avesse
fatto visitare il figliuolo da questi miei
colleghi nel tempo che lo visitai io,
anch'essi avrebbero detto facilmente che di
glaucoma vero e proprio non era più il caso
di parlare. Basta. Mi sono ricordato anche
della mia seconda visita disgraziatissima e
ho pensato che lei, signorina, dapprima
nello scompiglio cagionato dall'improvvisa
morte della marchesa, poi nella gioja di
questo avvenimento, si era di certo
dimenticata, è vero? dimenticata...
- No! - negò con durezza Lydia a questo
punto, ribellandosi alla tortura che il
lungo discorso avvelenato del dottore le
infliggeva.
- Ah, no? - fece il Falci.
- No, - ripeté ella con accigliata fermezza.
- Io ho ricordato piuttosto la poca, per non
dir nessuna fiducia, scusi, che ebbe la
marchesa, anche dopo la sua visita, su la
guarigione del figlio.
- Ma io non dissi alla marchesa, - ribatté
pronto il Falci, - che la malattia del
figlio, a mio modo di vedere...
- È vero, lei lo disse a me, - troncò Lydia
di nuovo. - Ma anch'io, come la marchesa...
- Poca, anzi, nessuna fiducia, è vero? Non
importa, - interruppe a sua volta il Falci.
- Ma lei non riferì intanto, al signor
marchese la mia venuta e la ragione...
- Sul momento, no.
- E poi?
- Neppure. Perché...
Il dottor Falci alzò una mano:
- Comprendo. Nato l'amore... Ma lei,
signorina, mi perdoni. Si dice, è vero, che
l'amore è cieco; lei però lo desidera cieco
proprio fino a questo punto, l'amore del
signor marchese? Cieco anche materialmente?
Lydia sentì che contro la sicura freddezza
mordace di quell'uomo non bastava il
contegno altero, in cui man mano, per
difendere la sua dignità da un sospetto
odioso, s'interiva vieppiù. Tuttavia si
sforzò di contenersi ancora e domandò con
apparente calma:
- Lei insiste nel ritener che il marchese
possa, con l'ajuto di lei, riacquistare la
vista?
- Piano, signorina, - rispose il Falci,
alzando un'altra volta la mano. - Non sono,
come il Signor Iddio, onnipossente. Ho
esaminato una volta sola gli occhi del
signor marchese, e m'è parso di dovere
escludere assolutamente che si tratti di
glaucoma. Ecco: questo, che può essere un
dubbio, che può essere una speranza, mi pare
che dovrebbe bastarle, se veramente, com'io
credo, le sta a cuore il bene del suo
fidanzato.
- E se il dubbio, - s'affrettò a replicare
Lydia, con aria di sfida, - dopo la sua
visita non potesse più sussistere se la
speranza restasse delusa? Non avrà lei
inutilmente crudelmente, ora, turbata
un'anima che si è già rassegnata
- No, signorina - rispose con dura e seria
calma i Falci. - Tanto vero, ch'io ho
stimato mio dovere, di me dico, venire senza
invito. Perché qua, lo sappia, io credo di
trovarmi non solo di fronte a un caso di
malattia, ma anche di fronte a un caso di
coscienza, più grave.
- Lei sospetta... - si provò a interromperlo
Lydia; ma il Falci non le diede tempo di
proseguire.
- Lei stessa, - seguitò - ha detto or ora di
aver taciuto al marchese la mia venuta, con
una scusa ch'io non posso accettare, non
perché m'offenda, ma perché la fiducia o la
sfiducia verso me non doveva esser sua, se
mai, ma del marchese. Guardi, signorina:
sarà anche puntiglio da parte mia, non nego;
le dico anzi che io non prenderò nulla dal
marchese, se egli verrà nella mia clinica,
dove avrà tutte le cure e l'ajuto che la
scienza può prestargli, di dinteressatamente.
Dopo questa dichiarazione, sarà troppo
chiederle che ella annunzii al signor
marchese la mia visita
Lydia si levò in piedi.
- Aspetti, - disse allora il Falci,
levandosi anche lui e riprendendo la sua
aria consueta. - La avverto ch'io non dirò
affatto al marchese d'essere venuto quella
volta. Dirò anzi, se vuole, che lei,
premurosamente, mi ha fatto chiamare, prima
delle nozze.
Lydia lo guardò fieramente negli occhi.
- Lei dirà la verità. Anzi, la dirò io.
- Di non aver creduto in me?
- Precisamente.
Il Falci si strinse nelle spalle, sorrise.
- Potrebbe nuocerle. E io non vorrei. Se lei
anzi volesse rimandar la visita a dopo le
nozze, guardi, io sarei anche disposto a
ritornare.
- No, - fece, più col gesto che con la voce,
Lydia soffocata dall'orgasmo, avvampata in
volto dall'onta che quell'apparente
generosità del medico le cagionava; e con la
mano gli fe' cenno di passare.
Silvio Borghi attendeva impaziente nella sua
camera.
