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NOVELLE PER UN ANNO - 1923 - "LA MOSCA"
Pubblicata nel 1923, la raccolta La mosca costituisce il quinto volume delle
Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1901 ed il 1922. |
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5. La Madonnina (1913)
«Corriere della Sera», 7 agosto
1913.
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Una scatola di giocattoli, di quelle
con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato
sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la Chiesina
col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano
al Bambino Gesú, e che il Bambino Gesú si fosse divertito a costruire al padre
beneficiale Fiorìca quella sua parrocchietta così; la Chiesina modesta, dedicata
a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da
tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano
indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole; il
giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli
aranci e i limoni; poi, tutt'intorno, le casette umili dei suoi parrocchiani,
divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a
gronda; e tanti conigli che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e
gallinelle ingorde e rissose e pacchetti sempre un po' angustiati, si sa, e
quasi irritati dalla soverchia grassezza.
In un mondo così fatto, poteva mai figurarsi il padre beneficiale Fiorìca che il
diavolo vi potesse entrare da qualche parte?
E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il
desiderio, di soppiatto e facilissimamente, sicuro d'essere scambiato per un
buon uomo o una buona donna, o anche spesso per un innocuo oggetto qualsiasi.
Anzi si può dire che il padre beneficiale Fiorìca stava tutto il santo giorno in
compagnia del diavolo, e non se n'accorgeva. Non se ne poteva accorgere anche
perché, bisogna aggiungere, neppure il diavolo con lui sapeva esser cattivo: si
spassava soltanto a farlo cadere in piccole tentazioni che, al piú al piú,
scoperte, non gli cagionavano altro danno che un po' di beffe da parte dei suoi
fedeli parrocchiani e dei colleghi e superiori. |
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Una volta, per dirne una, questo maledettissimo diavolo indusse una vecchia dama
della parrocchia, andata a Roma per le feste giubilari, a portare di là al padre
beneficiale Fiorìca una bella tabacchiera d'osso con l'immagine del Santo Padre
dipinta a smalto sul coperchio. Ebbene, si crederebbe? Vi s'allogò dentro, non
ostante la custodia di quell'immagine, e per piú d'un mese, ai vespri, mentre il
padre beneficiale Fiorìca faceva alla buona un sermoncino ai divoti prima della
benedizione, di là dentro la tabacchiera si mise a tentarlo:
– Su, un pizzichetto, su! Facciamola vedere la bella tabacchiera... Per
soddisfazione della dama che te l'ha regalata e che sta a guardarti... Un
pizzichetto!
E dàlli, e dàlli, con tanta insistenza, che alla fine il padre beneficiale
Fiorìca, il quale non aveva mai preso tabacco e aveva cominciato a prenderlo
molto timidamente dal giorno che aveva avuto quel regalo, ecco che doveva cedere
a cavar di tasca la tabacchiera e il grosso fazzoletto di cotone a fiorami.
Conseguenza: il sermoncino interrotto da un infilata di almeno quaranta sternuti
e arrabbiate e strepitose soffiate di naso, che facevano ridere tutta la
Chiesina.
Ma la peggio di tutte fu quando questo diavolo maledetto s'insinuò nel cuore
d'una certa Marastella, che era una poverina svanita di cervello, bambina di
trent'anni, bellissima e cara a tutto il vicinato che rideva dell'inverosimile
credulità di lei tutta sempre sospesa a una perpetua ansiosa maraviglia.
S'insinuò, dunque, nel cuore di questa Marastella e la fece innamorare coram
populo del padre beneficiale Fiorìca che aveva già circa sessant'anni e i
capelli bianchi come la neve.
La poverina, vedendolo in chiesa, o sull'altare durante l'ufficio divino, o sul
pulpito durante la predica, non rifiniva piú d'esclamare, piangendo a goccioloni
grossi così dalla tenerezza e picchiandosi il petto con tutte e due le mani:
– Ah Maria, com'è bello! Bocca di miele! Occhi di sole! Cuore mio, come parla e
come guarda!
Sarebbe stato uno scandalo, se tutti, conoscendo la santa illibatezza del padre
beneficiale e l'innocenza della povera scema, non ne avessero riso.
Ma un giorno Marastella, vedendo uscire il padre beneficiale dalla chiesa,
s'inginocchiò in mezzo alla piazzetta, e, presagli una mano, cominciò a
baciargliela perdutamente e poi a passarsela sui capelli, su tutta la faccia,
fin sotto la gola, gemendo:
– Ah padre mio, mi levi questo fuoco, per carità! per carità, mi levi questo
fuoco!
