Novelle per un anno - 1922 - La vita nuda
15. Distrazione
Nero tra il baglior polverulento d'un sole d'agosto che non
dava respiro, un carro funebre di terza classe si fermò
davanti al portone accostato d'una casa nuova d'una delle
tante vie nuove di Roma, nel quartiere dei Prati di
Castello. Potevano esser le tre del pomeriggio.
Tutte quelle case nuove, per la maggior parte non ancora
abitate, pareva guardassero coi vani delle finestre
sguarnite quel carro nero.
Fatte da così poco apposta per accogliere la vita, invece
della vita - ecco qua - la morte vedevano, che veniva a far
preda giusto lì.
Prima della vita, la morte.
E se n'era venuto lentamente, a passo, quel carro. Il
cocchiere, che cascava a pezzi dal sonno, con la tuba
spelacchiata, buttata a sghembo sul naso, e un piede sul
parafango davanti, al primo portone che gli era parso
accostato in segno di lutto, aveva dato una stratta alle
briglie, l'arresto al manubrio della martinicca, e s'era
sdrajato a dormire più comodamente su la cassetta.
Dalla porta dell'unica bottega della via s'affacciò,
scostando la tenda di traliccio, unta e sgualcita, un
omaccio spettorato, sudato, sanguigno, con le maniche della
camicia rimboccate su le braccia pelose.
- Ps!- chiamò, rivolto al cocchiere. - Ahò! Più là...
Il cocchiere reclinò il capo per guardar di sotto la falda
della tuba posata sul naso; allentò il freno; scosse le
briglie sul dorso dei cavalli e passò avanti alla drogheria,
senza dir nulla.
Qua o là, per lui, era lo stesso.
E davanti al portone, anch'esso accostato della casa più in
là, si fermò e riprese a dormire.
- Somaro! - borbottò il droghiere, scrollando le spalle. -
Non s'accorge che tutti i portoni a quest'ora sono
accostati. Dev'essere nuovo del mestiere.
Così era veramente. E non gli piaceva per nientissimo
affatto, quel mestiere, a Scalabrino. Ma aveva fatto il
portinajo, e aveva litigato prima con tutti gl'inquilini e
poi col padron di casa; il sagrestano a San Rocco, e aveva
litigato col parroco; s'era messo per vetturino di piazza e
aveva litigato con tutti i padroni di rimessa, fino a tre
giorni fa. Ora, non trovando di meglio in quella
stagionaccia morta, s'era allogato in una Impresa di pompe
funebri. Avrebbe litigato pure con questa - lo sapeva sicuro
- perché le cose storte, lui, non le poteva soffrire. E poi
era disgraziato, ecco. Bastava vederlo. Le spalle in capo;
gli occhi a sportello; la faccia gialla, come di cera, e il
naso rosso. Perché rosso, il naso? Perché tutti lo
prendessero per ubriacone; quando lui neppure lo sapeva che
sapore avesse il vino.
- Puh!
Ne aveva fino alla gola, di quella vitaccia porca. E un
giorno o l'altro, l'ultima litigata per bene l'avrebbe fatta
con l'acqua del fiume, e buona notte.
Per ora là, mangiato dalle mosche e dalla noja, sotto la
vampa cocente del sole, ad aspettar quel primo carico. Il
morto.
O non gli sbucò, dopo una buona mezz'ora, da un altro
portone in fondo, dall'altro lato della via?
- Te possino... (al morto) - esclamò tra i denti, accorrendo
col carro, mentre i becchini, ansimanti sotto il peso d'una
misera bara vestita di mussolo nero, filettata agli orli di
fettuccia bianca, sacravano e protestavano:
- Te possino... (a lui) - Te pij n'accidente - 0 ch'er
nummero der portone non te l'aveveno dato?
Scalabrino fece la voltata senza fiatare; aspettò che quelli
aprissero lo sportello e introducessero il carico nel carro.
- Tira via!
E si mosse, lentamente, a passo, com'era venuto: ancora col
piede alzato sul parafango davanti e la tuba sul naso.
Il carro, nudo. Non un nastro, non un fiore.
Dietro, una sola accompagnatrice.
Andava costei con un velo nero trapunto, da messa, calato
sul volto; indossava una veste scura, di mussolo rasato, a
fiorellini gialli, e un ombrellino chiaro aveva, sgargiante
sotto il sole, aperto e appoggiato su la spalla.
Accompagnava il morto, ma si riparava dal sole con
l'ombrellino. E teneva il capo basso, quasi più per vergogna
che per afflizione.
- Buon passeggio, ah Rosi'! - le gridò dietro il droghiere
scamiciato, che s'era fatto di nuovo alla porta della
bottega. E accompagnò il saluto con un riso sguajato,
scrollando il capo.
L'accompagnatrice si voltò a guardarlo attraverso il velo;
alzò la mano col mezzo guanto di filo per fargli un cenno di
saluto, poi l'abbassò per riprendersi di dietro la veste, e
mostrò le scarpe scalcagnate. Aveva però i mezzi guanti di
filo e l'ombrellino, lei.
- Povero sor Bernardo, come un cane, - disse forte qualcuno
dalla finestra d'una casa.
Il droghiere guardò in su, seguitando a scrollare il capo.
- Un professore, con la sola servaccia dietro... - gridò
un'altra voce, di vecchia, da un'altra finestra.