- Ecco qua il dottor Falci, Silvio - disse
Lydia entrando convulsa. - Abbiamo chiarito
di là un equivoco. Tu ricordi che il
dottore, nella sua prima visita, disse che
voleva ritornare, è vero?
- Sì, - rispose il Borghi. - Ricordo
benissimo, dottore!
- Non sai ancora, - riprese Lydia, - ch'egli
difatti ritornò, la stessa mattina che
avvenne la disgrazia di tua madre. E parlò
con me e mi disse di ritenere che il tuo
male non fosse propriamente quello che tanti
altri medici avevano dichiarato; e non
improbabile perciò, secondo lui la tua
guarigione. Io non te ne dissi nulla.
- Perché la signorina, badi, - s'affrettò a
soggiungere il dottor Falci, - trattandosi
d'un dubbio espresso da me in quel momento,
in termini molto vaghi, lo considerò
piuttosto come un conforto ch'io volessi
apprestare, e non vi diede molto peso.
- Questo è ciò che ho detto io, non quel che
pensa lei, - rispose Lydia, pronta e fiera.
- Il dottor Falci, Silvio ha sospettato ciò
che, del resto, è vero, ch'io cioè non ti
dissi nulla della sua seconda visita; ed è
voluto venir lui spontaneamente, prima delle
nozze, per prestarti le sue cure, senz'alcun
compenso. Ora puoi credere con lui, Silvio,
ch'io volessi lasciarti cieco, per farmi
sposare da te.
- Che dici, Lydia? - scattò il cieco.
- Ma sì, - riprese ella subito, con uno
strano riso. - E può esser vero anche
questo, perché, difatti, a questo solo patto
io potrei diventare la tua...
- Che dici? - ripeté il Borghi,
interrompendola.
- Te ne accorgerai, Silvio, se il dottor
Falci riuscirà a ridarti la vista. Io vi
lascio.
- Lydia! Lydia! - chiamò il Borghi.
Ma ella era già uscita, tirando l'uscio a sé
con violenza.
Andò a buttarsi sul letto, morse
rabbiosamente il guanciale e ruppe dapprima
in singhiozzi irrefrenabili. Ceduta la prima
furia del pianto, rimase attonita e come
raccapricciata di fronte alla propria
coscienza. Le parve che tutto ciò che il
medico le aveva detto, con quel suo fare
freddo e mordace, da molto tempo lei lo
avesse detto a sé stessa, o meglio, che
qualcuno in lei lo avesse detto; e lei aveva
finto di non udire. Sì, sempre, sempre si
era ricordata del dottor Falci, e ogni qual
volta l'immagine di lui le si era affacciata
alla mente, come il fantasma d'un rimorso,
ella l'aveva respinta con una ingiuria:
«Ciarlatano!». Perché - come negarlo più,
ormai? - ella voleva, voleva proprio che il
suo Silvio rimanesse cieco La cecità di lui
era la condizione imprescindibile del suo
amore. Che se egli, domani, avesse
riacquistato la vista, bello com'era,
giovane, ricco, signore, perché avrebbe
sposato lei? Per gratitudine? Per pietà? Ah,
non per altro! E dunque, no, no! Seppure
egli avesse voluto; lei, no; come avrebbe
potuto accettare, lei che lo amava e non lo
voleva per altro? lei, che nella sventura di
lui vedeva la ragione del suo amore e quasi
la scusa, di fronte alla malignità altrui? E
si può dunque transigere così,
inavvertitamente, con la propria coscienza,
fino a commettere un delitto? fino a fondar
la propria felicità su la sciagura di un
altro? Ella, sì, veramente, non aveva allora
creduto che colui, quel suo nemico, potesse
fare il miracolo di ridar la vista al suo
Silvio; non lo credeva neanche adesso; ma
perché aveva taciuto? proprio perché non
aveva creduto di prestar fiducia a quel
medico; o non piuttosto perché il dubbio che
il medico aveva espresso e che sarebbe stato
per Silvio come una luce di speranza,
sarebbe stato invece per lei la morte, la
morte del suo amore, se poi si fosse
affermato? Per ora ella poteva credere che
il suo amore sarebbe bastato a compensar
quel cieco della vista perduta; credere che,
se pure egli, per un miracolo, avesse ora
riacquistato la vista, né questo bene sommo,
né tutti i piaceri che avrebbe potuto
pagarsi con la sua ricchezza, né l'amore
d'alcun'altra donna, avrebbero potuto
compensarlo della perdita dell'amore di lei.
Ma queste erano ragioni per sé, non per lui.
Se ella fosse andata a dirgli: «Silvio, tu
devi scegliere fra il bene della vista e il
mio amore», «E perché tu vuoi lasciarmi
cieco?», avrebbe egli certamente risposto.
Ma perché così soltanto, cioè a patto della
sciagura di lui, era possibile la sua
felicità.