Il povero padre Fiorìca, smarrito, sbalordito, chino sulla poverina, senza
nemmeno tentare di ritirar la mano, le chiedeva:
– Che fuoco, Marastella, che fuoco, figliuola mia?
E forse non avrebbe ancora capito, se da tutte le casette attorno non fossero
accorse le vicine a strappar da terra la scema con parole e atti così chiari,
che il padre Fiorìca, sbiancato, trasecolato, tremante, se n'era fuggito,
facendosi la croce a due mani.
Questa volta sì, il diavolo s'era troppo scoperto. Riconobbero tutti l'opera sua
in quella pazzia di Marastella. E allora egli ne pensò un'altra, che doveva
costare al padre beneficiale il piú gran dolore della sua vita.
La perdita di Guiduccio. State a sentire.
Guiduccio era un ragazzo di nove anni, unico figliuolo maschio della piú
cospicua famiglia della parrocchia: la famiglia Greli.
Il padre beneficiale Fiorìca aveva in cuore da anni la spina di questa famiglia
che si teneva lontana dalla santa chiesa, non già perché fosse veramente nemica
della fede, ma perché lei, la chiesa, a giudizio del signor Greli (ch'era stato
garibaldino, carabiniere genovese nella campagna del 1860 e ferito a un braccio
nella battaglia di Milazzo) lei, la chiesa, s'ostinava a rimanere nemica della
patria; ragion per cui un patriota come il signor Greli credeva di non potervi
metter piede.
Ora, di politica il padre beneficiale Fiorìca non s'era impicciato mai e non
riusciva perciò a capacitarsi come l'amor di patria potesse esser cagione che la
mamma e le sorelle maggiori di Guiduccio e Guiduccio stesso non venissero in
chiesa almeno la domenica e le feste principali per la santa messa. Non diceva
confessarsi; non diceva comunicarsi. La santa messa almeno, la domenica, Dio
benedetto! E, tentato al solito dal diavolaccio che gli andava sempre avanti e
dietro come l'ombra del suo stesso corpo, cercava d'entrar nelle grazie del
signor Greli.
– Eccolo là che passa! Non fingere di non vederlo. Salutalo, salutalo tu per
primo: un bell'inchino, con dignitosa umiltà!
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Il padre Fiorìca ubbidiva subito al suggerimento del diavolo; s'inchinava
sorridente; ma il signor Greli, accigliato, rispondeva appena appena, con brusca
durezza, a quell'inchino e a quel sorriso. E il diavolo, si sa, ne gongolava.
Ora, un pomeriggio d'estate, vigilia d'una festa solenne, il diavolo, sapendo
che il signor Greli s'era ritirato a casa molto stanco del lavoro della
mattinata e s'era messo a letto per ristorar le forze con qualche oretta di
sonno, che fece? salì non visto con alcuni monellacci al campanile della
Chiesina di San Pietro e lì dàlli a sonare, dàlli a sonare tutte le campane, con
una furia così dispettosa, che il signor Greli, il quale era d'indole focosa e
facilmente si lasciava prendere dall'ira, a un certo punto, non potendone piú,
saltò giú dal letto e, così come si trovava, in maniche di camicia e mutande,
corse su in terrazza armato di fucile e – sissignori – commise il sacrilegio di
sparare contro le sante campane della chiesa.
Colpì, delle tre, quella di destra, la piú squillante: occhio d'antico
carabiniere genovese! Ma povera campanella! Sembrò una cagnolina che, colta a
tradimento da un sasso, mentre faceva rumorosamente le feste al padrone,
cangiasse d'un tratto l'abbajo festoso in acuti guaiti. Tutti i parrocchiani,
raccolti per la festa davanti alla chiesa, si levarono in tumulto, furibondi,
contro il sacrilego. E fu vera grazia di Dio, se al padre beneficiale Fiorìca,
accorso tutto sconvolto e coi paramenti sacri ancora in dosso, riuscì d'impedire
con la sua autorità che la violenza dei suoi fedeli indignati prorompesse e
s'abbattesse sulla casa del Greli. Li arrestò a tempo, li placò, rendendosi
mallevadore che il signor Greli avrebbe donato una campana nuova alla chiesa e
che un'altra e piú solenne festa si sarebbe fatta per il battesimo di essa.
Allora, per la prima volta, Guiduccio Greli entrò nella Chiesina di San Pietro.
Veramente il padre beneficiale Fiorìca avrebbe desiderato che madrina della
campana fosse la signora Greli, o almeno una delle figliuole, la maggiore che
aveva circa diciott'anni. Rimase però grato poi, in cuor suo, al signor Greli di
non aver voluto condiscendere a quel suo desiderio, vedendo il miracolo che il
battesimo della campana operò nell'anima di quel fanciullo.