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Nel sole, quelle voci dall'alto sonavano nel silenzio
della strada deserta, strane.
Prima di svoltare, Scalabrino pensò di proporre
all'accompagnatrice di pigliare a nolo una vettura per
far più presto, già che nessun cane era venuto a far
coda a quel mortorio.
- Con questo sole... a quest'ora...
Rosina scosse il capo sotto il velo. Aveva fatto
giuramento, lei, che avrebbe accompagnato a piedi il
padrone fino all'imboccatura di via San Lorenzo.
- Ma che ti vede il padrone?
Niente! Giuramento. La vettura, se mai, l'avrebbe presa,
lassù, fino a Campoverano.
- E se te la pago io? - insistette Scalabrino.
Niente. Giuramento.
Scalabrino masticò sotto la tuba un'altra imprecazione e
seguitò a passo, prima per il ponte Cavour, poi per Via
Tomacelli e per Via Condotti e per Piazza di Spagna e
Via Due Macelli e Capo le Case e Via Sistina.
Fin qui, tanto o quanto, si tenne su, sveglio, per
scansare le altre vetture, i tram elettrici e le
automobili, considerando che a quel mortorio lì nessuno
avrebbe fatto largo e portato rispetto.
Ma quando, attraversata sempre a passo Piazza Barberini,
imboccò l'erta via di San Niccolò da Tolentino, rialzò
il piede sul parafango, si calò di nuovo la tuba sul
naso e si riaccomodò a dormire.
I cavalli, tanto, sapevano la via.
I rari passanti si fermavano e si voltavano a mirare,
tra stupiti e indignati. Il sonno del cocchiere su la
cassetta e il sonno del morto dentro il carro: freddo e
nel bujo, quello del morto; caldo e nel sole, quello del
cocchiere; e poi quell'unica accompagnatrice con
l'ombrellino chiaro e il velo nero abbassato sul volto:
tutto l'insieme di quel mortorio, insomma, così zitto
zitto e solo solo, a quell'ora, bruciata, faceva proprio
cader le braccia.
Non era il modo, quello, d'andarsene all'altro mondo!
Scelti male il giorno, l'ora, la stagione. Pareva che
quel morto lì avesse sdegnato di dare alla morte una
conveniente serietà. Irritava. Quasi quasi aveva ragione
il cocchiere che se la dormiva.
E così avesse seguitato a dormire Scalabrino fino al
principio di Via San Lorenzo! Ma i cavalli, appena
superata l'erta, svoltando per Via Volturno, pensarono
bene d'avanzare un po' il passo; e Scalabrino si destò.
Ora, destarsi, veder fermo sul marciapiedi a sinistra un
signore allampanato, barbuto, con grossi occhiali neri,
stremenzito in un abito grigio, sorcigno, e sentirsi
arrivare in faccia, su la tuba, un grosso involto, fu
tutt'uno!
Prima che Scalabrino avesse tempo di riaversi, quel
signore s'era buttato innanzi ai cavalli, li aveva
fermati e, avventando gesti minacciosi, quasi volesse
scagliar le mani, non avendo più altro da scagliare,
urlava, sbraitava:
- A me? a me? mascalzone! canaglia! manigoldo! a un
padre di famiglia? a un padre di otto figliuoli?
manigoldo! farabutto!
Tutta la gente che si trovava a passare per via e tutti
i bottegai e gli avventori s'affollarono di corsa
attorno al carro e tutti gl'inquilini delle case vicine
s'affacciarono alle finestre, e altri curiosi accorsero,
al clamore, dalle prossime vie, i quali, non riuscendo a
sapere che cosa fosse accaduto, smaniavano, accostandosi
a questo e a quello, e si drizzavano su la punta dei
piedi.
- Ma che è stato?
- Uhm... pare che... dice che... non so!
- Ma c'è il morto?
- Dove?
- Nel carro, c'è?
- Uhm!... Chi è morto?
- Gli pigliano la contravvenzione!
- Al morto?
- Al cocchiere...
- E perché?
- Mah!... pare che... dice che...
Il signore grigio allampanato seguitava intanto a
sbraitare presso la vetrata d'un caffè, dove lo avevano
trascinato; reclamava l'involto scagliato contro il
cocchiere; ma non s'arrivava ancora a comprendere perché
glielo avesse scagliato. Sul carro, il cocchiere
cadaverico, con gli occhi miopi strizzati, si rimetteva
in sesto la tuba e rispondeva alla guardia di città che,
tra la calca e lo schiamazzo, prendeva appunti su un
taccuino.
Alla fine il carro si mosse tra la folla che gli fece
largo, vociando; ma, come apparve di nuovo, sotto
l'ombrellino chiaro, col velo nero abbassato sul volto,
quell'unica accompagnatrice- silenzio. Solo qualche
monellaccio fischiò.
Che era insomma accaduto?
Niente. Una piccola distrazione. Vetturino di piazza
fino a tre giorni fa, Scalabrino, stordito dal sole,
svegliato di soprassalto, s'era scordato di trovarsi su
un carro funebre: gli era parso d'essere ancora su la
cassetta d'una botticella e, avvezzo com'era ormai da
tanti anni a invitar la gente per via a servirsi del suo
legno, vedendosi guardato da quel signore sorcigno fermo
lì sul marciapiede, gli aveva fatto segno col dito, se
voleva montare.
E quel signore, per un piccolo segno, tutto quel
baccano...
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