Si levò in piedi improvvisamente, come per
un subita richiamo. Durava ancora la visita,
di là? Che diceva il medico? Che pensava
egli? Ebbe la tentazione di andare in punta
di piedi a origliare dietro quell'uscio
ch'ella stessa aveva chiuso; ma si
trattenne. Ecco: dietro l'uscio era rimasta.
Lei stessa, con le sue mani, se l'era
chiuso, per sempre. Ma poteva forse
accettare le velenose profferte di colui?
Era arrivato finanche a proporle di
rimandare la visita a dopo le nozze. - Se
ella avesse accettato... - No! No! Si
strinse tutta in sé, dal ribrezzo, dalla
nausea. Che mercato infame sarebbe stato! il
più laido degli inganni! E poi? Disprezzo, e
non più amore...
Sentì schiudere l'uscio; ebbe un sussulto;
corse istintivamente al corridojo per cui il
Falci doveva passare.
- Ho rimediato, signorina, alla sua
soverchia franchezza, - diss'egli
freddamente. - Io mi sono raffermato nella
mia diagnosi. Il marchese verrà domattina
nella mia clinica. Vada, vada intanto da lui
che la aspetta. A rivederla.
Come annientata, vuota, lo seguì con gli
occhi fino all'uscio, in fondo al corridojo;
poi udì la voce di Silvio che la chiamava,
di là: si sentì tutta rimescolare, ebbe come
una vertigine; fu per cadere; si recò le
mani al volto, per frenar le lagrime;
accorse.
Egli la attendeva, seduto, con le braccia
aperte; la strinse, forte, forte a sé,
gridando la sua felicità e che per lei
soltanto voleva riacquistar la vista, per
vedere la sua cara, la sua bella, la sua
dolce sposa.
- Piangi? Perché? Ma piango anch'io, vedi?
Ah che gioja! Ti vedrò... ti vedrò! Io
vedrò!
Era ogni parola per lei una morte; tanto che
egli, pur nella gioia, intese che il pianto
di lei non era come il suo e prese allora a
dirle che certo, oh! ma certo neanche lui in
un giorno come quello, avrebbe creduto alle
parole dei medico, e dunque, via, basta ora!
Che andava più pensando? Era giorno di
festa, quello! Via tutte le afflizioni! via
tutti i pensieri, tranne uno, questo: che la
sua felicità sarebbe stata intera, ormai,
perché egli avrebbe veduto la sua sposa. Ora
ella avrebbe avuto più agio, più tempo di
preparare il nido; e doveva esser bello,
come un sogno, questo nido, ch'egli avrebbe
veduto per prima cosa. Sì, prometteva che
sarebbe uscito con gli occhi bendati dalla
clinica, e che li avrebbe aperti lì, per la
prima volta, lì, nel suo nido.
- Parlami! Parlami! Non lasciar parlare me
solo!
- Ti stanchi?
- No... Chiedimi di nuovo: «Ti stanchi?» con
questa tua voce. Lasciamela baciare, qui, su
le tue labbra, questa tua voce...
- Sì...
- E parla, ora; dimmi come me lo prepari il
nido.
- Come?
- Sì, io non t'ho domandato nulla, finora.
Ma no, no voglio sapere nulla, neanche
adesso. Farai tu. Sarà per me uno stupore,
un incanto... Ma io non vedrò nulla,
dapprima te sola!
Ella, risolutamente, soffocò il pianto
disperato, s'ilarò tutta in volto, e lì,
inginocchiata innanzi a lui, con lui curvo
su lei, abbracciato, cominciò a parlargli
del suo amore quasi all'orecchio, con quella
sua voce più che mai dolce e maliosa. Ma
quand'egli, ebbro, la strinse e minacciò di
non lasciarla più, in quel momento, ella si
sciolse, si rizzò, fiera come d'una vittoria
di fronte a sé stessa. Ecco: avrebbe potuto,
anche ora, legarlo a sé indissolubilmente.
Ma no. Perché ella lo amava.
Tutto quel giorno, fino a tarda notte, lo
inebriò della sua voce, sicura, perché egli
era ancora nel bujo, là, suo nel bujo, in
cui già fiammeggiava la speranza, bella come
l'immagine ch'egli s'era finto di lei.
La mattina seguente volle accompagnarlo in
vettura fino alla clinica e, nel lasciarlo,
gli disse che si sarebbe messa subito subito
all'opera, come una rondine frettolosa.
- Vedrai!
Attese due giorni, in un'ansia terribile,
l'esito dell'operazione. Quando lo seppe
felice, attese ancora un po', nella casa
vuota; gliela preparò amorosamente, mandando
a dire a lui che, esultante, la voleva lì,
anche per un minuto che avesse pazienza
ancora per qualche giorno; non accorreva per
non agitarlo; il medico non permetteva...
- Sì? - Ebbene, allora sarebbe venuta...
Raccolse le sue robe, e il
giorno prima che egli lasciasse la casa di
salute, se ne partì ignorata, per rimanere
almeno nella memoria di lui una voce,
ch'egli forse, uscito ora da suo bujo,
avrebbe cercata su molte labbra, invano.