Fu forse per l'esaltazione della festa, o forse per la simpatia che gli
testimoniarono tutti i fedeli della parrocchia; o piuttosto la voce ch'egli per
primo trasse da quella campana benedetta, salito su in cima al campanile, nel
luminoso azzurro del cielo. Il fatto è che da quel giorno in poi la voce di
quella campana lo chiamò ogni mattina alla chiesa, per la prima messa. Di
nascosto, udendo quella voce, balzava dal letto e correva in cerca della vecchia
serva di casa perché lo conducesse con sé.
– E se papà non volesse? – gli diceva la serva.
Ma Guiduccio insisteva, scosso da un brivido a ogni rintocco della campana che
seguitava a chiamar sommessa nella notte. E per l'angusta viuzza, ancora invasa
dalle tenebre notturne, abbrividendo, si stringeva alla vecchia serva e,
arrivato alla piazzetta della chiesa, alzava gli occhi al campanile, e allo
sgomento misterioso che gliene veniva, non meno misterioso rispondeva il
conforto che, appena entrato nella chiesa, gli veniva dai ceri placidi accesi
sull'altare, nella frescura dell'ombra solenne insaporata d'incenso.
La prima volta che il padre beneficiale Fiorìca, voltandosi dall'altare verso i
fedeli, se lo vide davanti inginocchiato dinanzi alla balaustrata, con gli
occhioni, tra i riccioli castani, ancora imbambolati, spalancati e lucenti quasi
di follia divina, si sentì fendere le reni da un lungo brivido di tenerezza e
dovette far violenza a se stesso per resistere alla tentazione di scendere
dall'altare a carezzare quel volto d'angelo e quelle manine congiunte.
Finita la messa, fece segno alla vecchia di condurre il bimbo in sagrestia; e lì
se lo prese in braccio, lo baciò in fronte e sui capelli gli mostrò a uno a uno
tutti gli arredi e i paramenti sacri, le pianete coi ricami e le brusche d'oro e
i càmici e le stole, le mitrie, i manipoli, tutti odorosi d'incenso e di cera:
lo persuase poi dolcemente a confessare alla mamma d'esser venuto in chiesa,
quella mattina, per il richiamo della sua campana santa, e a pregarla che gli
concedesse di ritornarci. Infine lo invitò – sempre col permesso della mamma –
alla canonica, a vedere i fiori nel giardinetto, le vignette colorate dei libri
e i santini, e a sentire qualche suo raccontino.
Guiduccio andò ogni giorno alla canonica, avido dei racconti della storia sacra.
E il padre beneficiale Fiorìca, vedendosi davanti spalancati e intenti quegli
occhioni fervidi nel visetto pallido e ardito, tremava di commozione per la
grazia che Dio gli concedeva di bearsi di quel meraviglioso fiorire della fede
in quella candida anima infantile; e quando, sul piú bello di quei racconti,
Guiduccio, non riuscendo piú a contenere l'interna esaltazione, gli buttava le
braccia al collo e gli si stringeva al petto, fremente, ne provava tale gaudio e
insieme tale sgomento, che si sentiva quasi schiantar l'anima, e piangendo e
premendo le mani sulle terga del bimbo, esclamava:
– Oh figlio mio! E che vorrà Dio da te?
Ma sì! Il diavolo stava intanto in agguato dietro il seggiolone su cui il padre
beneficiale Fiorìca sedeva con Guiduccio sulle ginocchia; e il padre beneficiale
Fiorìca, al solito, non se n'accorgeva.
Avrebbe potuto notare, santo Dio, una cert'ombra che di tratto in tratto passava
sul volto del fanciullo e gli faceva corrugare un po' le ciglia. Quell'ombra,
quel corrugamento di ciglia erano provocati dalla bonaria indulgenza con cui
egli velava e assolveva certi fatti della storia sacra; bonaria indulgenza che
turbava profondamente l'anima risentita del fanciullo già forse messa in
diffidenza a casa e fors'anche derisa dal padre e dalle sorelle.
Ed ecco allora in che modo il diavolo trasse partito da questi e tant'altri
piccoli segni che sfuggivano all'accorgimento del padre Fiorìca.
Nel mese di maggio, dedicato alla Vergine, nella chiesetta di San Pietro, dopo
la predica e la recita del rosario, dopo impartita la benedizione e cantate a
coro al suono dell'organo le canzoncine in lode di Maria, si faceva il sorteggio
tra i divoti d'una Madonnina di cera custodita in una campana di cristallo.
Donne e fanciulli, cantando le canzoncine in ginocchio, tenevano fissi gli occhi
a quella Madonnina sull'altare, tra i ceri accesi e le rose offerte in gran
profusione; e ciascuno desiderava ardentemente che quella Madonnina gli toccasse
in sorte. Tuttavia, non poche donne, ammirando il fervore con cui Guiduccio
pregava davanti a tutti, avrebbero voluto che la Madonnina, anziché a qualcuna
di loro, sortisse a lui. E piú di tutti, naturalmente, lo desiderava il padre
beneficiale Fiorìca
Le polizzine della riffa costavano un soldo l'una. Il sagrestano aveva
l'incarico della vendita durante la settimana, e su ogni polizzino segnava il
nome dell'acquirente. Tutte le polizzine poi, la domenica, erano raccolte
arrotolate in un'urna di cristallo; il padre beneficiale Fiorìca vi affondava
una mano, rimestava un po' tra il silenzio ansioso di tutti i fedeli
inginocchiati, ne estraeva una, la mostrava, la svolgeva e, attraverso le lenti
insellate sulla punta del naso, ne leggeva il nome. La Madonnina era condotta in
processione tra canti e suoni di tamburi alla casa del sorteggiato.
S'immaginava il padre Fiorìca l'esultanza di Guiduccio, se dall'urna fosse
sortito il suo nome, e vedendolo lì davanti all'altare inginocchiato, rimestando
nell'urna avrebbe voluto che per un miracolo le sue dita indovinassero la
polizzina che ne conteneva il nome. E quasi quasi era scontento della generosità
del fanciullo, il quale, potendo prendere dieci polizze con la mezza lira che
ogni domenica gli dava la mamma, si contentava d'una sola per non avere alcun
vantaggio sugli altri ragazzi, a cui anzi lui stesso con gli altri nove soldi
comperava le polizzine.
E chi sa che quella Madonnina, entrando con tanta festa in casa Greli, non
avesse poi il potere di conciliare con la chiesa tutta la famiglia!
Così il diavolo tentava il padre beneficiale Fiorìca. Ma fece anche di piú.
Quando fu l'ultima domenica, venuto il momento solenne del sorteggio, appena lo
vide salire all'altare ove accanto all'urna di cristallo stava la Madonnina di
cera, zitto zitto gli si mise dietro le spalle e, sissignori, gli suggerì di
leggere nella polizzino estratta il nome di Guiduccio Greli. Allo scoppio
d'esultanza di tutti i divoti, Guiduccio però, diventato in prima di bragia, si
fece subito dopo pallido pallido, aggrottò le ciglia sugli occhioni intorbidati,
cominciò a tremar tutto convulso, nascose il volto tra le braccia e, guizzando
per divincolarsi dalla ressa delle donne che volevano baciarlo per
congratularsi, scappò via dalla chiesa, via, via, e rifugiandosi in casa, si
buttò tra le braccia della madre e proruppe in un pianto frenetico. Poco dopo,
udendo per la viuzza il rullo del tamburo e il coro dei divoti che gli portavano
in casa la Madonnina, cominciò a pestare i piedi, a contorcersi tra le braccia
della madre e delle sorelle e a gridare:
– Non è vero! Non è vero! Non la voglio! Mandatela via! Non è vero! Non la
voglio!
Era accaduto questo: che dei dieci soldi che la mamma gli dava ogni domenica,
nove Guiduccio li aveva già dati al solito ai ragazzi poveri della parrocchia
perché fossero iscritti anche loro al sorteggio; nel recarsi alla sagrestia con
l'ultimo soldino rimastogli per sé, era stato avvicinato da un ragazzetto tutto
arruffato e scalzo, il quale, da tre settimane ammalato, non aveva potuto
prender parte alla festa e al sorteggio delle Madonnine precedenti, e vedendo
ora Guiduccio con quell'ultimo soldino in mano, gli aveva chiesto se non era per
lui. E Guiduccio gliel'aveva dato.
Troppe volte il signor Greli in casa, scherzando, aveva ammonito il figlio:
– Bada, Duccio! Ti vedo con la chierica! Duccio, bada: quel tuo prete ti vuole
accalappiare!
E difatti, perché a lui quella Madonnina, se nessuna polizza recava il suo nome,
quell'ultima domenica?
La signora Greli, per far cessare l'orgasmo del figlio, ordinò che subito la
Madonnina fosse rimandata indietro, alla chiesa; e d'allora in poi il padre
beneficiale Fiorìca non vide piú Guiduccio Greli.
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